La soglia

(traccia dell’incontro del gruppo di discussione filosofica dell’11 aprile 2022)

Nel rapporto dialettico vita/morte, di cui a lungo abbiamo provato a parlare in questo ciclo di discussioni, un elemento caratteristico è quello della soglia. Della linea di confine tra l’una e l’altra. Una linea che non ci è dato valicare in modo cosciente – a sentire Epicuro, se la si valica non c’è più esperienza né coscienza. È vero che esistono le esperienze di coloro che si risvegliano dal coma o che si avvicinano alla soglia della morte – ma la soglia resta intatta, non valicabile. È proprio della soglia questa sua inesperibilità. Ogni volta che noi superiamo una soglia, o viene negata o si sposta più in là. La soglia è inattingibile – così come ogni limite o confine. E la soglia della morte è la soglia delle soglie.
D’altro canto anche la soglia vista dalla parte dei morti risulta inattingibile, se non inimmaginabile. Dalla morte non c’è ritorno – a meno che non si creda in una vita oltre la morte – di nuovo, al di là di una soglia. Ma è comunque un’altra vita, non la vita corrente – e in questo caso la morte risulta una sorta di cerniera tra le due forme di vita.
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“L’uomo libero a nessuna cosa pensa meno che alla morte”

(traccia dell’incontro del Gruppo di discussione filosofica del 10 gennaio 2022)

Nonostante Canetti dica in maniera tranchant che la filosofia non ha nulla a che spartire con la morte (semmai la religione), fin dagli inizi i filosofi non hanno fatto altro che misurarsi con la morte e la finitezza umana. Lo hanno fatto nelle maniere più diverse: sostenendo che meditare la morte sia utile al fine di prepararsi ad affrontarla, oppure che sia meglio non pensarvi affatto e rimuoverla dal nostro animo, oppure identificandola come il senso profondo dell’esistenza umana. Ho individuato 7 filosofi (meno uno che non lo è di professione) per 7 idee sulla morte, che ci danno conto di questa varietà di vedute e di sensibilità. Il primo paradosso è che sette morti ci dicano qualcosa sulla morte – e la dicano proprio a noi che non potremo mai saperne nulla, essendo vivi. Per ora. La morte è una soglia che sfugge del tutto alla nostra comprensione.

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Dentro fuori

[piccolo esempio di (in)utilità filosofica]

Uno degli aspetti più perturbanti di questi quasi 2 anni di pandemia (un tempo che non ci saremmo mai aspettato e che è ben lungi dal terminare) è il rapporto tra interno ed esterno, tra dentro e fuori.
Prendiamo “omicron”, la nuova variante che è destinata a sparigliare tutti i giochi (e presumibilmente a farli ricominciare quasi daccapo): gli stati nazionali stanno correndo ai ripari, per lo più alla rinfusa, ma sanno bene che omicron non può stare fuori, perché in un mondo globale il fuori non esiste. Omicron è già dentro, è già qui tra noi.
Anche con le “caste biovaccinali” succede qualcosa di simile: gli immunizzati si rinchiudono in aree protette, un dentro che lascia fuori il rischio maggiore di contagiarsi e ammalarsi, ma col passare del tempo questa ripartizione si fa illusoria. La barriera tra dentro e fuori viene a indebolirsi, se non a cadere. E i non vaccinati – che a rigore non sono né immuni né non immuni, ma probabilisticamente più esposti ad infettarsi – in che luogo stanno tra il dentro e il fuori? Fuori dai luoghi di socialità o rinchiusi in una bolla di potenziali appestati da tenere in una quarantena perenne?
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