Il bacio dei contraddittori

Ascoltavo o leggevo distrattamente in questi giorni le discussioni a proposito di pos, denaro contante e dintorni, con tutte le stranezze e i rovesciamenti del caso: sinistri che invocano la libertà elettronica di pagare, destri che criticano le banche, e poi le solite immagini evocanti rotoli di banconote che circolano negli ambienti mafiosi o dell’economia nera, sommersa, informale, ecc.
Certo, non si tratta di quisquilie, visto che l’uso del denaro attiene alla vita quotidiana e alla socialità. Ma al di là delle questioni specifiche, non può non tornarmi in mente ogni volta quel che a proposito del denaro dice Marx, fin dai giovanili Manoscritti economico-filosofici. Per noi maneggiarlo (in verità sempre meno) è normale e scontato, ma non sarebbe male, ogni tanto, chiedersi che cos’è – perché tutto è il denaro tranne qualcosa di immediatamente chiaro, un po’ come la merce. Sono oggetti strani, sfuggenti, imbrogliati e quasi metafisici, per riprendere il linguaggio marxiano.
Di certo il denaro è una “potenza”: io, tramite di esso, “posso tutto ciò che un cuore umano desidera”, e trasformo ogni impotenza nel suo contrario.
A maggior ragione, che le “potenze estranee” ne abbiano il monopolio – anche tecnologico (del resto che cos’è il denaro se non una tecnica?) – dovrebbe farci riflettere: noi riversiamo in quel circuito di astrazioni, sempre meno sotto il nostro controllo, la nostra stessa essenza, addirittura il bene sociale più prezioso, quello delle relazioni umane, del tutto alienate ed espropriate in quell’oggetto così astratto, ma così necessario anche solo per respirare.
Quando poi il denaro interseca l’altra grande potenza estranea del nostro tempo – la meccanizzazione della vita, la sua artificializzazione – allora sì che c’è da fermarsi a riflettere un po’ più a fondo: a chi consegniamo queste potenze sempre più estranee? Chi le controlla e per farci che cosa? Che poi siano sempre meno gli stati e sempre più gli enti privati – sempre meno la politica e sempre più le macchine e gli algoritmi – non dovrebbe forse causarci qualche brivido?
Certo, è infinitamente più comodo automatizzare tutto – la vita comoda è una frontiera che ci piace parecchio – però occorrerebbe vederne anche le ombre: che cosa ce ne facciamo di questo tempo liberato? Non aumentano forse i fili invisibili e le catene – per quanto dorate – che ci tengono avvinghiati ad un sistema sempre più infernale, anche se luccicante in superficie?

Marx – che definisce il denaro “il potere espropriato dell’umanità”, un ente astratto e fuori controllo, che sovverte ogni cosa e “costringe i contraddittori a baciarsi” – chiude la sua trattazione evocando un mondo che ama senza provocare amore – un mondo sterile, impotente, che diventa una sventura.

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Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

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