Emergocrazia

L’impressione generale che ho di questo momento storico-politico – impressione, non analisi – è che dopo un periodo “democratico” durato un paio di secoli – dall’Illuminismo alla Decolonizzazione – si torni all’antico, con la restaurazione di sistemi oligarchici e autoritari, ma soprattutto con una nuova concezione della sfera politica: tutto è emergenza. D’ora in poi – in verità già da qualche decennio a questa parte – il nuovo modo di governare e di concepire la politica sarà emergenziale. Dunque dopo la breve pausa “democratica”, un ritorno in pompa magna di oligarchie, monarchie, tirannidi – ma con l’ausilio essenziale dell’efficienza tecnoscientifica (ciò che insieme crea e risolve e però ricrea le emergenze)
La stagione democratica – grosso modo a partire dall’Illuminismo e dal giacobinismo roussoiano e rivoluzionario, seguiti da tutti i tentativi popolari di appropriarsi del potere e di riplasmare le società in senso orizzontale, e non più verticale, non solo nell’Europa dei movimenti socialisti, comunisti, operai, ma anche nelle sue colonie, attraverso tutti i processi di decolonizzazione novecenteschi – sembra già volgere al termine, e infrangersi di fronte alle emergenze: demografiche, energetiche, sanitarie, migratorie, geopolitiche e militari, climatiche, ambientali, ecc. La democrazia deve essere sostituita da una emergocrazia (o come la si voglia chiamare), una forma dell’organizzazione sociale contraddistinta da una permanente mobilitazione totale, ma agita e comandata dall’alto (dai tecnici, dagli scienziati, dalle élites). Continua a leggere “Emergocrazia”

Internazionale nera

In questo saggio molto interessante del medico e storico Federico Perozziello, si va alla ricerca delle ragioni ideologiche, storiche e culturali dell’intreccio tra scienza, medicina, nazismo ed eugenetica.
Un esempio: Madison Grant (1865-1937) era un avvocato ed antropologo americano, sostenitore della superiorità della razza nordica europea, che argomentò nel saggio Il passaggio della Grande Razza (1916). Libro che suscitò grande interesse da parte di Hitler, e dell’ideologo del regime Rosenberg (insieme ai “classici” del razzismo europeo Gobineau e Chamberlain). Grant promuoveva una politica di selezione e sterilizzazione forzata, nelle carceri, negli ospedali, nei manicomi, comprendendo anche le “razze senza valore”. (Interessante notare come accanto alle idee eugenetiche più radicali convivesse un animo ecologista e molto sensibile nei confronti delle specie in pericolo di estinzione).
Bene, il programma teorico di Grant divenne prassi giuridica negli Stati Uniti nei primi decenni del XX secolo (primo stato fu l’Indiana nel 1907), con decine di migliaia di sterilizzazioni. Programma cui aderì subito dopo anche la Svezia. Il regime nazista trovò quindi un terreno molto fertile, teorie e pratiche già pronte, ed è incredibile notare come Hitler si complimentasse con Grant e con la politica americana di annientamento di un’etnia “inferiore” (senza valore!) come quella degli Indiani d’America.
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Perché non possiamo non essere anti-americani

Una delle questioni che torna inevitabilmente alla ribalta nella guerra in corso (che ormai è del tutto fuorviante chiamare “russo-ucraina”), è la nostra posizione – degli antimilitaristi, della sinistra radicale, dell’Italia, ma anche dell’Europa – nei confronti degli USA, e della loro propaggine militare nel vecchio continente.
Dietro la facciata della Russia imperiale e aggressiva, si nasconde in realtà uno scontro a tutto campo tra potenze, con al vertice il destino del dominio globale americano.
L’America – che già nel nome è una sineddoche che si espande su tutto il continente, il caro vecchio “cortile di casa” – fin dalla fine della seconda guerra mondiale è andata consolidando un impero globale fatto di merci, finanza, basi militari (quasi 700 in oltre 70 paesi, con 270mila soldati dislocati), con una enorme capacità di diffondere e spesso imporre un certo immaginario e stile di vita, che nella sua narrazione sarebbe una sorta di compimento universale del meglio della storia umana, un vertice antropologico veicolato dall’Occidente.
Ma dietro questa colonizzazione dell’immaginario, c’è il dato duro e puro del controllo della materia (energia, mercati, denaro e – soprattutto – sistema militare: quando non basta la dissuasione morale o l’imperativo economico, si passa alla forza bruta: le guerre americane sono state innumerevoli: “Gli USA sono stati coinvolti in vari tipi di conflitto armato per 227 anni dei 245 della loro breve storia con circa 124 scontri armati”.)
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