Ragion scientifica

Il 7 dicembre è stato riascoltato in Commissione Affari costituzionali Marco Cosentino, ricercatore in farmacologia e tossicologia presso l’Università dell’Insubria. Ovviamente il suo intervento e le tesi esposte sono opinabili (ma di sicuro lo è molto di più la propaganda cui assistiamo da 2 anni), però ci ricorda alcuni “fondamentali” su cui dovrebbe poggiare la ricerca scientifica, la sua discussione pubblica e le decisioni politico-sanitarie che ne dovrebbero conseguire.

La ragione scientifica discute, non procede per dogmi. Ed essa pare dirci attualmente due cose:

a) la vaccinazione in atto non inibisce il contagio, anzi rischia paradossalmente di favorirlo creando false sicurezze immunitarie – ergo, green pass e imposizione di obblighi per categorie sono ingiustificati da un punto di vista sanitario;

b) la vaccinazione va sempre valutata in base al rapporto rischi/benefici nei vari segmenti della popolazione: e in questo caso scarseggiano i dati necessari, che sono soprattutto quelli della farmacovigilanza attiva, la quale richiede non solo tempo ma, soprattutto, libertà dalle pressioni indotte dallo stato emergenziale, ciò che dovrebbe pertanto sconsigliare salti nel buio, specie per fasce di popolazione come quelle dei bambini.

Si noti che il relatore, che è anche medico, non mette minimamente in discussione l’efficacia vaccinale per quanto concerne la protezione dagli effetti più gravi della malattia, anche se con grossi limiti temporali che obbligano a richiami che non sappiamo come evolveranno. Ma, appunto, le tecnologie vaccinali attualmente in uso funzionano entro quei limiti e, allo stato attuale, non sono risolutive su altri fronti del controllo epidemico – nonostante il meme propagandistico ricorrente (falso e autoassolutorio) “è l’unico strumento che abbiamo”.

Da quanto sopra si ricavano per lo meno due osservazioni di tipo metodologico, che vengono invece sistematicamente violate dalla comunicazione ufficiale prevalente (compresa quella dei comitati tecnici): a) i dati e le tendenze devono essere seguiti nella loro evoluzione e nelle dinamiche che li caratterizzano, in maniera del tutto libera da ogni lettura o pregiudizio ideologico e b) conseguentemente devono essere corretti in corso d’opera prassi, decisioni e dispositivi adottati su quelle basi, cosa che non può avvenire se prevalgono elementi dogmatici e fideistici nelle narrazioni ufficiali.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

14 pensieri riguardo “Ragion scientifica”

  1. Non so chi abbia affermato che la vaccinazione è l’unico strumento che abbiamo contro la diffusione del virus… poiché a tutti gli effetti la vaccinazione non è l’unico strumento che abbiamo: abbiamo anche DPI, igiene e distanziamento, green pass (allo scopo di proteggere dalla malattia grave i non vaccinati e non intasare gli ospedali e le TI) e, come ultima razio, dad e lockdown (che ovviamente nessuno vorrebbe ritrovarsi a ripetere)
    Ad esempio io non ho la sensazione che esista una “comunicazione ufficiale” scientifica. Tutt’al più c’è una comunicazione ufficiale politica che si basa sui dati forniti da un comitato scientifico, che cerca di rincorrere l’evoluzione della pandemia dai dati che riescono a raccogliere, compreso quelli forniti da altri paesi.
    Anche questa storia dei dogmi della scienza: davvero? Sarò ingenua quando penso che la ricerca scientifica è in continua evoluzione, in divenire, quindi di fatto non ci son dogmi ma verità provvisorie che vengono superate e modificate da nuovi dati, verifiche e conoscenze? Quello che poteva essere vero ieri, oggi non lo è più, o è cambiato ad es. a causa delle mutazioni del virus. Se poi però la gente profana non si aggiorna, o ascolta soltanto quello che passa dai media, la cui comunicazione di rado è attendibile, se non infarcita da una montagna di cavolate, è un problema della democrazia, che permette a chiunque di esprimere opinioni con la pretesa che possano essere messe sullo stesso piano delle evidenze scientifiche. Eh ma in democrazia bisogna ascoltare tutti, compreso Wanna Marchi e il mago Otelma.
    A parte il fatto che dai media e dai talk show possiamo ascoltare soltanto opinioni più o meno informate e scientifiche, ma sempre opinioni opinabili.
    Ho smesso di ascoltare tali opinioni opinabili da un pezzo, ma Cosentino l’avevo già scartato fin da quando è apparso sulla scena. Altro che bollito, sto qui, che si dà da fare per avere un posto sulla scena. Ma è chiaro che se qualcuno vuole sostenere l’opinione che vaccinare i bambini sia pericoloso, ecco allora che torna comodo fare sherry picking anche dell’esimio prof. Cosentino: un farmacologo che discetta di epidemiologia, noto sostenitore dell’ivermectina e, in quanto tale, citato a ogni piè sospinto dagli anti-vaccinisti nostrani. Eh però è comunque un laureato in materie scientifiche: ed è proprio questo il problema: anni di studio, titoli, e poi dichiarazioni pseudoscientifiche.
    Sta circolando sul web un articolo scandaloso sulla vaccinazione Covid pediatrica, divulgato dai soliti noti, che riporta delle falsità spaventose, che minimizza in maniera scandalosa le possibili conseguenze gravi del covid sui bambini ed enfatizza gli effetti negativi rarissimi del vaccino. E le persone non sono in grado di distinguere tali evidenti manipolazioni, è avvilente.
    Anche a rigor di logica, non si capisce come può essere spaventosa l’ipotesi che un bambino possa aver conseguenze a causa del vaccino, e d’altra parte ignorare totalmente le possibili conseguenze causate dal covid. Come a guardare le cose da un occhio solo, come Polifemo. Non è corretto. Se abbiamo due occhi direi che varrebbe la pena di usarli entrambi, a meno di aver deciso a priori di guardare con un occhio solo, ossia di essere di parte.
    Ma se bisogna essere per forza “contro” alla comunicazione ufficiale, perché sono tutti brutti e cattivi e vogliono tutti il nostro male… che so, vogliono vaccinare i bambini per farne morire un po’?
    E per quale motivo lo farebbero? non capisco

