Logica di potenza

Quel che ho capito (fin qui) di questa guerra, in 17 punti

1. Premessa: per capirci qualcosa spegnere la TV e, soprattutto, ricordarsi che l’informazione in questa fase è essenzialmente propaganda.
2. Seconda premessa: Putin non è pazzo, e psichiatrizzare (o animalizzare) i “nemici” non solo è una strategia perdente e un po’ infantile, ma ci riporta al punto 1 con enorme danno per la comprensione.
3. Lo scontro è essenzialmente geopolitico, solo in seconda battuta economico e in terza valoriale, anche se in una guerra contano tutte le variabili e gli elementi in campo, senonché questi possono essere percepiti diversamente dai vari attori.
4. La posta in gioco la conoscono ormai anche i bambini: la Russia non può tollerare che venga completato il puzzle di accerchiamento ai suoi confini, innanzitutto da parte della NATO.
5. L’invasione dell’Ucraina non ha lo scopo di conquistare l’Ucraina (tranne per la Crimea, già annessa nella precedente guerra, e immagino una zona di collegamento con la Russia), altrimenti l’esercito russo avrebbe adottato tutt’altra strategia e potenza di fuoco.
6. Dal punto di vista delle relazioni e degli equilibri internazionali è ovviamente una violazione di “norme” (ammesso esistano norme cogenti nell’anarchia geopolitica imperante), ma soprattutto di assetti precedenti, senonché nelle relazioni internazionali vige la logica di potenza – essendo l’Onu idealmente importante, ma priva di alcuna forza reale. E negli ultimi anni messa sempre più ai margini della scena (in primis dagli Usa).
7. Oltretutto Putin e il blocco russo che sta conducendo questa operazione, avranno attentamente osservato i precedenti geopolitici e militari, con interventi Nato, in particolare per quel che attiene la ex-Jugoslavia e il Kossovo.
8. Sulla resistenza ucraina: potrà resistere molto poco, direi che dovranno capitolare a breve, a meno che non vogliano pagare un prezzo ancora più alto di vittime civili e di distruzione (al momento limitata ad obiettivi strategici, non certo a tappeto come sembrano volerci far credere i media).
9. Sull’appoggio euroamericano: potrà essere limitatissimo, far arrivare armi agli ucraini servirà solo a ritardare la capitolazione e ad aumentare il costo in vite umane. E ad irritare sempre di più Mosca (già Polonia e Ungheria si stanno smarcando).
10. Nel caso dovesse esserci un appoggio più attivo, Mosca risponderebbe con un allargamento del conflitto. Una parte della popolazione russa è probabile sia pronta a pagarne il prezzo, dubito fortemente lo siano gli europei.
11. E qui veniamo a qualche faccenda sovrastrutturale: si dipinge questo scontro di nuovo come “scontro di civiltà”, autocrazie contro democrazie, spiritualismo contro materialismo, stili di vita contrapposti, ecc.ecc. Può anche essere ci siano anche questi elementi a contare, personalmente terrei più d’occhio l’obiettivo generale di un mondo multipolare.
12. Che si scontra però con il desiderio occidentale di allargare a tutto il pianeta il suo modello e stile di vita (cosa in parte avvenuta con l’economia di mercato, la globalizzazione, i sistemi produttivi e di consumo, la libertà di circolazione – solo per alcuni in verità, ecc.). Ma ci sono dei limiti strutturali a questa espansione, e l’Occidente deve prenderne atto. Il mondo è un po’ più vasto e vario, e duro e meno malleabile al denaro e alle sue “libertà” di quel che esso pensava.
13. D’altro canto le “democrazie” occidentali sono sempre di più tecnocrazie del denaro, e finché i cittadini (per lo meno una parte) godono di uno status privilegiato rispetto alle aree impoverite del mondo, il gioco potrà reggere. Ma cosa succederà se altre crisi (com’è ben probabile) dovessero aprirsi? Sembra che epidemie, guerre (e chissà: perfino carestie) siano tornate in scena. Basta un aumento della siccità e interi territori potrebbero svuotarsi.
14. Non prendo nemmeno in considerazione l’ipotesi nucleare (i russi di certo non la stanno considerando, men che meno i governi occidentali). Dopotutto ci sono forse più guerrafondai tra i giornalisti e alcuni invasati opinionisti che non tra i generali. Se però si continuerà a soffiare sul fuoco, chi potrà escluderlo?
15. Cosa possiamo fare noi? Bush (mi pare padre) disse una volta che in campo c’è anche la potenza del movimento pacifista (io preferisco sempre dire antimilitarista). Non credo che questo smuoverà nulla nell’immediato, i russi vorranno raggiungere i loro obiettivi, e né la resistenza ucraina né un grande movimento internazionale li farà arretrare. Ci piaccia o no: si chiama logica di potenza, e non sono i soli ad esercitarla. Magari, però, potrà servire a far crescere la coscienza del mondo in cui ci troviamo a vivere, della sua complessità e delle poste in gioco, al di là del nostro ombelico.
16. Ci sarebbero da dire molte cose anche sui profughi (quelli di serie A e di serie B), sulla “denazificazione”, sul rischio sempre incombente del nazionalismo e dello sciovinismo, sulla militarizzazione del linguaggio, sull’uso spesso improvvido delle comparazioni storiche (la “resistenza”, un nuovo 1914, ecc.ecc.) – ma dovrei continuare a scrivere a lungo. Per ora mi fermo qui e concludo con la questione al momento più urgente.
17. Ovvero, fare il più possibile pressione affinché si arrivi ad un tavolo di trattative reali, magari con la regia cinese. Senza troppe illusioni: la Russia vorrà ottenere i suoi obiettivi, ovvero neutralità dell’Ucraina (che mi pare ragionevole), riconoscimento dell’annessione della Crimea e delle repubbliche autonome del Donbass (verranno invocati i precedenti jugoslavi). Certo, Zelensky invoca per contro un appoggio massiccio, e quasi ogni giorno l’inizio della terza guerra mondiale.
C’è qualcuno disposto seriamente a seguirlo?

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

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