Bolla filosofica

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Loop, meme, slogan, ritornelli: si può riassumere così l’essenza comunicativa di questi ormai 20 mesi di pandemia.
Ne ho avuto una rappresentazione plastica poco fa in TV in un collegamento tra uno studio televisivo e una piazza contro il green pass: gli intervistati snocciolavano frasi sentite mille volte, spesso superficiali e prive di argomentazione, mentre dall’altra parte, gli opinionisti, giornalisti (e tuttologi) in studio rispondevano allo stesso identico modo: per slogan e ritornelli copiati pari pari dai comunicatori ufficiali della comunità scientifica (e, di riflesso, politica). Tutti in loop, su binari paralleli.
Certo, i paternalisti laureati (in verità piuttosto irritati) dall’alto del loro scranno ricordavano ai poveri ignoranti del popolo a ogni piè sospinto che sono i dati a dirci X e Y (ma anche questo è un meme o uno slogan, se vogliamo), omettendo però di dire che gli stessi dati non sono una fede, e che potrebbero a loro volta smentirci domani o dopodomani. Ma, si sa, negli scontri all’ultimo sangue la cautela e le argomentazioni fanno difetto.
Il vero è il divenire di se stesso – diceva Hegel.
Forse anche questo è un meme – e magari anche tutto quello che ho detto fin qui.
Solo per ricordare (innanzitutto a me stesso) che è sempre il caso di andare alle spalle di quel che diciamo, pensiamo, ripetiamo, sosteniamo (spesso in loop), e di guardarlo un po’ più di sbieco: come si costruisce ciò che riempie le nostre menti e bocche? E come si decostruisce?
Dopotutto siamo dentro la più grande bolla filosofica di sempre.