Schwa!

Ho letto la petizione sulla schwa del linguista Massimo Arcangeli, e l’ho trovata del tutto sbagliata. Per almeno due ragioni, a mio modo di vedere piuttosto ovvie.
La prima è che se è vero che la lingua e la prassi linguistica non si modificano a colpi di imposizioni dall’alto, anche perché è più probabile che sia la lingua a parlare in noi che non noi la lingua – la facoltà di linguaggio è comunque un organismo vivente, in perenne mutamento, e non può essere chiuso in una gabbia. In bilico perenne, sì, tra biologia e cultura, ma nulla nell’uno e nell’altro campo è immobile e perenne: il linguaggio è l’invariante biologico che apre alla possibilità infinita della variazione. E dunque – marxianamente – storicamente determinato, come ogni cosa che ci riguarda. E, dunque, determinabile e modificabile.
La seconda – forse più importante e sottile della prima – riguarda invece la questione dell’impensato: ogni volta che emerge criticamente un elemento della nostra vita (sociale, culturale, biologica) di cui non si aveva (sufficiente) coscienza, si apre una fase di allargamento dell’autodeterminazione e della coscienza collettiva. In quell’impensato ci sono inevitabilmente i soggetti esclusi dalla marcia trionfale verso l’ortopedia e il conformismo sociali – le soggettività nominate e costituite da altri. Il pensiero deve sempre essere grato a queste nuove posture laterali, dei veri e propri scarti in diagonale, che svelano la (uni)normatività del potere (e dell’abitudine massiva che vi aderisce), mettendone in discussione la falsa universalità.
Infastidisce, tutto ciò, le abitudini e le consuetudini (e magari anche i privilegi)? Ben venga questo fastidio, ogni qual volta segnala l’emersione dal buio di nuove forme di vita. Senza dialettica si ha la morte dello spirito.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

1 commento su “Schwa!”

  1. Si ho capito che la lingua cambia, ma non dallo scritto ne dall’alto, ma dal parlato. Non è un’opinione, è la realtà dei fatti. Poi posso essere d’accordo che la polemica crea informazione, se la schwa venisse venduta solamente come una cosa politica, una protesta e nulla più, avrebbe tutto il mio sostegno. Il problema è che la gente arriva a negarti il parere dell’esperto linguista che sicuramente ne sa più di te.

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