  2. Condivido molto di ciò che è scritto nel post. Innanzitutto, bisogna cercare di ragionare intorno agli argomenti e non intorno a chi li enuncia; detto altrimenti: dobbiamo evitare di cadere nella trappola retorica del cosiddetto “argumentum ad hominem”, per il quale la validità di un’asserzione non è valutata in sé, in modo “oggettivo”, ma in base alla reputazione/credibilità di colui/colei che l’ha enunciata.
    Anche la più “screditata” delle persone in talune circostanze può dire cose giuste: facciamocene una ragione… e smettiamo di far finta di indignarci per i difetti del “dito”, quando ciò che conta è osservare la “luna”.
    Le perplessità sui vaccini, riassunte nel post, sono legittime e andrebbero discusse con pacatezza; invece, sembra che prevalga ormai nella comunicazione pubblica – da parte di organi di stampa a grande diffusione, commentatori “autorevoli”, autorità pubbliche – la tendenza a “scomunicare” chi si discosta dalla linea scelta dalle medesime autorità e dagli esperti accreditati come “consiglieri del principe”. Gli unici argomenti che vengono addotti per giustificare tale scomunica sono di questo tenore: “E’ così e basta”; “E’ così perché lo diciamo noi”; “La scienza corrisponde a ciò che noi sosteniamo; tutto il resto non è scienza”.
    Per me è sacrosanta l’affermazione: «La ragione scientifica discute, non procede per dogmi». Purtroppo, però, nei nostri tempi, una cosa così evidente viene ignorata talora proprio da alcuni sostenitori della “scienza”. Infatti, troppo spesso nei dibattiti pubblici, sui media, sulla stampa, e persino nei luoghi ufficiali della politica, la scienza viene (erroneamente) identificata col principio di autorità (che ne è l’esatta antitesi!). Troppe volte assisto allo spettacolo mediatico di “esperti” che per avvalorare le loro asserzioni non trovano di meglio che sostenere: “Lo dice la scienza” (sottinteso: “e solo io so cosa sia la scienza”), aggiungendo più o meno: “Tacete, voi, che non siete scienziati” – il che presuppone che il parlante sia in possesso *nientepopodimeno che* della “verità assoluta” e che pertanto non abbia bisogno di confrontarsi con chicchessia (neanche il Padreterno in persona sarebbe così immodesto)…
    Posto che “la scienza” è una cosa complessa, continuamente in evoluzione, nessuno può farsene portavoce esclusivo; inoltre, ciò che appare certo per le conoscenze scientifiche di una data epoca, talvolta può essere smentito/rettificato da scoperte e teorie successive. Chi invece parla “in nome della scienza”, utilizzando il ricorso all'”Ipse dixit” (o, peggio, all'”Ego dixi”), rischia di gettare discredito sul concetto stesso di conoscenza scientifica. In sostanza, l’Ipse dixit si può riassumere così: “Io so, e in quanto so, tutto ciò che dico è verità, e voialtri invece non sapete nulla e ciò che affermate non vale nulla (perché siete voi ad affermarlo)”. Ditemi un po’ voi se questo assomiglia anche solo lontanamente a un ragionamento di tipo genuinamente “scientifico”…
    Nessun “esperto” e nessun singolo scienziato ha la verità in tasca; la storia della scienza ci mostra che persino grandissimi studiosi e scienziati qualche volta hanno preso “abbagli”, ma essendo “veri” scienziati l’hanno riconosciuto essi stessi, quando la comunità scientifica ha dimostrato loro l’errore che avevano commesso.
    Una delle chiavi della questione sta proprio nel concetto di “comunità scientifica”: è il confronto collettivo tra i vari studiosi a garantire alla conoscenza scientifica di superare errori e impuntature dogmatiche, che invece possono insinuarsi nelle convinzioni dei singoli studiosi, che sono pur sempre esseri umani, con tutti i loro limiti, e non semidei.
    Ciò dimostra tra l’altro che è profondamente sbagliata l’affermazione che è sfuggita di bocca a più di un “esperto” in tempi recenti, ovvero che “La scienza non è democratica”. E’ vero invece il contrario (e quegli esperti, ahimè, dimostrano di non capire cosa sia la democrazia… che *non si esaurisce affatto* nella conta dei voti…): è il confronto con la “comunità” degli studiosi la vera forza della scienza; l’intuizione “buona”, che porta a grandi scoperte o a teorie innovative, può nascere in singole menti, certamente, ma la prova del nove effettiva è rappresentata dal confronto con l'”intelligenza collettiva” degli studiosi.
    Inoltre, è fuorviante utilizzare il concetto di “scienza” in maniera generica, per aver ragione nelle pubbliche discussioni. A parte il fatto che non tutte le scienze (è più corretto usare il plurale) sono giunte a porre basi di certezza matematica paragonabili a quelle raggiunte (ad es.) dalla fisica, e si fondano piuttosto in gran parte su evidenze di natura probabilistica (su questo c’è un interessante dibattito tuttora aperto…), bisognerebbe essere chiari nel dire che quando un problema è nuovo – come nel caso del Covid-19, virus che fino al 2020 era sconosciuto ai “radar” dei ricercatori – le ipotesi sovrastano le certezze, e dunque anche gli esperti sono costretti a procedere per tentativi (certo, sulla base dei dati, dell’esperienza pregressa, delle sperimentazioni, ecc.); il che significa che per coerenza e onestà intellettuale dovrebbero essere meno dogmatici nelle loro asserzioni pubbliche (ovvero, anche più modesti) ed evitare del tutto di ricorrere al suddetto principio di autorità, che in casi come questo è quanto mai fuori luogo.
    Sottoscrivo poi interamente l’ultimo capoverso del post: «[…] a) i dati e le tendenze devono essere seguiti nella loro evoluzione e nelle dinamiche che li caratterizzano, in maniera del tutto libera da ogni lettura o pregiudizio ideologico e b) conseguentemente devono essere corretti in corso d’opera prassi, decisioni e dispositivi adottati su quelle basi, cosa che non può avvenire se prevalgono elementi dogmatici e fideistici nelle narrazioni ufficiali».

