Sgretolamento

L’idea che sia tutto da ripensare non può non sfiorarci.
È probabile che in ogni passaggio storico percepito come critico – come quando un mondo si sgretola e ancora non si avverte il profilo del successivo – questa sensazione di inadeguatezza sia una costante: anche se oggi ci sembra più diffusa del solito.
Lo è in particolare da qualche decennio – con una spinta ulteriore negli anni ‘20 del XXI secolo – proprio perché i processi sembrano sfuggire alla nostra comprensione. L’accelerazione tecnologica, le sfide cognitive (pandemia ma non solo), la crescita della coscienza del nostro impatto sugli ecosistemi, l’avvento di un nuovo – conflittuale – sistema geopolitico a vocazione multipolare – alla vigilia della meta demografica degli 8 miliardi di umani: tutto questo sembra “troppo” per le categorie di comprensione a cui eravamo abituati.
In particolare è proprio questa frizione tra una forma mentale pregressa, la nostra abitudine a pensare il mondo in un certo modo, sotto determinate categorie – e il riproporsi del mondo in nuovi modi che appaiono sempre più sfuggenti, come se quelle categorie non lo afferrassero più e girassero a vuoto – è questa frattura ad essere (almeno da me) più drammaticamente avvertita.
Categorie non solo politiche o storiche, ma anche etiche ed antropologiche.
La sensazione è dunque quella che saranno le nuove strutture – quali esse siano – ad imporci nuove categorie per poterle rappresentare e pensare, obbligandoci così ad aggiornare, quando non a deporre le vecchie.
Non è certo una novità nel divenire umano: la storia funziona proprio in questo modo, attraverso continue giravolte dialettiche, crisi e conflitti. E più queste crisi sono ampie e profonde, più emergerà l’inadeguatezza delle vecchie idee e mentalità e, però, l’impreparazione – se non l’impossibilità – di affrontare il nuovo con le vecchie categorie.
È forse questa la ragione per cui la storia è essenzialmente un insieme di pagine fosche e spesso sanguinose, e non un pacioso svolgersi di cambiamenti pilotati razionalmente.
L’ignoto ci sovrasta e ci impone nuovi adattamenti.
L’illusione marxista – o per lo meno quel che in questo momento appare come illusione – era di poter prendere in mano col potere anche le leve della razionalità storica per un progresso collettivo organico, addirittura universale. La “fine della storia” con un fine determinato, illuminato, salvifico – un messaggio potentissimo dopo il tramonto del cristianesimo. Una fede in terra, non più in cielo.
Un’illusione che è poi l’illusione politica complessiva dell’Occidente, e la sua crisi più grave, ciò che ne sta minando le fondamenta – e che ora si scontra con un mondo ben più vasto e irriducibile a sé. Sarà sempre di più il non-Occidente a riplasmare il mondo.

Ma mi fermo qui, per ora, oltre non saprei andare: mi fermo a fissare quel dilemma, quell’inappropriatezza, quel vedersi sovrastati da un accadere tempestoso, con la sensazione di esserne superagiti – col sorgere della domanda inevitabile: che cosa penso, quando penso qualcosa, oggi? Che cosa riesce ad afferrare, davvero, la mia mente?
Senza una risposta a questa domanda, che senso ha il mio agire?
Naturalmente tutto ciò va girato collettivamente – se è vero che un individuo né pensa né agisce, se non in una dimensione comune.
Ma forse anche tutto questo va ripensato…

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

3 pensieri riguardo “Sgretolamento”

  1. Grazie per la conclusione aperta, che ci lascia con delle domande fondamentali considerate in una prospettiva “collettiva”, “comune”. Da soli non siamo nulla ed ogni nostra azione, ogni nostro pensiero ha senso solo in una prospettiva comune. Una bella scoperta questo blog!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: