Dentro fuori

[piccolo esempio di (in)utilità filosofica]

Uno degli aspetti più perturbanti di questi quasi 2 anni di pandemia (un tempo che non ci saremmo mai aspettato e che è ben lungi dal terminare) è il rapporto tra interno ed esterno, tra dentro e fuori.
Prendiamo “omicron”, la nuova variante che è destinata a sparigliare tutti i giochi (e presumibilmente a farli ricominciare quasi daccapo): gli stati nazionali stanno correndo ai ripari, per lo più alla rinfusa, ma sanno bene che omicron non può stare fuori, perché in un mondo globale il fuori non esiste. Omicron è già dentro, è già qui tra noi.
Anche con le “caste biovaccinali” succede qualcosa di simile: gli immunizzati si rinchiudono in aree protette, un dentro che lascia fuori il rischio maggiore di contagiarsi e ammalarsi, ma col passare del tempo questa ripartizione si fa illusoria. La barriera tra dentro e fuori viene a indebolirsi, se non a cadere. E i non vaccinati – che a rigore non sono né immuni né non immuni, ma probabilisticamente più esposti ad infettarsi – in che luogo stanno tra il dentro e il fuori? Fuori dai luoghi di socialità o rinchiusi in una bolla di potenziali appestati da tenere in una quarantena perenne?
Ma questo disagio nel collocarsi in un dentro/fuori vale anche a livello delle relazioni: come è cambiata la percezione dell’altro? Altro da me, altro dalla mia bolla affettiva o amicale, altro dal mio luogo di lavoro, altro in generale? Come si è modificata la figura dell’estraneo, in tutto questo?
Non ultimo il perturbante dell’opposizione dentro/fuori riguarda anche la propria autopercezione: il virus è là fuori e può entrare in me – l’invisibile che invade la mia sfera, che abbatte le mie barriere protettive, che lavora dentro di me senza che io ne sappia nulla – io e il mio corpo, la mia coscienza e il mio sistema immunitario, la mia razionalità e le mie paure ataviche… Un dentro/fuori quantomai labile.
In ognuna di queste dinamiche del rapporto interno/esterno è possibile riconoscere il perturbante denunciato – ancor prima di Freud – da Edgar Allan Poe nel racconto “La maschera della morte rossa” (che da inizio pandemia mi frulla per la testa costantemente): rinchiudersi nel castello tagliando fuori “il male” è illusorio. Il dentro e il fuori sono categorie che si rovesciano di continuo.

***

È solo un piccolo esempio di come in assenza della riflessione filosofica, ci manchino dei pezzi importanti per affrontare le questioni e le crisi che abbiamo dinnanzi. Va da sé che una riflessione sul dentro/fuori aggiunge poco o nulla alla protezione dal virus (a quello devono pensare la scienza, la tecnica e la medicina con i loro tentativi di cura, imperfetti e perfettibili), ma tutte le crisi investono l’umano in molte dimensioni, da quella fisica a quella psicologica, da quella spirituale a quella etica e sociale. Dunque a questa pluralità di “perturbazioni” occorre rispondere con una pluralità di “cure”.
E ciò che guarda all’umano come ad un intero – e a tutte le cose come ad un intero interconnesso, a ciò che è dentro come a ciò che è fuori – e cerca di non lasciare fuori niente dallo sguardo, e cerca di spingersi al di là del tempo e dello spazio, e alla radice di ogni fenomeno – è pur sempre la filosofia.

Postilla: seguirei a tal proposito la lezione hegeliana dell’impersonalità della filosofia. Importa poco chi siano i filosofi (che sono figli del loro tempo e dei suoi limiti); non si tratta di tifare per l’uno o per l’altro, ma di assumere su di sé “la fatica del concetto”. E se è controversa la questione della scienza come “democratica”, sulla filosofia non c’è da avere dubbi: essa è davvero appannaggio di ogni umano, di ogni essere dotato di ragione e di coscienza, di chiunque si chieda che ci sta a fare al mondo. Nel caso della filosofia non c’è un dentro e un fuori, non ci sono esclusi: essa è alla portata di ogni mente.
Provare per credere.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

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