Complessità

Ho acceso la tv per mezz’ora e un flusso ininterrotto di retorica interventista e militarista mi ha assalito. Forse manco nel maggio radioso del 1915. Tra le perle spiccano il “terrorismo geopolitico” (una novità categoriale) di cui si starebbe macchiando la Russia; la metafora della giungla, delle liane e dell’illusorio giardino di pace del discorso di Draghi al Senato, che fa molto Hobbes vs Rousseau; il caloroso abbraccio del parlamento europeo all’Ucraina che chiede di entrare nella UE (con una ben dissimulata puzza sotto al naso per l’imbarco di altri pezzenti nel variegato baraccone); l’ennesima notizia psichiatrica su Putin di fonte americana… Ah, dimenticavo i sacrifici, quelli non mancano mai (salvo omettere sempre chi li deve fare).
Direi che se si vogliono avere notizie e non propaganda occorre spegnere la TV. E, subito dopo, accendere il cervello.
Magari cominciando a dare un’occhiata alle cartine geografiche e ai macrodati globali. Che ci dicono ad esempio che le due vere potenze emergenti – Cina, che tra qualche anno supererà gli USA in termini di PIL, e India, anch’essa ben avviata ad ascendere – fanno insieme quasi 3 miliardi di abitanti – circa il 20% ciascuna della popolazione globale. In proporzione: la Russia fa il 2%, gli Stati Uniti il 4,5%, la Germania (ovvero il più popoloso stato dell’UE) fa l’1,2 %. Si dirà che ciò non corrisponde al dato economico o a quello militare. Vero. Per ora.
Ebbene, i governi di Cina e India ( che rappresentano il 40% della popolazione mondiale), si sono astenuti in sede ONU circa la condanna dell’invasione russa dell’Ucraina.
Il mondo è vasto e complesso, e va studiato: ricordarselo sempre prima di qualunque analisi o presa di posizione. Va da sé che la guerra è, tra le altre cose, un modo per semplificarlo.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

3 pensieri riguardo “Complessità”

  1. A proposito, ieri ho letto questo testo, pubblicato per sbaglio dalle agenzie stampa russe due giorni fa. Quello che segue, tradotto con Google, è il testo presumibilmente dettato dal Cremlino — è comparso uguale in più agenzie — da far uscire il 26 febbraio, nella convinzione che la guerra ucraina sarebbe stata vinta in un battibaleno. Il post è stato rimosso visti gli eventi, ma è rimasto negli archivi come sempre succede.
    Non lo commento, non saprei da dove cominciare.
    Dico solo se non è follia e volontà di potenza e megalomania e mania di grandezza, credere di poter fare questo, di imporre la supremazia Russa sul mondo con la forza delle armi, con la violenza e la morte di civili innocenti, per appropriarsi della zona di influenza, allora cosa è?
    Leggi: la Russia è tornata: questa è follia revisionista. E ancora: la nuova era in arrivo; la costruzione di un nuovo ordine mondiale. Costruzione? da costruire col sacrificio e col sangue.
    Probabilmente Putin non è solo: un manipolo di folli lo sostengono e/o lo appoggiano; mica fa tutto da solo. Rabbrividisco.