  3. Non c’è alcun dubbio che “la ragione scientifica non procede per dogmi”, e difatti non ho mai sentito uno scienziato serio mettere in dubbio la “provvisorietà” tipica della scienza. Ciò che è indubitabile è il metodo sperimentale, su questo non si transige. Quindi, accusare la scienza di dogmatismo sembra un po’ il gioco delle tre carte.
    La prova contraria è fondata su procedure scientifiche, su ricerca e dati statistici, non sul dubbio ad libitum.
    Sul discutere ad libitum invece ho dei dubbi. Discutere è pratica politica, non scientifica. Non che gli scienziati non discutano o non contrappongano le tesi opposte, ma lo fanno nelle riviste scientifiche accreditate, presentando dati e risultati delle ricerche, revisionate da pari. Tutto il resto è rumore di sottofondo, ideologia, o filosofia.
    Del resto cos’è una interrogazione parlamentare se non un fatto politico? Cosa c’entra la scienza?
    Su Cosentino, sì va bene, anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno. Non ho ascoltato il video, può anche darsi che in questo video abbia espresso delle banalità passabili, sulla scienza non dogmatica, se è di questo che tratta, ma in generale il mio giudizio sulla sua attendibilità è categorico. Le affermazioni di Cosentino mi sorprendono sempre, e dubito che in generale abbia prodotto prove solide a sostegno delle sue affermazioni. Tuttavia, per il calcolo delle probabilità può anche essere che ogni tanto ne imbrocchi una. Ad esempio, se la variante omicron bucasse del tutto i vaccini attualmente in uso, obbligatorietà implicita o green pass sarebbero superati; ma questo è ancora da dimostrare. Bisogna sottolineare però che obbligatorietà e green pass sono scelte politiche, non dogmi scientifici.
    Il problema non è che chiunque prima o poi riesce a dire qualcosa di giusto, il problema è che talvolta non val la pena di aspettare che uno prima o poi ci riesca, visto i precedenti. E questo vale soprattutto verso i personaggi che calcano le scene.
    Se poi vogliamo parlare di fallacie logiche, rammento che esiste anche la fallacia denominata FALSE BALANCE, ossia quando dati reali o scientifici da una parte, e congetture o opinioni dall’altra, sono messe sullo stesso piano, e il pubblico non ha gli strumenti necessari e sufficienti per comprendere la differenza. Pessima pratica confondente. Non è questione di autorità, è questione di competenze.
    Resta inoltre il problemino che con il discorso sulla scienza che non procede per dogmi, sembra si voglia insinuare che invece lo stia facendo. E questo non mi risulta. Come funziona il progresso nella ricerca scientifica è un tema estremamente sottile e complesso, che ha occupato e occupa una branca della filosofia nota come epistemologia. Quello che si può dire però è che, specialmente di fronte a un evento del tutto inedito quale una pandemia globale in una civiltà tecnologica come la nostra, dovuta a un virus nuovo, la scienza ha lavorato a enorme velocità tentando di interpretare e prevedere gli eventi. È inevitabile che, specie nelle prime fasi, vi siano stati errori: non si possono pretendere sempre risposte certe e immutabili. Ma tant’è, la perfezione non esiste né per la scienza e tantomeno per la medicina. Anzi, la scienza procede non per dogmi ma per prove ed errori, si corregge, aggiusta il tiro, anche in ragione dei mutamenti nel reale. Al contrario, chi non cambia mai sono invece i produttori di fake, complottisti e bufalari, che sono sempre stati smentiti dalla comunità scientifica; nonostante ciò le teorie dogmatiche e strampalate continuano a circolare benché siano state più volte confutate dai dati. È questo uno dei principali indizi su come le pseudoscienze non siano reale conoscenza scientifica: non mutano idea di fronte all’evidenza, restano ferme sulle loro posizioni nonostante ogni prova contraria.
    Quindi sollevare dubbi ad oltranza, anche quando certi i dubbi su alcuni dati di fatto sono stati fugati, da una parte pare del tutto pretestuoso ed ideologico. D’altra parte non possiamo dimenticare che con una pandemia in corso i decisori politici sono costretti a prendere decisioni rapide, talvolta sacrificando la precauzione, altre volte con eccesso di precauzione; spesso sono costretti a fare una scommessa al buio, come ad es. cosa comporterà la diffusione di omicron, di cui abbiamo ancora troppi pochi dati.
    Soltanto chi non si è mai trovato nella situazione di dover prendere decisioni può non capire il dilemma di dover decidere e agire in una situazione emergenziale in cui bisogna cercare di prevenire, e non c’è tempo di aspettare anni e anni per le precauzioni che si prenderebbero in tempi normali.
    Tanto per dirne una, fra tante, vari paesi hanno acquistato miliardi dell’ultimo antivirale riposizionato della Merk, per accorgersi che in real life funziona meglio il placebo.
    La narrazione ufficiale può non piacere, ma nemmeno la pandemia è una passeggiata fra rose e fiori. In compenso sul riscaldamento climatico stiamo tranquilli perché non si intraprenderanno fastidiose azioni utili a mitigarlo, quindi non provocherà grandi contestazioni né riempirà le piazze come sta facendo ora il green pass. Ci piomberà addosso tra capo e collo e bon.

