Archive for the ‘ECOSOFIA’ Category

Le carcasse della metafisica

martedì 10 gennaio 2017

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ho provato a fare ordine nella mia mente sul tema dell’animalità – su cui medito da tempo e che sto affrontando in vista del prossimo incontro del gruppo di discussione filosofica. Già questo “fare ordine nella mente” è indice di qualcosa di cruciale che accade in homo sapiens e che è essenziale per il processo dell’antropogenesi, proprio in relazione all’animalità. Ma, appunto, proviamo a procedere con un minimo di ordine.
Ho sempre trovato del tutto insufficiente l’approccio animalista o antispecista alla questione animale (ovvero: stabilire un minimo di regole etiche circa il nostro modo di trattare gli animali), proprio perché si fonda su un’inaggirabile posizione antropocentrica, ovvero sull’evidenza che il soggetto che pone il problema e che propone la soluzione è il medesimo, giudice e carnefice ad un tempo, razza padrona e dominante che per lenire il senso di colpa si inventa forme morali di risarcimento [a meno che non si voglia estinguere il problema con l’auspicio dell’estinzione della medesima razza umana, idea che conta un crescente numero di adepti e che si prospetta come una delle possibili configurazioni del nichilismo].
(more…)

Annunci

Antropocene

sabato 19 novembre 2016

112651002-3c4844db-fee6-4a48-9c7f-026d6ef61b611. Quale segno lasceremo sul pianeta?
2. Come ci cambierà il clima?
3. Chi prospererà e chi rimarrà indietro?
4. Come saranno le migrazioni di domani?
5. La società civile resisterà?
6. Controlleremo il nostro destino genetico?
7. Sconfiggeremo l’invecchiamento?
8. Se potessimo vivere per sempre, lo vorremmo?
9. Quanto dureremo?
10.Possiamo fidarci delle nostre previsioni?

***

L’ultimo numero de Le scienze è uno speciale dedicato al “futuro dell’umanità”, una sorta di bilancio con proiezione probabilistica dell’esperimento umano in corso, ovvero dell’occupazione sistematica del pianeta da parte della specie Homo sapiens da 200mila anni a questa parte, con l’avvio negli ultimi secoli di un periodo non più qualificabile dal punto di vista ambientale come “Olocene”, bensì ormai decisamente come “Antropocene”.
Nessuna delle domande è strettamente filosofica (men che meno ontologica), e pur tuttavia hanno un loro fascino complessivo che le rende filosoficamente (eticamente e politicamente) rilevanti: più che il “da dove veniamo” (e per quale misteriosa ragione) è qui in primo piano il “dove andiamo” – con tutta l’inevitabile incertezza della futurologia (che non so nemmeno se possa essere considerata scienza). La domanda riguarda anche la filosofia: dove andrà? Certo, si estinguerà nel momento in cui si estingueranno gli umani – non certo l’essere che è, com’è noto, inestinguibile e non nullificabile (se non nel pensiero perverso degli stessi umani che hanno pensato insieme l’essere e il non essere – ma, banalmente, poco ci importerà di un essere post-umano, una sorta di post-verità, tanto per utilizzare il recente e bizzarro conio terminologico).

Ad ogni modo voglio giocare anch’io. Rispondendo a modo mio.

(more…)

Settimo fuoco: entropè

mercoledì 27 aprile 2016

url-121

Etica – estetica – scienza
tenteremo di far convergere questi filoni di pensiero e di ricerca, di riunificare cioè quel che per troppo tempo (specie dal XIX secolo in poi) è rimasto separato.

