Sgretolamento

L’idea che sia tutto da ripensare non può non sfiorarci.
È probabile che in ogni passaggio storico percepito come critico – come quando un mondo si sgretola e ancora non si avverte il profilo del successivo – questa sensazione di inadeguatezza sia una costante: anche se oggi ci sembra più diffusa del solito.
Lo è in particolare da qualche decennio – con una spinta ulteriore negli anni ‘20 del XXI secolo – proprio perché i processi sembrano sfuggire alla nostra comprensione. L’accelerazione tecnologica, le sfide cognitive (pandemia ma non solo), la crescita della coscienza del nostro impatto sugli ecosistemi, l’avvento di un nuovo – conflittuale – sistema geopolitico a vocazione multipolare – alla vigilia della meta demografica degli 8 miliardi di umani: tutto questo sembra “troppo” per le categorie di comprensione a cui eravamo abituati.
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Ma le cose ci hanno sopraffatto

«Ma le cose ci hanno sopraffatto. Mentre le produciamo in massa, ogni giorno in masse più grandi, ci siamo abituati a prendere sul serio solo ciò che è una cosa sufficientemente concreta. Ormai vediamo e udiamo soltanto oggetti. Sentiamo oggetti. Le visioni degli audaci sono piene di oggetti. Tutto è disposto per produrre e distruggere oggetti. La terra, che è un oggetto rotondo, deve finire nelle mani del più avido, e questo è tutto. Gli oggetti, fabbricati in massa, devono essere ripartiti equamente; e questo è tutto. Queste due concezioni, abbastanza estreme, offrono la gradita occasione di distruggere al tempo stesso tutta la vita e gli oggetti.
Dov’è l’uomo che non disprezza le cose, solo perché vuole averle? Dov’è l’uomo che si meraviglia, si meraviglia di ciò che non toccherà mai?»

[E. Canetti]

Tenero Mahler

(Ieri pomeriggio, passeggiando nel bosco riarso, ascoltando Mahler)

La Nona Sinfonia di Mahler – l’ultima compiuta – è stata spesso indicata come la sinfonia della dissoluzione. Specie nell’Adagio finale il compositore austriaco sembra voler prendere congedo dal mondo attraverso la disgregazione del suono, fino a spingersi alle soglie del silenzio.
Ma non è proprio così. O non è solo così.
È vero, il mondo sembra disgregarsi dinnanzi ai nostri occhi. L’arsura del bosco, la terra così polverosa sotto i passi leggeri, fanno impressione. I ghiacciai che si liquefanno. Gli umani che si frantumano le ossa, che distruggono i territori, che spezzano i fili che li legano. E su ogni cosa, l’angoscioso avanzare di un sentimento della fine, di una catastrofe imminente.
Mahler non vide quel che sarebbe poi successo nel Novecento, ma forse ne aveva sentore. Ciò nonostante questa ultima sinfonia è soprattutto una carezza a quel mondo in bilico – a tutte le sue creature. Pur con dissonanze, suoni lugubri e danze macabre, quel che resta alla fine è il filo di un canto delicato fino alla trasparenza. Un guardare al mondo con infinita tenerezza.
Mahler ci sta parlando ancora, più di ieri.

Impronte globali

Qualche considerazione sparsa sullo Strategic Concept NATO 2022.

1) Ne vien fuori una sorta di documento ideologico-strategico a tutto campo, nel quale si sostiene – in soldoni – che di qua c’è il bene e di là c’è il male. Noi siamo benigni, loro sono maligni. I nostri sono i valori buoni, i loro no.

2) In prima istanza “loro” sono i cattivi del momento (Russia – descritta come il nemico numero 1, il grande destabilizzatore dell’ordine internazionale – a seguire una non meglio specificata minaccia terroristica, Iran, Corea del Nord, insomma i soliti stati-canaglia, cui aggiungere a piacere varie entità non-statali).

3) Ma l’articolo 13 del documento – che indica nella Repubblica Popolare Cinese la principale sfida sistemica – ne esplicita il cuore: “La RPC usa una vasta gamma di strumenti politici, economici e militari per aumentare la sua impronta globale (global footprint)” – anche se (sottinteso: a differenza nostra che siamo trasparenti) il suo progetto strategico resta opaco.

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