  4. Rispondo per punti all’interessante intervento di rozmillǝ.
    1) Non è “la scienza” l’oggetto della mia critica – tra l’altro il patrimonio delle conoscenze scientifiche accumulate dall’umanità fino ad oggi ha radici talmente salde nella società che solo un folle può pensare di “confutarlo” con due frasi -; non è dunque, dicevo, la scienza l’oggetto della mia critica, bensì l’uso che la politica fa di questo termine, per mettere certe scelte al riparo da qualsiasi contestazione; uso improprio che è però avallato anche da taluni esperti quando a loro volta si lanciano in proposte che toccano scelte politiche.
    2) Gli esperti, quando parlano al di fuori dei loro laboratori e si rivolgono al pubblico, non illustrano le loro teorie, ma parlano anche come cittadini ad altri cittadini, e mettono in luce anche le loro convinzioni personali, mescolandole talora con gli argomenti scientifici. Non *tutto* ciò che dicono e di cui parlano *è* scienza. Immagino che quando si critica l’opinione di un esperto *non intorno alle questioni tecniche della sua disciplina*, ma intorno alle scelte che i singoli o la società devono compiere, si sta criticando *non la scienza, ma una singola persona, che non è l’incarnazione pura della scienza*.
    Ciò sul presupposto che la singola persona è fallibile e non è *la verità in persona*, anche se può talora avere “la tentazione” (umanissima) di avallare le proprie opinioni invocando la propria autorità di “esperto”.
    (Lei dice: «Quindi, accusare la scienza di dogmatismo sembra un po’ il gioco delle tre carte.»
    – Non la scienza è dogmatica, ma purtroppo un modo di porsi dogmatico, con contorno di retorica, s’insinua nel modo in cui i *singoli* esperti intervengono nel dibattito pubblico.)
    3) Càpita a volte che anche un professionista, un esperto, un tecnico sbagli. Se – esempio tipico – mi reco da un medico e costui commette un errore nella sua diagnosi, nella terapia e quant’altro, non è certo “la scienza” ad aver commesso un errore; ciò perché la singola persona, per quanto esperta sia, può sbagliare, e ciò non intacca il valore della scienza nella quale quella persona si è eventualmente formata.
    4) Talora le conoscenze scientifiche sono utilizzate dalle autorità politiche per scopi non commendevoli. E in alcuni di questi casi le autorità si avvalgono della collaborazione di esperti e scienziati. Pensiamo ad esempio alle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Lì “la scienza” in sé non ha colpe; tuttavia qualche scienziato può essere criticato per la collaborazione prestata in siffatte imprese… La scienza insomma è un’ottima cosa, ma è uno strumento umano, forgiato dagli esseri umani (non è “la realtà oggettiva”, ma quanto noi, attraverso la ricerca, veicolata dall’imperfezione del nostro linguaggio, riusciamo a carpire, passo dopo passo, della realtà); dunque cammina pur sempre sulle gambe degli uomini e può divenire strumento inconsapevole delle loro scelte.
    5) Mi interessa analizzare gli schemi di ragionamento, le tendenze del discorso pubblico e delle scelte politiche; sono molto meno interessato ad attaccare singole persone. Non mi va di demonizzare il singolo e non sono interessato alle polemiche personali; non mi sento moralista o inquirente, o incaricato di pubbliche crociate “ad personam”. Questo per mia scelta. Seguo in un certo senso il principio: attaccare il peccato, eventualmente, ma non il peccatore.
    (Lei dice: «Su Cosentino, sì va bene, anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno. Non ho ascoltato il video, può anche darsi che in questo video abbia espresso delle banalità passabili, sulla scienza non dogmatica, se è di questo che tratta, ma in generale il mio giudizio sulla sua attendibilità è categorico (ecc.)»
    – Non mi riferivo al personaggio del video, in particolare, che non conosco abbastanza; ciò che condivido [in buona parte] è il contenuto del post, che non mi pare scritto da lui.)
    Qualche altra annotazione…
    «Sul discutere ad libitum invece ho dei dubbi. Discutere è pratica politica, non scientifica. Non che gli scienziati non discutano o non contrappongano le tesi opposte, ma lo fanno nelle riviste scientifiche accreditate, presentando dati e risultati delle ricerche, revisionate da pari. Tutto il resto è rumore di sottofondo, ideologia, o filosofia.»
    – La discussione deve anche avere una conclusione (provvisoria). Ciò vale per il dibattito accademico-scientifico, ma non necessariamente per il dibattito politico. E poi, dov’è scritto che una scelta che *sembra* ottima oggi non si riveli, in prospettiva, perlomeno discutibile? Inoltre, anche gli esperti, nei dibattiti pubblici, fanno politica; e quando fanno politica, la loro opinione vale quanto quella degli altri. L’autorità della scienza si ferma a ciò che i dati suggeriscono di certo e incontrovertibile, non si estende a *tutto ciò* che il singolo esperto asserisce: lo ribadisco. La “scienza” è una cosa; le persone che parlano “a suo nome” (e ribadisco: non dovrebbero avere la pretesa di farlo) sono tutt’altra cosa, e possono anche asserire cose non condivisibili.
    Non tutto ciò che portano nella discussione è costituito da “dati oggettivi”. Se ad es. un esperto, o anche un illustre scienziato, formula una proposta di legge – anche se riguardante la pubblica salute, ecc. – sta entrando nell’arena politica, toccando questioni che riguardano la vita di tutti, e proponendo norme giuridiche o soluzioni politiche, che *come tali* non possono essere faccenda riservata “ai soli esperti” ma devono essere aperte al confronto con tutta la popolazione. Ci possono essere infatti dati oggettivi, teorie che sono passate al vaglio della comunità scientifica, e davanti a quelli e a queste ci si deve inchinare; ma – che io sappia – non esistono “leggi (o misure politiche) infallibili” e come tali esentate dal pubblico dibattito. Questo almeno fino a prova contraria…
    «Bisogna sottolineare però che obbligatorietà e green pass sono scelte politiche, non dogmi scientifici.»
    – Sono d’accordissimo su questo; tuttavia i politici spesso fanno (volutamente?) confusione, e fanno passare per “imposte dalla scienza” quelle che sono loro (opinabili) scelte. Farebbero meglio a non usare questo “giochetto”, quando si rivolgono al pubblico, e dovrebbero piuttosto esporre le loro ragioni a carte scoperte, senza nascondersi dietro lo scudo del “Lo dice la scienza”: sarà una personale opinione, ma la difendo.
    «Quello che si può dire però è che, specialmente di fronte a un evento del tutto inedito quale una pandemia globale in una civiltà tecnologica come la nostra, dovuta a un virus nuovo, la scienza ha lavorato a enorme velocità tentando di interpretare e prevedere gli eventi. È inevitabile che, specie nelle prime fasi, vi siano stati errori: non si possono pretendere sempre risposte certe e immutabili. Ma tant’è, la perfezione non esiste né per la scienza e tantomeno per la medicina. Anzi, la scienza procede non per dogmi ma per prove ed errori, si corregge, aggiusta il tiro, anche in ragione dei mutamenti nel reale. Al contrario, chi non cambia mai sono invece i produttori di fake, complottisti e bufalari, che sono sempre stati smentiti dalla comunità scientifica; (ecc.)»
    – Su tutto questo sono *perfettamente d’accordo*. Vorrei solo che questa stessa chiarezza la usassero anche i politici e i divulgatori scientifici, mostrando meglio al pubblico che la scienza è uno sforzo faticoso ma capace di farci fare passi avanti che in nessun altro modo saremmo in grado di compiere; ma proprio per questo *non è un surrogato della religione*, non le si deve chiedere di compiere miracoli, ma si deve invece accettare con la giusta gratitudine tutto ciò che può fare, e che spesso va oltre le previsioni.
    «D’altra parte non possiamo dimenticare che con una pandemia in corso i decisori politici sono costretti a prendere decisioni rapide, talvolta sacrificando la precauzione, altre volte con eccesso di precauzione; spesso sono costretti a fare una scommessa al buio, come ad es. cosa comporterà la diffusione di omicron, di cui abbiamo ancora troppi pochi dati.»
    – Anche su questo sono d’accordo. Scrivo cose simili anch’io. Solo vorrei che certe cose si dicessero con chiarezza, che si giocasse a carte scoperte nel dibattito pubblico, e si parlasse anche dei *limiti* e delle *inquietudini* della scelta politica. Da parte dei decisori pubblici però vedo invece talora toni oracolari e un modo di dipingere le cose tale che le loro scelte sono presentate come l’unico bene possibile e scelte alternative eventuali sono preventivamente etichettate come “catastrofiche”. E in tutto questo non c’entra la scienza, o c’entra ben poco, anche quando la si tira in causa; perché appunto si tratta di scelte politiche.
    «Soltanto chi non si è mai trovato nella situazione di dover prendere decisioni può non capire il dilemma di dover decidere e agire in una situazione emergenziale in cui bisogna cercare di prevenire, e non c’è tempo di aspettare anni e anni per le precauzioni che si prenderebbero in tempi normali.»
    – Certamente. Però questo vuol dire che possono anche essere compiute scelte *sbagliate*: siamo fallibili o no? E se siamo fallibili, siamo anche criticabili; e le nostre scelte non sono al di sopra di ogni critica e discussione. Il che non vuol dire che dobbiamo fare “la critica per la critica”, ma dobbiamo poter esternare i nostri dubbi, se nascono da domande alle quali vorremmo risposte. In nessun caso la risposta può essere: “Si fa così, perché così abbiamo deciso, in base all’autorità di cui siamo investiti”. Una ragione va fornita. Siamo nel XXI secolo, non nell’epoca di Re Sole. Il re talvolta può anche risultare nudo; possiamo compatirlo, comprenderlo, ma non compiacerlo.
    (E a proposito di ragioni che vanno fornite, mi viene in mente – tanto per fare un esempio – che qualche tempo fa le autorità decisero di introdurre il coprifuoco dalle 22 alle 6. Ecco, mi chiedevo: ma perché proprio “dalle 22”, e non – poniamo – dalle 23 o dalle 21? C’era una ragione “scientifica” in quella scelta? E se sì, qual era? Le autorità non si sono mai poste il problema di fornire una risposta, in questa come in altre occasioni. E il problema – ne convengo – non è certo imputabile alla scienza, anche se le suddette autorità invocavano a loro volta l’autorità di quest’ultima per sentirsi autorizzate… a non dare risposte. [Il gioco di parole è voluto]).
    «Tanto per dirne una, fra tante, vari paesi hanno acquistato miliardi dell’ultimo antivirale riposizionato della Merk, per accorgersi che in real life funziona meglio il placebo.
    La narrazione ufficiale può non piacere, ma nemmeno la pandemia è una passeggiata fra rose e fiori. In compenso sul riscaldamento climatico stiamo tranquilli perché non si intraprenderanno fastidiose azioni utili a mitigarlo, quindi non provocherà grandi contestazioni né riempirà le piazze come sta facendo ora il green pass. Ci piomberà addosso tra capo e collo e bon.»
    – Anche su questo mi trova d’accordo. Il riscaldamento climatico mi preoccupa; non vedo molta sensibilità o attenzione, in giro. E in questo caso la “colpa” è della distrazione dell’opinione pubblica. Nessuno è senza peccato, mi pare; né il Re (cui accennavo prima) né i suoi sudditi, per restare nella metafora…