    “Un nuovo mondo sta nascendo davanti ai nostri occhi. L’operazione militare russa in Ucraina ha inaugurato una nuova era, e contemporaneamente in tre dimensioni. E, naturalmente, nel quarto, russo interno. Qui inizia un nuovo periodo sia nell’ideologia che nel modello stesso del nostro sistema socio-economico, ma di questo vale la pena parlarne separatamente un po’ più tardi. La Russia sta ripristinando la sua unità: la tragedia del 1991, questa terribile catastrofe nella nostra storia, la sua dislocazione innaturale, è stata superata. Sì, a caro prezzo, sì, attraverso i tragici eventi di una guerra civile virtuale, perché ora i fratelli, separati dall’appartenenza all’esercito russo e ucraino, si stanno ancora sparando a vicenda, ma non ci sarà più l’Ucraina come anti- Russia. La Russia sta ripristinando la sua pienezza storica, riunendo il mondo russo, il popolo russo, in tutta la sua totalità di Grandi Russi, Bielorussi e Piccoli Russi. Se avessimo abbandonato questo, se avessimo permesso che la divisione temporanea prendesse piede per secoli, allora non solo tradiremmo la memoria dei nostri antenati, ma saremmo anche maledetti dai nostri discendenti per aver permesso la disintegrazione della terra russa. Vladimir Putin si è assunto, senza una goccia di esagerazione, una responsabilità storica decidendo di non lasciare alle generazioni future la soluzione della questione ucraina. Dopotutto, la necessità di risolverlo rimarrebbe sempre il problema principale per la Russia, per due ragioni fondamentali. E la questione della sicurezza nazionale, cioè la creazione dell’anti-Russia dall’Ucraina e un avamposto per l’Occidente per fare pressione su di noi, è solo la seconda più importante tra queste. Il primo sarebbe sempre il complesso di un popolo diviso, il complesso dell’umiliazione nazionale – quando la casa russa perse prima parte della sua fondazione (Kiev), e poi fu costretta a fare i conti con l’esistenza di due stati, non uno, ma due popoli. Cioè, o abbandonare la loro storia, concordando con le versioni folli che “solo l’Ucraina è la vera Russia”, o digrignare i denti impotenti, ricordando i tempi in cui “abbiamo perso l’Ucraina”. Restituire l’Ucraina, ovvero riportarla alla Russia, sarebbe sempre più difficile ogni decennio: la ricodifica, la derussificazione dei russi e l’incitamento ai piccoli russi-ucraini russi contro i russi acquisterebbero slancio. E in caso di consolidamento del pieno controllo geopolitico e militare dell’Occidente sull’Ucraina, il suo ritorno in Russia diventerebbe del tutto impossibile: dovrebbe lottare per questo con il blocco atlantico. Ora questo problema è sparito: l’Ucraina è tornata in Russia. Ciò non significa che la sua statualità sarà liquidata, ma sarà riorganizzata, ristabilita e riportata al suo stato naturale di parte del mondo russo. Entro quali confini, in quale forma si consoliderà l’alleanza con la Russia (attraverso la CSTO e l’Unione Eurasiatica o lo Stato dell’Unione di Russia e Bielorussia)? Questo sarà deciso dopo che la fine sarà inserita nella storia dell’Ucraina come anti-Russia. In ogni caso, il periodo della scissione del popolo russo sta volgendo al termine.

    E qui inizia la seconda dimensione della nuova era in arrivo: riguarda le relazioni della Russia con l’Occidente. Nemmeno la Russia, ma il mondo russo, cioè tre stati, Russia, Bielorussia e Ucraina, che agiscono in termini geopolitici come un tutt’uno. Queste relazioni sono entrate in una nuova fase: l’Occidente vede il ritorno della Russia ai suoi confini storici in Europa. E di questo se ne indigna a gran voce, anche se nel profondo dell’anima deve ammettere a se stesso che non potrebbe essere altrimenti. Qualcuno nelle vecchie capitali europee, a Parigi e Berlino, credeva seriamente che Mosca avrebbe rinunciato a Kiev? Che i russi saranno per sempre un popolo diviso? E nello stesso momento in cui l’Europa si unisce, quando le élite tedesca e francese stanno cercando di prendere il controllo dell’integrazione europea dagli anglosassoni e assemblare un’Europa unita? Dimenticando che l’unificazione dell’Europa è stata possibile solo grazie all’unificazione della Germania, avvenuta secondo la buona volontà russa (seppur poco intelligente). Sfrecciare dopo anche sulle terre russe non è nemmeno l’apice dell’ingratitudine, ma della stupidità geopolitica. L’Occidente nel suo insieme, e ancor di più l’Europa in particolare, non ha avuto la forza di mantenere l’Ucraina nella sua sfera di influenza, e ancor di più di prendere per sé l’Ucraina. Per non capire questo, bisognava essere degli sciocchi geopolitici. Più precisamente, c’era una sola opzione: scommettere sull’ulteriore crollo della Russia, cioè la Federazione Russa. Ma il fatto che non funzionasse avrebbe dovuto essere chiaro vent’anni fa. E già quindici anni fa, dopo il discorso di Putin a Monaco, anche i sordi potevano sentire: la Russia sta tornando.

    Più precisamente, c’era una sola opzione: scommettere sull’ulteriore crollo della Russia, cioè la Federazione Russa. Ma il fatto che non funzionasse avrebbe dovuto essere chiaro vent’anni fa. E già quindici anni fa, dopo il discorso di Putin a Monaco, anche i sordi potevano sentire: la Russia sta tornando.

    Ora l’Occidente sta cercando di punire la Russia per il fatto che è tornata, per non aver giustificato i suoi piani di profitto a sue spese, per non aver permesso l’espansione dello spazio occidentale ad est. Cercando di punirci, l’Occidente pensa che le relazioni con esso siano di vitale importanza per noi. Ma non è così da molto tempo: il mondo è cambiato, e questo è ben compreso non solo dagli europei, ma anche dagli anglosassoni che governano l’Occidente. Nessuna pressione occidentale sulla Russia porterà a nulla. Le perdite dovute alla sublimazione del confronto saranno da entrambe le parti, ma la Russia è pronta per loro moralmente e geopoliticamente. Ma per l’Occidente stesso, un aumento del grado di confronto comporta costi enormi – e i principali non sono affatto economici.
    L’Europa, come parte dell’Occidente, voleva l’autonomia: il progetto tedesco di integrazione europea non ha senso strategico pur mantenendo il controllo ideologico, militare e geopolitico anglosassone sul Vecchio Mondo. Sì, e non può avere successo, perché gli anglosassoni hanno bisogno di un’Europa controllata. Ma l’Europa ha bisogno di autonomia anche per un altro motivo: nel caso in cui gli Stati vadano in autoisolamento (a causa di crescenti conflitti interni e contraddizioni) o si concentrino sulla regione del Pacifico, dove si sta muovendo il baricentro geopolitico.

