Io e gli altri – 7

PARTE SECONDA – METODI E FORME

Così come per i temi e i contenuti, anche il metodo seguito nel corso dei vari esperimenti non si dà una volta per tutte e, soprattutto, non si dà a priori.
Solo nuotando si impara a nuotare e si affinano le tecniche. Certo, prima di gettarsi in acqua c’è già da qualche parte lo schema del nuoto – ma è solo l’unificazione di quello scheletro con il corpo dell’azione a generare il corretto movimento. E d’altra parte prima che nascesse la teoria del nuoto, occorreva che qualcuno nuotasse o che vi fosse un bisogno pratico di nuotare e di fissare delle regole. Non solo: lo schema può essere modificato strada facendo, così come, inevitabilmente, il corpo cercherà di adeguarsi alla tecnica. Ma sarà un corpo cangiante che interagirà con uno schema cangiante – non l’esecuzione pedissequa di un compito imposto dall’esterno. Cioè, solo la loro fusione consentirà un movimento libero, che dia l’impressione dell’autoplasmazione.
Non è un caso che io abbia parlato di “impressione”: occorre a tal proposito rivolgersi un momento ad uno dei massimi pedagoghi-filosofi di tutti i tempi, quel Jean-Jacques Rousseau le cui idee sulla paideia costituiranno un’introduzione utile al fronte metodologico dei nostri esperimenti.

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