La verità (orwelliana) della guerra

Visto ciò cui abbiamo assistito in questi 9 mesi (ma direi in questi ultimi anni), e andando con un po’ di memoria alla storia, ciò che ci dovrebbe agghiacciare è l’esilità del concetto di verità. Non sto parlando di “verità assolute”, ma di verità fattuali, verificabili con i sensi e con la ragione.
Basti pensare alle variabili narrative dell’incidente polacco dell’altro ieri: ciò che lì conta non è davvero quel che è successo, ma quel che si decide che sia successo – quel che il soggetto o i soggetti che hanno il maggior interesse e la maggiore potenza di fuoco propagandistica per affermare quell’interesse, decidono che sia la verità del momento.
La memoria va alla pistola fumante di Bush (e dell’alleato Blair), le fialette di antrace esibite per giustificare e scatenare la seconda guerra all’Irak.
Il fatto che in questa fase Biden abbia deciso di bloccare il delirio guerrafondaio di Zelensky o che il governo polacco abbia fatto una frettolosa retromarcia, non modifica la sostanza del problema – e ciò vale anche per l’altro fronte propagandistico, dove la guerra continua ad essere pervicacemente denominata “operazione speciale” secondo una neolingua di stampo orwelliano.
Ma ciò era chiaro (o doveva esserlo) fin dall’inizio: la guerra semplifica/distorce la realtà e riduce la verità a sua volta ad uno strumento di guerra. La guerra uccide la ricerca della verità. Siamo così appesi al filo delle verità decise di volta in volta dai guerrafondai. Verità brandite, plasmate, nascoste – che forse un giorno gli storici proveranno a ricostruire e decifrare. E i filosofi a criticare e ripensare – sul volo crepuscolare della nottola di Minerva. Ma oggi sono “verità” che si tramutano nel giro di un lancio d’agenzia in bombe, missili, distruzione e morte.

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Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

2 pensieri riguardo “La verità (orwelliana) della guerra”

  1. Buona giornata, grazie per l’obiettività, è un piacere e fa bene al cuore all’anima leggere e constatare che ci sono ancora persone in questa società di nuovi apedeuti, che usano la testa per pensare e non solo per pettinarsi. Buon tutto e un cordiale saluto. G. C.

  2. Perfettamente d’accordo . L’ uso distorto e micidiale delle Verita’ fattuali , comprese le cosiddette Verita’ assolute , morali , metafsiche e religiose , sono lo strumento ontologico
    con cui l’ Uomo quotidianamente si fa ad un tempo vittima e carnefice , propugnatore della liberta’ per se e la segregazione e la prigionia per altri .

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