Bellissimi e hitleriani

Fascista/antifascista. Semplice. Uno di qua, l’altro di là, linea gotica a separare.
La Costituzione è antifascista. Semplice e chiaro. Ed è fondata sul lavoro – ovvero sull’attività materiale e spirituale che realizza ciò che è essenziale per gli umani. Anche questo è semplice. La Costituzione repubblicana si fonda quindi sul diritto universale al lavoro e alla realizzazione di sé, sia individuale che collettiva.
Qui le cose, però, cominciano a complicarsi. Perché ci sono di mezzo le relazioni sociali, le diseguaglianze, le ingiustizie, la “costituzione reale”, il mondo al di là della carta e dei principi.
Il lavoro – quello costituzionalmente garantito – non lo è più, perché si monetizza, si mercifica, si flessibilizza e precarizza, diventa quasi evanescente. Lavoro precario = vita precaria. Dovrebbe essere semplice, invece è complesso, e la Costituzione non copre più questa realtà del lavoro.
Ecco dunque che una parte crescente del mondo del lavoro – umiliato, precarizzato, compresso per decenni (almeno dalla sconfitta della Fiat nel 1980), impoverito anche quando il lavoro ce l’ha – non ci sta più.
Durante il momento più duro della pandemia molti di questi lavoratori hanno continuato a lavorare per sostenere il paese, con un più alto rischio di contagio rispetto a chi se ne stava a casa.
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