La forza

Rialza la testa il patriarcato, avanza il lavoro servile, arretra l’autodeterminazione.
Con la parola “autodeterminazione” occorre intendere quell’insieme di “diritti” – che io preferisco chiamare affermazioni ontologiche, libera espressione delle forme di vita – che fanno sì che i soggetti plurali, nel loro essere corpi, menti, anime o quel che intendono essere, possano autorealizzarsi in maniera onnilaterale.
Da questo punto di vista non c’è alcuna distinzione tra diritti sociali, economici o civili, e nemmeno tra diritti individuali e collettivi. Tutti si tengono, tutti avanzano o arretrano insieme.
Ciò vuol dire che ogni ostacolo a questa autoaffermazione ed autorealizzazione – alla autodeterminazione di ciascuna soggettività – legittima l’uso della forza. Ciò che impedisce il libero fluire della vita deve essere tolto di mezzo.
La forza dei corpi e dei soggetti contro i loro poliziotti e controllori, contro i loro sfruttatori, contro i loro imbonitori, contro ogni disciplinamento.
La forza è inscritta in ciascun essere vivente.
La forza abbatte ogni gerarchia.
La forza che libera è il motore della storia.