  5. @rozmilla: “Anche a rigor di logica, non si capisce come può essere spaventosa l’ipotesi che un bambino possa aver conseguenze a causa del vaccino, e d’altra parte ignorare totalmente le possibili conseguenze causate dal covid. Come a guardare le cose da un occhio solo, come Polifemo. Non è corretto. Se abbiamo due occhi direi che varrebbe la pena di usarli entrambi, a meno di aver deciso a priori di guardare con un occhio solo, ossia di essere di parte”.
    Io direi che dal discorso pubblico – tv, giornali, comitati scientifici, politici, medici, ecc. – sia totalmente sparito l’occhio di attenzione sulle eventuali conseguenze vaccinali, ed è rimasto aperto solo l’altro. Qui davvero vige il dogma “il vaccino è sicuro al 100%” (poi qualcuno si loascia andare ammettendo che ogni farmaco è imperfetto). Dando tra l’altro così ancora più forza e spazio alla sospettosità ormai endemica e a ideologie irrazionali di ogni tipo. Il ritornello che si sente praticamente da tutti al momento è: negli USA hanno vaccinato milioni di bambini e sta andando tutto bene. A parte il “rigore scientifico” di questa affermazione, trovo disgustoso solo pensarlo. Comunque, che culo che non gli stia succedendo niente di brutto!
    Tanto moriranno comunque per altre ragioni sistemiche, “tra capo e collo e bon”, per l’appunto.

