Per Cloe

«Oggi la mia libera morte, così tutto termina di ciò che mi riguarda. Subito dopo la pubblicazione di questo comunicato porrò in essere la mia autochiria, ancor più definibile come la mia libera morte. In quest’ultimo giorno ho festeggiato con un pasto sfizioso e ottimi nettari di Bacco, gustando per l’ultima volta vini e cibi che mi piacciono. Questa semplice festa della fine della mia vita è stata accompagnata dall’ascolto di buona musica nella mia piccola casa con le ruote, dove ora rimarrò. Ciò è il modo più aulico per vivere al meglio la mia vita e concluderla con lo stesso stile. Qui finisce tutto. Addio. Se mai qualcuna o qualcuno leggerà questo scritto».

Evidentemente siamo in tanti a leggere questo scritto. Che non ci può non turbare. Se fosse la libertà che va cercando / come sa chi per lei vita rifiuta di dantesca memoria, potremmo solo sostare rispettosi sulla soglia di una scelta estrema. Ma così non è. Anche se da quelle – bellissime – parole vengono evocate la libertà e la festa, l’epicureo bicchiere di vino mentre si fa un ultimo bagno caldo (il calore di Simone Weil!) – esse ci parlano di una tragica solitudine, di una terra bruciata cresciuta negli anni.
In questo caso si chiama transfobia (e serve eccome una legge che tuteli persone più esposte all’esclusione quando non alla nientificazione), ma dovremmo sempre interrogarci sul nostro sguardo nei confronti di ogni alterità. Uno sguardo che può non vedere, ferire, fino a cancellare. Quei piccoli atti di nazismo che trovano sempre terreno fertile nelle nostre alienate società.
Qualcuno che potrebbe diventare capo del governo, solo qualche giorno fa ha urlato slogan orribili a proposito di identità, ideologia “gender”, lobby LGBT e quant’altro.
Il partito delle fobie ha sempre un largo seguito, ed è trasversale. Il fanatismo trova sempre i suoi cultori e le sue vittime.
Cloe Bianco – la professoressa Bianco – è una di quelle vittime. Facciamo sì che quell’atto libero e disperato di “autochiria” serva a qualcosa e a qualcuno. L’unica cosa sensata che ci resta è questo “prendersi cura” dell’altro.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

4 pensieri riguardo “Per Cloe”

  1. Non conoscevo questo fatto di cronaca, anche perché, ormai da quattro anni, mi rifiuto di ascoltare telegiornali e di leggere quotidiani. La solitudine non appartiene solo ai “diversi”, di qualsiasi diversità si sia. Si è soli anche quando si è malati, poveri, vecchi, stranieri, emarginati, delusi…sono molte le solitudini intorno a noi, o nostre, e c’è pure chi se ne va in silenzio, senza chiasso, senza drammi, senza lasciare spiegazioni, senza clamore assordante che, alla fine, non serve a nulla, non cambierà il mondo, perché siamo noi a dover cambiare, comunque, se ne abbiamo voglia.

  2. Una storia tristissima per noi che restiamo e che non abbiamo saputo, voluto prenderci cura di Cloe.
    Gli dedico, in una postuma mia inutilità, un passo di Marquez. Che sia come Remedios, creatura bellissima e immortale.

    “La casa si riempì d’amore. Aureliano lo espresse in versi senza principio e senza fine. Li scriveva sulle ruvide pergamene che gli regalava Melquiades, sui muri del bagno, sulla pelle delle braccia, e in tutti i versi Remedios appariva trasfigurata: Remedios nell’atmosfera soporifera delle due del pomeriggio, Remedios nella taciturna respirazione delle rose, Remedios nella clessidra segreta dei tarli, Remedios nel vapore del pane all’alba, Remedios dappertutto e Remedios per sempre.”( Gabriel Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine)

    Buon sabato, caro Mario.

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