Carlo Rovelli – nelle sue brillanti Sette brevi lezioni di fisica – lo fa allusivamente.
Enzo Tiezzi – nel testo base di questa sera, Fermare il tempo – lo fa programmaticamente: tanto è vero che il sottotitolo è Un’interpretazione estetico-scientifica della natura.
[A tal proposito occorrerebbe subito perorare la causa di ben due riunificazioni urgenti:
a) quella tra due aspetti della natura, già chiaramente identificati da Galileo, ovvero quantità (proprietà primarie della materia) e qualità (secondarie, inessenziali) – la prima oggettiva, e dunque misurabile, l’altra soggettiva, e dunque poco attinente ad una conoscenza rigorosa. È un argomento affascinante, del quale ho diffusamente parlato qui, ma che ci porterebbe troppo lontano.
b) e quella – ormai vetusta ed incomprensibile – tra scienze naturali e scienze umane, tra cultura scientifica e cultura umanistica]

(more…)

Filosofia della brutalità

martedì 1 dicembre 2015

cop21-manifestanti-conferenza-di-parigi-sul-clima--600x300

Sono sempre più convinto che l’unica vera risposta alle questioni poste alla conferenza sul clima di Parigi stia in una sorta di filosofia brutale, crudele, cinica: la natura, il pianeta, il clima, la vita se ne fottono degli umani – mentre appare evidente come non possa valere l’inverso.
Ecco, nella brutalità del nostro non contare un cazzo nell’economia dell’universo (altro che figli di dio, disegno divino, fine e scopo della creazione, con tutte le affini sciocchezze filate dal nostro cervello!) – in questa urgente presa di coscienza della stupidità di un antropocentrismo cieco e supponente, vedo l’unica debole possibilità di sopravvivenza della specie. Sopravvivenza per qualche tempo supplementare, s’intende, mica per sempre.
E sarei per cominciare ad insegnare questa brutalità della filosofia (o filosofia della brutalità) fin dall’infanzia. Giusto per aggiustare il tiro in tema di narcisismo e di future generazioni. E per tornare a dare un senso e una misura ai concetti di verità, giustizia e libertà. E a tutto il resto, a seguire.

Un mondicino di ninnoli e bamboline

martedì 19 maggio 2015

dipendenzacellulare1Qualche mese fa un caro amico prof (di matematica), mi ha chiesto di tenere una “lezione” sul rapporto tra scienza e società (con, sullo sfondo, l’etica) in una seconda liceo classico. Era la prima volta che entravo in una classe del corso scolastico più rinomato d’Italia, e per di più direttamente in cattedra (anche se la cattedra stava troppo in alto per i miei gusti, per cui ho preferito tenermi ad altezza di studenti).
Quando un secolo fa frequentavo la terza media, la mia prof di italiano di allora (che mi adorava) raccomandò caldamente che io scegliessi il classico. Per una questione “di classe” (io di famiglia proletaria, il liceo per famiglie borghesi – dunque incompatibili) optai invece per un istituto tecnico (il “tennico” come diceva qualcuno). Questa faccenda “di classe” riemerse anni dopo, quando un’altra prof (ciellina e piuttosto dimenticabile) temeva che io, una volta iscritto all’università in qualità di studente-lavoratore, potessi essere risentito con i figli di papà in grado di cazzeggiare e di prendersela con calma, senza fare troppa fatica.
Non è avvenuto niente di tutto questo – anche perché me la sono presa pure io con tutta la calma necessaria. Tuttavia, una piccola spina punge ancora da qualche parte, per non aver potuto fare quel cavolo di liceo cui ero destinato. Ma si sa, tante sono le cose cui si è destinati che invece non era per niente destino…
Però non era della mia biografia scolastico-sociale che avrei dovuto parlare, ma degli elaborati nati dalla mia “lectio” (non so se magistralis) e dalla (purtroppo breve anche se fertile) discussione che ne è seguita.
(more…)