  6. Tra l’altro, a proposito di Polifemo, il problema sta di nuovo in quali occhi lasci aperti per vedere che succede intorno, anche al di là dell’emergenza sanitaria (che è ormai solo una delle emergenze): al momento vedo per lo più palpebre abbassate. Che se fosse perché dietro si sta pensando non mi preoccuperei così tanto. Personalmente preferisco di gran lunga una critica mal riposta che un’acquiescenza generalizzata. Alla prima si può sempre rispondere con una controcritica, la seconda è una malattia sociale che per lo più produce mostri. Mi starò sbagliando, ma io ne vedo già alcuni profilarsi molto chiaramente.

  7. « Personalmente preferisco di gran lunga una critica mal riposta che un’acquiescenza generalizzata. Alla prima si può sempre rispondere con una controcritica, la seconda è una malattia sociale che per lo più produce mostri».
    Concordo. Non riesco a fidarmi dell’acquiescenza generalizzata. Forse faccio male, ma tant’è…

  8. Invece io non sono d’accordo nemmeno sui contenuti del post. Oltre al fatto che a breve sarà argomento superato a causa di omicrom, e temo sia abbastanza certo. Gli ultimi dati sulla velocità di diffusione sono brutti brutti.
    La tesi principale, se non erro, richiamata nell titolone del video, è che “vaccinare è lo strumento peggiore per bloccare i contagi”.
    Ma se ci pensiamo un attimo, a ben vedere ci sono soltanto due strumenti efficaci per limitare i contagi: vaccino e/o lockdown. Gli altri strumenti, come areazione, tracciamento, mascherine, quindi tutti i dispositivi non farmacologici, compreso il GP, sono ottime misure, sì, ma di mantenimento, non di contenimento.
    Quindi, se fossimo davvero convinti che il vaccino è lo strumento peggiore per bloccare o contenere i contagi, o non l’avessimo usato o non ci fosse stato, con Delta in circolazione saremmo stati costretti a ricorrere al lockdown. Se non si capisce questo problemino, significa che si ha difficoltà a fare uno più uno uguale a due.

    Del vaccino sappiamo che non diminuisce la possibilità di contagiare e contagiarsi, ma diminuisce comunque la durata dell’infezione e la diffusione, oltre al carico sul SSN – o perlomeno questo è stato finora.
    In fondo il contagio di per sé è solo uno dei problemi, quello minore. Se ci contagiassimo a iosa senza causare l’intasamento o il blocco degli ospedali, ossia se la Covid fosse simile a un raffreddore, non sarebbe un grosso guaio. Ed è per questo che vaccinarsi è stata una scelta prudente e avveduta, per se stessi in primo luogo. Ci si vaccina per avere meno probabilità di finire in ospedale, ammalarsi gravemente o lasciarci la pelle.
    Invece, questi signori motivano la contestazione sul fatto che il vaccino non impedisce di contagiarsi. E se anche glielo spieghi, non ascoltano nemmeno, continuano a ribadire la loro tesi, e non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare. Non so se ricordate un articolo di Cacciari di questa estate, quando diceva: faccio le domande alla scienza ma non ascolto le risposte.
    Comunque, il principale scopo del GP è di proteggere dalla malattia chi per vari motivi non può o non vuole vaccinarsi. Ma questi signori hanno preferito interpretarlo come una discriminazione. Non è una discriminazione, è un dato di fatto: chi non è vaccinato ha più o meno 10x possibilità di ammalarsi gravemente, di finire in TI o di morire rispetto ad un vaccinato. Sono dati statistici con differenze individuali, a seconda della situazione pregressa.
    Poi, ovviamente, siccome il vaccino di cui disponiamo non è la panacea di tutti i mali, è quel che è e altro per ora non abbiamo, certamente siamo riusciti a mantenere la diffusione virale anche grazie agli altri strumenti minori, di mantenimento. Abbiamo visto già da questa estate che i paesi che hanno rinunciato ai NPI e non hanno utilizzato GP, hanno avuto un’impennata di casi anche nella bella stagione. Ad esempio ero allibita che fin da maggio gli Usa avessero disposto la libertà dalle mascherine per tutte le persone vaccinate, quando si sapeva che non erano immunizzate dall’infezione: una decisione stupida, costata cara.
    Del resto già da luglio/agosto si era anche compreso che il vero banco di prova di questi vaccini per noi sarebbe stato il mese di novembre in poi, in concomitanza col calo dell’efficacia, ma non tanto per i contagi, quanto per la malattia. Poi si sa che tornando a stazionare in luoghi chiusi le occasioni si moltiplicano, eccetera eccetera. E infatti.
    Le scuole. Le scuole e la popolazione infantile funge da serbatoio e da diffusore del virus in modo eccellente, ancor più da quando il virus non riesce più a replicarsi nella maggioranza della popolazione adulta vaccinata.
    Prossimamente con omicron, c’è la seria possibilità di dover tornare al lockdown, vaccinati e non vaccinati. E alé, altro giro di giostra.
    Bisognerà prepararsi per un probabile altro lungo inverno. Il virus corre veloce, non ne usciremo facilmente. Quindi anche tutto questo scalmanarsi e dibattersi come animali braccati, non ha senso. Bisogna coltivare la pazienza, aspettare con calma. Non c’è altro luogo dove andare.

