Sfumature

Qualche sera fa, nel corso di un incontro “antagonista” su salute pubblica, pandemia, guerra, scienza e controllo sociale, nel dibattito seguito alla relazione è emerso il tema delle “sfumature”.
La relatrice – l’amica Nicoletta Poidimani – aveva evocato nel suo lungo e articolato intervento la questione del riduzionismo: in questi mesi di delirio guerrafondaio si è parlato spesso di “complessità” e del rischio di semplificare il reale, fino a renderlo incomprensibile (o una pappa sentimentale fatta di buoni e cattivi).
Nel biennio pandemico – sindemico e pandelirante – abbiamo assistito e vissuto sistematicamente a fenomeni di riduzione binaria, contrapposizione amico/nemico, simulazione di guerre civili, creazione di capri espiatori, streghizzazione, militarizzazione (nel linguaggio e nella prassi: occorre ricordare che la vaccinazione di massa in Italia è stata gestita da un generale).
Poi la guerra, che cova sempre, anche se da qualche altra parte, è arrivata. E allora il binarismo, lo stare di qua o di là, il bianco e nero, lo schema guelfi/ghibellini, si è riproposto pari pari.

Le posizioni dei compagni si sono rimescolate e riposizionate, con rovesciamenti quantomai curiosi: feroci vaccinisti che avevano assunto posizioni fanatiche e poliziesche contro le streghe novax in nome della salute pubblica e della scienza, si sono trovati dall’altra parte della barricata, streghizzati e putinizzati a loro volta.
Ma tutto questo è continuato ad avvenire all’insegna della mancanza di sfumature: bianco o nero, niente scala di grigi, niente differenze.
“Sfumatura” non è da intendere qui (solo) come una categoria estetica, ma come una rappresentazione della realtà multiforme, non riducibile a schemi, cataloghi, caselle, ortopedie precostituite. Ovvero, a quell’ordine predeterminato del tutto funzionale a chi detiene il potere, che vorrebbe imbrigliare e ingabbiare ogni cosa.
Sappiamo bene che tale schematismo privo di sfumature e rissaiolo è oggi tipico dei social, dei media, della ipercomunicazione cui siamo continuamente sottoposti, attraverso sollecitazioni e tensioni crescenti, al limite dell’isteria – ciò che nella propaganda di guerra viene ancor più esacerbato. Ma tutti i dispositivi politici e culturali erano già pronti all’uso, rodati ed affinati nel corso della pandemia.
Secondo questa narrazione, le linee della realtà non possono essere sfumate, variegate, intrecciate, men che meno contorte, contraddittorie o caotiche. Per poter essere gestita e controllata, la realtà sociale viene ridotta ai suoi minimi termini, superficializzata e semplificata. Soprattutto devono saltare i nessi causali, le relazioni più articolate, e pure quelle meno visibili, che stanno nelle profondità del sottosuolo storico. Non che il potere – che è sapere – non si occupi di complessità e sfumature; ma, appunto, è il potere (economico, militare, politico) a doversene occupare in esclusiva e quel che infine deve apparire dal suo cappello illusionistico è lo schema binario bene/male, bianco/nero, amico/nemico: o con me o contro di me.
Il pensiero critico delle sfumature, il pensiero antimilitarista, il pensiero marxista e materialista non può accettare alcun diktat riduzionistico calato dall’alto – sia esso militare o salutista o scientista. Anche perché dietro quell’ordine – che strano! – si sente sempre odore di soldi e di privilegi da conservare a tutti i costi. Anche a costo di una guerra.

[p.s. Una vita fa, durante il mio primo esame di filosofia, il professor Giovanni Piana mi fece una domanda relativa ad un testo di Hume sulla percezione, e sulla nostra capacità di graduarla e adattarla alle infinite pieghe dell’essere – e credo che proprio sfumature fosse il termine che utilizzò, rendendomelo con l’esempio dei colori. O qualcosa del genere, dato che – all’epoca digiuno di filosofia – non ci capii granché. Data forse da allora il mio essere sospettoso nei confronti di tutte le tabelle, gli incasellamenti, le semplificazioni, le riduzioni. La realtà più che essere compresa ci comprende, ci eccede e trascende sempre. La nostra capacità di dominarla è piuttosto effimera e illusoria, mai dimenticarlo].

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

1 commento su “Sfumature”

  1. Da noi, più che di sfumature, si parla di “varie facce della medaglia”. Il problema di oggi è che c’è troppa gente che blatera, soprattutto quelli che dovrebbero stare zitti, poiché “ignorano” il vero contesto delle faccende. Ma, come è evidente, basta saper usare la rete e scaraventarci dentro ogni sciocchezza e si troverà sempre qualcuno che ci crede. A mio avviso, questo eccesso di comunicazione ha prodotto molta ignoranza e superficialità.

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