La Genesi e il perturbante

lunedì 5 gennaio 2015

Sea Lions at Puerto Egas in James Bay, The Galapagos from Genesis,  2004

Proprio mentre stavo ammirando il fulgido lavoro di Sebastião Salgado intitolato Genesi – il progetto durato un decennio di catalogare fotograficamente (ma sarebbe meglio dire, nel suo caso, trasfigurare poeticamente) i luoghi naturali ed antropologici più lontani, irraggiungibili e pressoché incontaminati del pianeta – mi capita tra le mani un romanzo di Georges Simenon di cui non conoscevo l’esistenza, appena ripubblicato da Adelphi, ed intitolato Hôtel del ritorno alla natura (peccato che non lo conoscessi, visto che su questo tema ci avevo fatto la tesi). Il prolifico autore belga-francese lo aveva scritto a Tahiti negli anni ’30 (guarda caso, un luogo mitizzato proprio dalla cultura francese, da Diderot a Gauguin), prendendo spunto da un inquietante fatto di cronaca avvenuto in un altro luogo leggendario, quelle isole Galàpagos dove Darwin aveva trovato non pochi spunti per la sua rivoluzionaria teoria.
Nel catalogo di Genesi vi è un capitolo dedicato proprio alle Galàpagos, isole che ci vengono ritratte se non come un luogo paradisiaco senz’altro come una riserva naturale straordinaria, dove la terra, il mare, il fuoco, i venti si incontrano e danno luogo a sculture mirabolanti, e migliaia di specie animali convivono in pace (una pace che certo non esclude la legge ferrea dell’eterotrofia).
(more…)

Settimo lunedì: speranza vs responsabilità

martedì 22 aprile 2014

responsabilità-sociale-federicotv-webtv_712x245-610x225

Il principio responsabilità è il titolo di un libro pubblicato nel 1979 dal filosofo tedesco Hans Jonas, che richiama espressamente un’opera della metà del secolo scorso – Il principio speranza – del filosofo marxista Ernst Bloch. Da questo incrocio nasce il titolo dell’incontro di questa sera.
Prima di occuparci di questi due filosofi e delle opere citate, vorrei però richiamare l’attenzione sui motivi – essenzialmente affettivi ed emotivi – delle categorie evocate:

speranza / paura

(è Jonas stesso, come vedremo, a parlare di “euristica della paura” quale elemento essenziale dell’etica della responsabilità).

Ho trovato una eccellente definizione di questi due “affetti” in un filosofo che di passioni e di sentimenti umani si intende parecchio, e di cui già abbiamo parlato, Baruch Spinoza:

“La speranza (il timore) è una letizia (tristezza) incostante, nata dall’idea di una cosa, futura o passata, del cui evento in qualche modo dubitiamo” (Etica, parte III, Definizioni degli affetti, prop. XII-XIII)

(more…)

Menu-necrologio di Natale

martedì 25 dicembre 2012

Fanny e Alexander_Bergman

Può essere che la parte etica (e/o sentimentale) del nostro ipertrofico encefalo si sia così tanto rammollita da farci inutilmente disperare per quella ben poco gentile disposizione degli esseri viventi a farne fuori altri per nutrirsene (i biologi la chiamano eterotrofia). E d’altra parte l’unica alternativa sarebbe il suicidio. Un nichilismo maggiore, a fronte di un nichilismo minore (maggiore e minore sono però quantomai relativi). Ma la parte più dura ed ancestrale del suddetto encefalo se ne sbatte e continua nell’immane opera trituratrice, divoratrice e distruttrice. È solo l’altra parte – quella molle – che aspetta che giunga il manto / della grande consolatrice…
Ci sono poi le vie intermedie – il vegetarianesimo o, meglio, il veganesimo a cercare di ridurre lo spargimento di sangue. Oppure, l’amara ironia della poesia. Come in questa Coercizione – tra le ultimissime, in punta di morte – di Wislawa Szymborska, che prende in giro un po’ tutti, onnivori, vegetariani e carnivori, e che spero vogliate mettere, magari al posto dei capponi o dei tacchini o dei capitoni, sulle vostre natalizie tavole scarlatte (per il sangue che scorrerà comunque copioso, e che però sulle tovaglie non si noterà, dato che sarà rosso su rosso). Vi è poi la possibilità – come conclude la grande e saggia poetessa – di coprire grida e necrologio con l’inutile ed allegro chiacchiericcio.
Ed è questo il mio augurio – ben poco simpatico e piuttosto rompicoglioni – per il giorno di Natale.
[P.S. L’immagine sopra è tratta dal film Fanny e Alexander di Ingmar Bergman che, se la memoria non mi inganna, si apre – e mi pare si chiuda – con una gran tavolata natalizia e un poderoso discorso del capofamiglia; la scena m’impressionò a tal punto che, quando la vidi al cinema poco più che ventenne, decisi che avrei organizzato qualcosa di simile con l’unico mio nonno superstite, che già vedevo assiso a capotavola, raccogliendo intorno a lui figli e nipoti a decine, sparsi in tutta Italia – una missione impossibile, che infatti non sarei mai riuscito a compiere; di lì a poco, tra l’altro, il vecchio patriarca migrò a miglior vita…].
E ora, finalmente, la poesia di W.S.:
(more…)

