Bolla filosofica

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Loop, meme, slogan, ritornelli: si può riassumere così l’essenza comunicativa di questi ormai 20 mesi di pandemia.
Ne ho avuto una rappresentazione plastica poco fa in TV in un collegamento tra uno studio televisivo e una piazza contro il green pass: gli intervistati snocciolavano frasi sentite mille volte, spesso superficiali e prive di argomentazione, mentre dall’altra parte, gli opinionisti, giornalisti (e tuttologi) in studio rispondevano allo stesso identico modo: per slogan e ritornelli copiati pari pari dai comunicatori ufficiali della comunità scientifica (e, di riflesso, politica). Tutti in loop, su binari paralleli.
Certo, i paternalisti laureati (in verità piuttosto irritati) dall’alto del loro scranno ricordavano ai poveri ignoranti del popolo a ogni piè sospinto che sono i dati a dirci X e Y (ma anche questo è un meme o uno slogan, se vogliamo), omettendo però di dire che gli stessi dati non sono una fede, e che potrebbero a loro volta smentirci domani o dopodomani. Ma, si sa, negli scontri all’ultimo sangue la cautela e le argomentazioni fanno difetto.
Il vero è il divenire di se stesso – diceva Hegel.
Forse anche questo è un meme – e magari anche tutto quello che ho detto fin qui.
Solo per ricordare (innanzitutto a me stesso) che è sempre il caso di andare alle spalle di quel che diciamo, pensiamo, ripetiamo, sosteniamo (spesso in loop), e di guardarlo un po’ più di sbieco: come si costruisce ciò che riempie le nostre menti e bocche? E come si decostruisce?
Dopotutto siamo dentro la più grande bolla filosofica di sempre.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

5 pensieri riguardo “Bolla filosofica”

  1. “i poveri ignoranti del popolo”
    Sommessamente vorrei osservare che, poveri o ignoranti che siano (potrei non condividere gli aggettivi) “il popolo” qui evocato è soltanto una piccola parte del popolo. Difficile credere o accettare che quella piccola parte rappresenti il popolo. Il popolo è molto di più, circa il 90/95 per cento della popolazione, una parte molto consistente che ad esempio si è vaccinata e per la quale alcune questioni non sono un problema e che accetta la razionalità scientifica. Dico soltanto che quella piccola parte che si autoproclama “il popolo”, come spesso si sente gridare nelle piazze, semplicemente non è “il popolo” e nemmeno lo rappresenta.
    Se quella piccola parte del popolo può manifestare il proprio dissenso, è proprio perché siamo in democrazia; ma sarebbe quantomeno curioso che una piccola minoranza del popolo si prefigga di, o intenda imporre il proprio credo alla maggioranza del popolo. Questo ha davvero poco a che fare con la democrazia, e in effetti la dittatura di una minoranza viene definita dispotismo.

  2. Questo perché tu presumi nel 90% (di cui sono parte anche io) una omologazione che non esiste affatto, soprattutto nel suo rapporto con la razionalità scientifica. Tra l’altro, di che ha paura questa enorme maggioranza?
    Sulla tirannide ti consiglierei un ripasso delle pagine di Mill. Le oligarchie stanno da ben altra parte…

  3. Non presumo niente, le motivazioni di ogni individuo (pro-vax o pro-covid) possono essere diverse e variabili. Soltanto mi sembra che sostenere un movimento popolare che ha come principale collante l’opposizione al GP, si finisce per appiattirsi un tantino su delle istanze non troppo limpide. Non ho la fera di cristallo, ma è probabile che una piazza così eterogenea, fra qualche mese si sfalderà e l’unico risultato ottenuto sarà di aver distratto l’attenzione dai problemi importanti. Un bel movimento di distrazione di massa, insomma, detto a chiare lettere.

  4. Gli è che quel maledetto GP, che poteva essere gestito in modo razionale e non militare, è diventato il catalizzatore di tutti (o di molti) dei disagi, non prodotti, ma amplificati dalla pandemia. Probabile che poi, come già in passato altri movimenti simili, deraglierà, ma avrà solo fatto un favore alla vera oligarchia oggi in campo, che se non l’ha suscitato certo lo sta usando come una leva che lascerà segni irreversibili a livello istituzionale. E nel contempo un altro livello di rancore si sarà depositato nella sentina sociale.
    In ogni caso, niente di buono all’orizzonte, e sì, su questo concordo con te, molte energie distratte e sprecate.

  5. può darsi che alcune cose capitino per caso e poi qualcuno ne colga l’opportunità, come a dire “gettiamo un bell’osso ai cani, così mentre s’azzuffano e mettono in scena lo spettacolo, tutti guardano quello e intanto noi ci mangiamo la ciccia” – magari la ciccia se la sarebbero pappata in ogni caso, neh, ma così sarà stato più facile.

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