    Ma il confronto con la Russia, in cui gli anglosassoni stanno trascinando l’Europa, priva gli europei anche delle possibilità di indipendenza, per non parlare del fatto che allo stesso modo l’Europa sta cercando di imporre una rottura con la Cina. Se ora gli atlantisti sono felici che la “minaccia russa” unisca il blocco occidentale, allora a Berlino e Parigi non possono non capire che, avendo perso la speranza di autonomia, il progetto europeo semplicemente crollerà nel medio termine. Ecco perché gli europei dalla mentalità indipendente ora sono completamente disinteressati a costruire una nuova cortina di ferro sui loro confini orientali, rendendosi conto che si trasformerà in un recinto per l’Europa. Il cui secolo (più precisamente mezzo millennio) di leadership globale è comunque finito, ma sono ancora possibili varie opzioni per il suo futuro.

    Perché la costruzione di un nuovo ordine mondiale – e questa è la terza dimensione dell’attualità – sta accelerando, e i suoi contorni sono sempre più chiaramente visibili attraverso la copertura dilagante della globalizzazione anglosassone. Il mondo multipolare è finalmente diventato una realtà: l’operazione in Ucraina non è in grado di radunare nessuno tranne l’Occidente contro la Russia. Perché il resto del mondo vede e comprende molto bene che questo è un conflitto tra la Russia e l’Occidente, questa è una risposta all’espansione geopolitica degli atlantisti, questo è il ritorno della Russia del suo spazio storico e del suo posto nel mondo.

    Cina e India, America Latina e Africa, mondo islamico e sud-est asiatico: nessuno crede che l’Occidente guida l’ordine mondiale, tanto meno stabilisce le regole del gioco. La Russia non solo ha sfidato l’Occidente, ha dimostrato che l’era del dominio globale occidentale può essere considerata completamente e definitivamente conclusa. Il nuovo mondo sarà costruito da tutte le civiltà ei centri di potere, naturalmente, insieme all’Occidente (unito o meno) – ma non alle sue condizioni e non secondo le sue regole.”

    https://web.archive.org/web/20220226051154/https://ria.ru/20220226/rossiya-1775162336.html

  2. Psichiatrizzare Putin – come molta stampa occidentale sta facendo – è una pessima idea, che non vuol dire che dalle parti del Cremlino non ci siano paranoie e una crescente sensazione di accerchiamento. (Ma tale seduta psicoanalitica andrebbe fatta a 360 gradi, nei salotti televisivi come nelle cancellerie di mezza Europa). D’altra parte se da Mosca chiami oltre oceano, più volte, e nessuno ti risponde, prima o poi le paranoie prendono forma e si sostanziano in qualcosa di non buono. Davvero risibile e tardiva, a tal proposito, la proposta americana di ripristinare il telefono rosso. Vien da pensar male, ancor peggio della trappola tesa a Saddam Hussein 30 anni or sono… Ah già, ma così ragionano i complottisti. Ormai chi solleva dubbi finisce di default nella categoria.

  3. Pensavo più alla follia dell’Occidente in senso severiniano, più che a quella psichiatrica. Da una parte e dall’altra, certo, e da tutte le parti. E cecità, anche, nel non riuscire ad immaginare le conseguenze di un piano d’invasione preparato in anni e anni. O forse se lo immaginavano eccome? C’è mancato di veder brandire il libro sacro in nome della sicurezza e della pace. E d’altra parte quanto ottusi per non capire la portata di quello che si stava preparando, e non aver fatto niente per evitarlo. Perché era noto, a quanto pare. O forse qualcuno ci contava che prima o poi l’elefante avrebbe sbroccato. Compreso le decisioni prese con troppa facilità e leggerezza, come quella di inviare armi per aiutare il popolo ucraino a difendersi dall’invasore. Ma a che prezzo, che senso ha? Ora il patatrack è fatto, non si torna indietro. Sarà difficile ricomporre l’insieme. Ci saranno “sacrifici”, devastazioni, scorrerà il sangue. Non so che dire, sono, siamo disperati. Spero solo facciano in fretta a decidersi su come spartirsi il mondo, ‘ste merde di élite, che ognuno ceda qualcosa. Se potessimo prenderli tutti e spedirli su Marte…

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