Cupiditas: l’orcio, il piviere e la scabbia

mercoledì 28 novembre 2012

[Quella che segue è una sintesi dell’introduzione con cui lo scorso lunedì ho aperto il Gruppo di discussione filosofica che si tiene mensilmente presso la Biblioteca di Rescaldina. Ho cercato di mantenere, per quanto mi è stato possibile nel passaggio alla stesura scritta, il tono colloquiale e il carattere divulgativo. Il tema in discussione era: (Iper)consumi: necessità, bisogni, desideri]

Partiamo dal titolo del nostro incontro: già il prefisso “iper” comporta un giudizio di valore (che è però tutto da argomentare). A tal proposito appare ovvio come ogni società umana (e dunque ogni singolo umano) non possa non consumare per sopravvivere. Senonché – anche questa è un’ovvietà – si sono date storicamente forme sociali diverse con modi diversi di consumare, uno dei quali è l’attuale, il tardo sistema capitalistico globale. Un sistema che non è eterno e che potrà in futuro essere modificato o sostituito. Questo modello viene da più parti denominato e caratterizzato come “consumistico” – ad indicare genericamente un eccesso di consumi, o un’eccessiva concentrazione sulla logica del consumo (senza magari farsi domande su motivazioni, radici, cause, effetti, ecc.). È comunque evidente che non ci sono mai state società in passato che abbiano consumato così tanto, così diffusamente ed intensivamente.
Ma la mia attenzione si volgerà piuttosto all’altra parte del titolo: necessità – bisogni – desideri, e verterà sul lato “soggettivo” più che oggettivo. Ci chiederemo cioè quali sono le spinte interne all’individuo che determinano la logica del consumo. E per far ciò partiremo dall’analisi di un celebre filosofo olandese del ‘600, autore di una interessante teoria della natura umana, ed in particolare delle “passioni” umane: Baruch Spinoza (1632-1677).
(more…)

Genealogia del piatto

venerdì 3 agosto 2012

Mi è sempre assai piaciuto il termine eziologia. Sembra una parola complicata, ma in realtà non lo è per nulla, anzi è il termine che indica la necessità di veder chiaro nelle cose, di andare alla loro radice, di verificare da dove esse saltino fuori. Viene dal greco aitìa – causa – e quel logia finale lo rende un po’ pomposo, perché suona come “scienza” o “studio” o “discorso” intorno alla causa. Se ne fa un uso forse prevalente in medicina: l’eziologia di una malattia è praticamente la singola malattia in tutte le sue concause, variabili e manifestazioni (in pratica quasi un sinonimo di patologia).
Mi è venuto in mente l’altro giorno mentre mangiavo. Ebbene sì, mi succede di filosofare anche mentre mangio. Del resto niente di strano: i greci filosofavano a cena, sbevazzando, camminando e persino – come ci insegna il mio mentore Diogene – pisciando e defecando. Cercavo nel mio piatto – peraltro molto colorato e gustoso – le antiche cause di quel che stavo sentendo, gustando, vedendo, percependo e pensando in quel momento. Eziologia: forse addirittura genealogia di quel che andavo, forchettata dopo forchettata, portando alla bocca.
Ed ecco che uno dei problemi più gravi del nostro tempo è saltato fuori in maniera chiara – letteralmente dal piatto (more…)