  9. Il ritornello di cui parli, che ripete che i vaccini sono sicuri al 100%, è un ritornello, appunto, e non ha valore scientifico, come quello che il vaccino fa per forza male e lo fa in una proporzione che è almeno 10 volte quella ufficiale. Perciò ho smesso di ascoltare i ritornelli e leggo i lavori scientifici pubblicati e revisionati. Il resto sono chiacchiere.

    Di certo qualcosa di brutto è capitato a quei paesi con basse percentuali di vaccinati, come la Romania al 30%, e anche la Germania, 1 su tre vaccinati e nessuna restrizione o GP sta peggio di noi. E qualcosa di brutto succede a chi non è vaccinato e si ammala gravemente o muore, quando avrebbe potuto vaccinarsi e proteggersi. Ed esattamente dove sarebbero i dati che dimostrano un eccesso di mortalità causato dai vaccini? forse sono quei 20mila o 30mila decessi denunciati da Zock e la Donati? Chissà poi perché soltanto tra gli anti-vaccinisti si raccolgono un’esagerazione di danneggiati dal vaccino: difficile da spiegare questo fatto strano.
    Ma basta anche fare un rapido confronto tra quante sono le reazioni gravi o i decessi segnalati da sistemi tipo VAERS, e quanti poi siano davvero correlabili (perché qualcuno le analizza, mica restano su carta).
    Se in Italia, su 608 decessi segnalati ne risultano correlati solo 16, significa che i controlli vengono fatti. Chiaro che poi le convinzioni del singolo magari restano: è impossibile convincere qualcuno che è convinto che lo stanno truffando.
    Il fatto è che se uno va a letto dopo aver preso un’aspirina, e non si sveglia, a nessuno verrebbe in mente di pensare che sia colpa dell’aspirina.
    Con i vaccini, tutti, avviene il contrario: lo fanno oggi, muoiono tra 6/8 mesi, ed è colpa del vaccino.
    Anche mia figlia da quando ha fatto il vaccino, qualsiasi cosa le capiti è colpa del vaccino. Sembriamo un popolo di ipocondriaci.
    Comunque sia, può succedere qualcosa di brutto a chiunque e in qualsiasi momento, compreso ai bambini. Si può morire anche per una banale reazione all’anestesia. Non facciamo più interventi se non in pericolo di morte quindi? Viaggiare in automobile, ad esempio, statisticamente e di fatto è più rischioso che vaccinarsi, sia per gli adulti che per i bambini. Eppure tutti usiamo l’automobile e vi trasportiamo anche i bambini. Gli anti-vaccinisti per coerenza e precauzione non dovrebbero andare in automobile e soprattutto dovrebbero evitare di portarci i bambini. Giusto?

    Sono stati fatti innumerevoli studi sulla sicurezza dei vaccini. Qui ad esempio uno studio bello massiccio di Barda et al. (2021) [https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2110475], che ha confrontato oltre 800.000 individui vaccinati con oltre 800.000 individui non vaccinati per esaminare i tassi di eventi avversi del vaccino Pfizer e i tassi di quegli stessi eventi nelle persone che si ammalano di COVID. Risultato: non solo il vaccino ha avuto bassi tassi di effetti collaterali gravi, ma, per la maggior parte delle condizioni (inclusi miocardite e infarto miocardico), i tassi di quegli eventi erano più alti nelle persone che hanno contratto il COVID rispetto alle persone che hanno ricevuto i vaccini. [qui una bel grafico esplicativo: https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2110475%5D.
    Avevo anche tradotto un articolo esaustivo sull’argomento qui: https://rozmilla.wordpress.com/2021/10/02/effetti-a-lungo-termine/

    Insomma, se gli studi in real life ci dicono che vaccinarsi produce minori effetti collaterali in confronto ad incontri ravvicinati col virus, non si dovrebbe dire? Dovremmo dire il contrario? Per la gioia degli anti-vaccinisti dovremmo forse alterare i dati? denunciare effetti che non ci sono? o i decessi, come fa Zock? affermare il falso?
    Io non sono nessuno, ma mi pare che tutto questo pandemonio sia causato da una paura cieca e irrazionale, come è sempre successo del resto, fin da quando hanno scoperto e iniziato a praticare le vaccinazioni. Oggi però i pessimi maestri che diffondono la paura per i vaccini hanno molti più strumenti per diffondere e trascinare molti altri nella rete delle loro paranoie.
    Resta inspiegabile, se non con la follia. Ma non è solo questo, è rabbia e in questi ultimi giorni pensavo che soprattutto è disamore.
    Non basta la pandemia e tutti i problemi che abbiamo, siamo costretti a sopportare l’incomunicabilità assoluta in una babele in cui dei muri di gomma accusano altri di essere muri di gomma; e chi è convinto di di avere la verità in tasca accusa la scienza di avere la verità in tasca, e così via.

  10. Li vedo anch’io alcuni mostri che stanno riemergendo chiaramente: ad esempio in Austria, dove un partito di estrema destra al 20% come l’Fpo organizza le piazze no-vax, chiama “dittatura” il governo e minaccia sibillinamente di morte i ministri del governo. Nei Paesi Bassi, dove i nazionalisti bianchi del Forum per la Democrazia, 5% dei voti a marzo, chiedono in parlamento tribunali per giustiziare gli altri deputati. In Germania, dove Alternativa per la Germania, 10% dei voti a settembre, realizza già manifesti complottisti con Bill Gates e Klaus Schwab, direttore del World Economic Forum, ritratti come nuovi Soros, se non peggio. Ora aspettiamo di vedere cosa accadrà in Italia, a furia di dare legittimazione politica ai no-vax, col pretesto del dibattito democratico, e a far credere che i problemi degli italiani ruotino attorno al vaccino, così come per anni si è fatto sull’immigrazione. Avanti verso la catastrofe!

