Archive for the ‘ECOSOFIA’ Category

Progresso impersonale

martedì 23 giugno 2020

Aldo Schiavone apre il suo ultimo saggio Progresso con quella che definisce giustamente un’icona del pensiero del Novecento, ovvero il testo con cui Walter Benjamin interpreta il dipinto di Klee Angelus Novus. Direi che è il caso di riportarlo per intero:

«C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta».

Ho sempre trovato il passo di Benjamin infinitamente più bello del quadro di Klee – opera che il filosofo aveva acquistato a Monaco nel 1921, e per il quale nutriva una smisurata adorazione. Schiavone utilizza l’icona-simbolo di una filosofia antiprogressiva e pessimista della storia, per affermare non tanto l’ideologia delle magnifiche sorti e progressive irrise da Leopardi, quanto un fatto incontrovertibile: gli umani non sono mai stati così potenti, longevi, sicuri, dominanti sulla Terra come in questo momento della loro storia.
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Bat Woman

venerdì 5 giugno 2020

La virologa cinese Shi Zhengli studia da oltre 15 anni i coronavirus. Nella grotta di Shitou (sud-ovest della Cina) lei e la sua squadra di cacciatori di patogeni hanno scoperto centinaia di coronavirus nei pipistrelli (specie-serbatoi dei virus), una vera e propria “biblioteca genetica naturale”: la maggior parte di quei virus è innocua, ma decine appartengono allo stesso gruppo della SARS. Se ne stimano comunque diverse migliaia, ancora da studiare.

Ora: «con l’aumento delle popolazioni umane che occupano sempre di più gli habitat degli animali selvatici, i cambiamenti senza precedenti nell’uso dei suoli, il trasporto in tutto il mondo di selvaggina e bestiame e dei relativi prodotti e il forte aumento dei viaggi nazionali e internazionali, lo scoppio di pandemie di nuove malattie è quasi una certezza matematica».

Shi Zhengli ci mette in guardia anche dalle malattie che colpiscono gli allevamenti di suini (come la SADS, che al 98% possiede la medesima sequenza genomica di un coronavirus): casi di zoonosi sono altamente probabili, tanto più che i sistemi immunitari umano e suino sono molto simili.

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Libito fé licito

martedì 28 aprile 2020

Traccio un triangolo, e nomino ciascun vertice coi seguenti nomi: scienza, filosofia, desiderio. La trovo una figura interessante. E che abbia a che fare con il tempo del contagio. Ora spiego perché.
Partiamo proprio dal tempo sospeso che stiamo vivendo: l’epoca del contagio ha fatto collassare innanzitutto il tempo (o i tempi plurali della nostra vita). Si è detto in tutte le salse che la prima sensazione è proprio quella della sospensione, del congelamento, della contrazione (insieme alla dilatazione spaziale, orrendamente simbolizzata dal distanziamento sociale).
Il primo vertice temporale allude all’appuntamento quotidiano – anzi costante e pressante e saturante – con la scienza, che scandisce il tempo del contagio. Virologi, epidemiologi, infettivologi, ricercatori e scienziati sono assurti a sacerdoti di questo tempo. I tempi (e la curva) del contagio, la corsa per trovare la cura, i tempi del vaccino – che forse (ma non è sicuro) ci immunizzerà.
Il secondo vertice è il più sfuggente, problematico – e senz’altro inutile. Sull’inutilità della filosofia si è detto molto – inutile in quanto non finalizzata, non specializzata, non piegata ad uno scopo determinato, perché se si tratta di indagare la verità e il senso delle cose non ci può essere di nessuna utilità immediata. Ecco: partiamo proprio da questo sfuggire della filosofia alle dinamiche comuni della temporalità per ricostruire il triangolo e dargli un significato compiuto.
Inutile chiedere alla filosofia di darci una risposta ora. La filosofia non ha risposte immediate o istantanee (se le avesse sarebbe una filosofia truffaldina, una non-filosofia) – e quando ne ha sono risposte spesso scomode, che ambiscono a valere sempre, o mai, o comunque in una dimensione temporale altra rispetto al qui e all’ora dello scopo, della finalità – dell’utilità, come si diceva prima. Mai, perché potrebbe non arrivare la risposta attesa o potrebbe essere rinviata all’infinito, in un’eco insopportabile della domanda. La filosofia – per quanto rifletta sul tempo ed è, hegelianamente, il tempo appreso e concentrato in se stesso – ha a che fare con la dimensione dell’intemporale, dell’eterno. Se si vuole, del mistero e dell’ignoto.
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Le parole del contagio in video: dedicato agli amici e amiche del gruppo di discussione filosofica (e non solo)

lunedì 6 aprile 2020

Le parole del contagio

lunedì 30 marzo 2020

La morte – come da un’alta vetta –
riformula i criteri di giudizio
e ciò che non credemmo
ora scorgiamo chiaro
(Emily Dickinson)