  11. Ritengo – ma è ovviamente una mia personale opinione – che il dibattito pubblico ci guadagnerebbe molto se ruotasse intorno a interventi come il suo, che va dritto al punto (o ai punti), non si avvita in retoriche di facile effetto e *non nasconde* i problemi (ed anche potenzialità e limiti delle contromisure), dunque non tenta di rassicurare in modo paternalistico e mieloso (“Andrà tutto bene” con contorno di sorrisi da star e pacche sulle spalle) né promette panacee, ma avverte anche – opportunamente – che non ci sono scorciatoie “miracolose” nascoste in qualche “alternativa arcana”.
    Da ben prima che iniziasse “l’era Covid”, capitataci tra capo e collo, ho iniziato a riflettere sul tema dei rapporti fra scienza e politica, e sulla necessità di districare nodi e fare chiarezza in merito. La drammatica esperienza di questi ultimi due anni, ahimè, è involontariamente anche un’occasione (che avremmo preferito evitare, certo) per comprendere quanta strada negli ultimi decenni *non* abbiamo fatto per affrontare in modo più maturo il ruolo, per così dire, della “decisione politica informata” (sia nel senso dell’informazione che gli esperti nelle varie discipline scientifiche forniscono ai decisori pubblici, sia nel senso dell’informazione che va data – senza troppi “inquinamenti retorici” e senza paternalismi, ma anche senza protagonismi narcisistici da parte di alcuni “esperti”, che poco hanno di “scientifico” – ai cittadini).
    E temo che in un prossimo futuro altre “occasioni spiacevoli” ci capiteranno tra i piedi – si pensi alle questioni climatiche, che in un suo precedente intervento lei citava…

  12. @ivanscarcelli: la ringrazio, ma non mi pare di aver scritto cose molto diverse di quello che mi è capitato di ascoltare dagli informatori scientifici in tv. Magari non li ascolto tutti, o forse ho la fortuna di ascoltare quelli più equilibrati. Ma è anche vero che c’è un settore che non ascolto a priori: gli inaffidabili. Quindi raramente ho ascoltato informazioni completamente discordanti dalla media delle conclusioni e previsioni della community scientifica.
    Se ben ricordo i motivi di attrito si possono contare su una mano: plasma convalescente, monoclonali, stagionalità del Covid, scuole sicure e non ricordo molto altro. Ma tenga presente che ad una certa età si dimenticano le cose di poco conto. Ecco, c’è stata anche la querelle sui modelli matematici e sull’efficacia del lockdown, entrambi argomenti convalidati in definitiva da tutti gli studi. Denigrare i modelli SIR, poi, da parte di alcuni *scienziati* che non sanno a cosa servono e come vanno interpretati e usati, stendiamo un velo pietoso.
    Ritengo che i danni maggiori sono da attribuire alla stampa generalista e i talk show in cerca di clickbait. Il problema è che il sistema informativo ha ormai completamente abdicato alle sue funzioni, preferendo generare audience e click per monetizzare. Si nutrono della rabbia; e più lo scontro è aspro, più si abbeverano col sangue dei gladiatori nell’arena del dibattito pubblico.
    Inoltre ogni giorno leggiamo inverosimili manipolazioni delle notizie sui cosiddetti “organi” di stampa. Un esempio recente: la frase “se si vogliono dati certi a 10 anni bisogna aspettare 10 anni” espressa dal Ceo di Pfizer (che era ironica, perché in letteratura non esistono eventi avversi dopo 10 anni dal vaccino) viene modificato in “ci vogliono 10 anni per conoscere gli effetti avversi del vaccino”. La vede la differenza? Se no, la manipolazione è riuscita. Ma quanti non la vedono?
    Certamente anche alcuni personaggi di spicco non hanno brillato nel loro campo specifico. Alcuni si sono dati molto da fare per rassicurare e per dire alla gente quello che preferivano sentirsi dire, anche costruendo categorie immaginarie, come “chiusuristi” vs “aperturisti”, fomentando guerre intestine assurde, sempre allo scopo di avere seguito e seguaci, sostenere il proprio narcisismo, avere visibilità. Ma questo è ancora un’inezia al confronto dei danni provocati dalla disinformazione no-vax che ha esperienza di lunga data in questa pratica criminale. A questi dobbiamo aggiungere i novelli medici obiettori, tutta la bagarre sulle terapie domiciliari precoci, e tutte le bufale che girano intorno a tutti i temi della pandemia, alcune delle quali arrivano da lontano, lanciate allo scopo di destabilizzare, di creare confusione e sfiducia. Ultimamente sono giunta alla conclusione che ci sono proprio degli stronzi che lo fanno apposta per fare terrorismo e farci del male. Certamente molto più di quanto possa farlo un governo che non è perfetto, per definizione; e non intendo negare ci siano stati errori e nemmeno giustificarli, ma è un altro discorso.
    Penso poi che l’informazione non dipenda soltanto da chi la dà, ma anche da chi la riceve. In una società democratica per assurdo possiamo ascoltare tutte le opinioni, ma se non abbiamo strumenti sufficienti per distinguere il vero dal falso, diventa un problema per la stessa democrazia, se il vero e il falso non sono più distinguibili, se le cialtronerie vengono messe sullo stesso piano delle evidenze scientifiche comprovate da dati e prove sperimentali. Lo spettatore può farsi l’idea che l’opinione di un cittadino qualsiasi come di un politico o un giornalista abbia lo stesso peso dell’opinione di chi ha competenze specifiche in un dato settore, e ciò non può essere vero. A questo si aggiunge il problema di come funziona la nostra psiche, perché molto più spesso di quanto s’immagini siamo portati a scegliere e ritenere vere notizie che riescono a confermare le nostre credenze pregresse, le nostre preferenze o timori, invece del contrario.
    Può darsi mi sfugga qualcosa, ma a fronte dei problemi informativi che ho elencato (ma ce ne saranno altri, ovviamente) pensare ad esempio che tutto il problema dipenda dalla narrazione ufficiale (che mi pare difficile districare da tutto il resto e che comunque non è una narrazione marmorea su “virus” e “vaccini: il virus evolve e il vaccino scema), mi sembra perlomeno sproporzionato.

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