«Non ho visto, pertanto, nient’altro da fare che provare, come chiunque altro, a sequestrarmi a casa mia e nient’altro da dire che esortare chiunque altro a fare lo stesso», così scrive Alain Badiou.
E alla domanda: “Che cosa possiamo imparare dal virus?”, Massimo Cacciari risponde seccamente: Nulla. A stare fermi un po’. Cosa volete imparare? Basta con questa retorica che dalle difficoltà si esce migliori. Il nostro cervello è lo stesso di 100.000 anni fa…

Qualcuno si sarà senz’altro chiesto che cosa può dire o fare la filosofia di fronte ad un evento come quello che stiamo vivendo, così violento e inaspettato (uno dei problemi è anche quello della sua definizione e qualificazione). Hanno ragione Badiou e Cacciari: la filosofia non può nulla. La filosofia non può modificare il corso degli eventi, la filosofia non può prevenirli, la filosofia non può nemmeno consolare gli animi. Ciò che forse può fare la riflessione filosofica è aiutare le menti ottenebrate degli umani a vedere con maggior chiarezza quel che hanno davanti (o sotto i loro piedi o alle loro spalle o dentro di loro), anche se in un senso radicalmente diverso da quello della scienza. Ecco, la scienza può provare a prevenire, modificare, curare, salvare (anche se non è detto che ci riesca), la filosofia no. La religione può provare a consolare, confortare, rasserenare, ma non la filosofia. Compito della filosofia è solo quello di dire il vero, o di provarci. La verità, una parola che può anche svelare cose che non vorremmo né vedere né sapere.
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Tentazioni irresistibili per i microbi

venerdì 27 marzo 2020

«Abbiamo aumentato il nostro numero fino a 7 miliardi e più, arriveremo a nove miliardi prima che s’intraveda un appiattimento della crescita. Viviamo in città super affollate.
Abbiamo violato e continuiamo a farlo le ultime grandi foreste e altri ecosistemi del Pianeta distruggendo l’ambiente e le comunità che vi abitavano. A colpi di sega e ascia ci siamo fatti strada in Congo, in Amazzonia, nel Borneo, in Madagascar, in nuova Guinea e nell’Australia nordorientale.
Facciamo terra bruciata in modo letterale e metaforico. Uccidiamo e mangiamo gli animali di quegli ambienti. Ci installiamo al posto loro, fondiamo villaggi, campi di lavoro, città, industrie estrattive, metropoli.
Esportiamo animali domestici che rimpiazzano gli erbivori nativi. Facciamo moltiplicare il bestiame allo stesso ritmo con cui ci siamo moltiplicati noi allevandolo in modo intensivo in luoghi dove confiniamo migliaia di bovini, suini, polli, anatre, pecore e capre — e anche centinaia di ratti del bambù e zibetti. In tali condizioni è facile che gli animali domestici e semi domestici siano esposti a patogeni provenienti dall’esterno si contagino tra di loro. In tali condizioni i patogeni hanno molte opportunità di evolvere e assumere nuove forme capaci di infettare gli esseri umani tanto quanto le mucche o le anatre… Viaggiamo in continuazione… Diamo da mangiare agli animali, tocchiamo tutto, diamo la mano ai simpatici abitanti del luogo, poi risaliamo su un bel aereo e torniamo a casa. Siamo punti da zanzare e zecche, cambiamo il clima del globo con le nostre emissioni di anidride carbonica, spostiamo le latitudini in cui le suddette zanzare e zecche vivono. Siamo tentazioni irresistibili per i microbi più intraprendenti perché i nostri corpi sono tanti e sono ovunque».

La socialità ai tempi del colera

lunedì 2 marzo 2020

Non credo sia possibile prevedere quali effetti avrà nel breve e medio periodo l’emergenza sanitaria in corso, sia per quanto concerne i comportamenti psicosociali, sia per l’impatto economico – anche perché è ancora incerta la sua evoluzione. Credo però si possano già delineare alcuni temi su cui occorrerà riflettere, e che attengono ad una sfera più ampia e a tempi più lunghi. Ne schizzo brevemente almeno tre, di complessità crescente:

1. A dispetto dell’apparente predominio di forme di vita egocentriche e narcisistiche, funzionali all’ideologia neoliberista del produci consuma crepa – emerge chiaramente come la socialità, proprio nel momento in cui viene inibita per cause di forza maggiore, si riveli un elemento ancora vitale della convivenza, nonostante l’avvento delle società anonime ad automatizzate di massa. Socialità sia in termini di quotidianità conviviale, vita comune, cultura, spazi di socializzazione, bisogni di attenzione; sia anche per quanto concerne la messa in comune di pratiche, saperi, conoscenza, parallelamente ad una difficile resistenza alla saturazione comunicativa: general intellect, per dirlo con una antica e felice espressione.

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Antropocene 7 – Elogio della discrezione

mercoledì 24 aprile 2019

Il percorso di quest’anno – dedicato all’Antropocene, cioè all’epoca in cui sul pianeta parrebbe essere dominante e determinante per i suoi equilibri la specie umana – è stato inevitabilmente attraversato dai consueti chiaroscuri: se il successo evolutivo di homo sapiens, con la progressiva espansione della sua parte mentale e “metafisica” (quel che abbiamo denominato come sfera della coscienza) ha del prodigioso, d’altro canto proprio questo sviluppo ha comportato ricadute letali per l’ecosistema e le altre specie (e, in prospettiva, per la sopravvivenza della stessa specie umana).
Quel che faremo stasera è provare a identificare nel concetto di discrezione – in senso lato, e sulla scorta del libro L’arte di scomparire del filosofo francese Pierre Zaoui – un possibile antidoto (un contravveleno, come dice Zaoui) alla forma più letale dell’antropocentrismo fin qui manifestatasi nella storia umana, una forma che ha avuto origine in Occidente ma che interessa ormai l’intero ecumene, che ha anzi come esito finale quello dell’istituzione dell’ecumene (la casa umana) come casa globale tendenzialmente coincidente con la biosfera: l’occupazione sistematica del pianeta da parte della specie umana pretenderebbe quindi di far diventare la casa di tutti una casa esclusivamente propria.
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La nazione delle piante (l’unica che mi piace)

giovedì 28 marzo 2019

art. 1 – La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene ad ogni essere vivente

art. 2 – La Nazione delle Piante riconosce e garantisce i diritti inviolabili delle comunità naturali come società basate sulle relazioni fra gli organismi che le compongono

art. 3 – La Nazione delle Piante non riconosce le gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate, e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate

art. 4 – La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni

art. 5 – La Nazione delle Piante garantisce il diritto all’acqua, al suolo e all’atmosfera puliti

art. 6 – Il consumo di qualsiasi risorsa non ricostituibile per le generazioni future dei viventi è vietato

art. 7 – La Nazione delle piante non ha confini. Ogni essere vivente è libero di transitarvi, trasferirsi, vivervi senza alcuna limitazione

art. 8 – La Nazione delle Piante riconosce e favorisce il mutuo appoggio fra le comunità naturali di esseri viventi come strumento di convivenza e di progresso

***

Lo scienziato e neurobiologo vegetale Stefano Mancuso ha scritto una vera e propria carta dei diritti dei viventi dal punto di vista delle piante – e poco importa che si tratti comunque di una visione antropocentrica, noi umani ci siamo messi al centro e noi umani dobbiamo risolvere il problema (magari togliendoci dal centro).

Il Marx che c’è in me

venerdì 15 marzo 2019

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C’è una parte di me che è Ligotti e una parte di me che è Spinoza. Ovvero, una parte di me disperante, nichilista, antinatalista, estinzionista e una parte di me che pensa che natura sia ancora naturans e che esiste una potenza gioiosa e moltitudinaria che troverà soluzioni alle porcherie perpetrate da homo sapiens e dalle sue passioni tristi.
Sono entrambe antropocentriche queste polarità, occorre chiarire, nascono cioè dalla medesima superbia che nomina quest’epoca come Antropocene: con me o senza di me, sono pur sempre io a determinare quel che accadrà al pianeta. Almeno per ora.
Ma la cosa bella, sul piano individuale, è che tutto ciò mi permette di non essere mai tutto d’un pezzo. Oggi, ad esempio, ero Spinoza, non Ligotti. E ho sentito che era mio preciso dovere essere in piazza accanto (di lato, ma non defilato) ai ragazzi e alle ragazze chiamate alla mobilitazione da Greta Thunberg. Un dovere etico assoluto, senza riserve né menate psicoesistenziali o narcisistiche.
La parte spinozista di me. In attesa che si riaccenda il Marx che c’è in me.