Archive for the ‘FILOSOFI E FILOSOFE’ Category

Figure dell’ananke

mercoledì 28 giugno 2017

È passato ormai un mese da che mio padre è morto e, oltre alla malinconica tonalità emotiva che non mi dà tregua, c’è anche un pensiero ossessivo che non vuol cessare: quello dell’ananke.
Ananke è figura terribile, e ben poco traducibile, della mentalità greca: nella lingua latina diventa la necessitas, ma il significato originario viene ad esempio reso da Empedocle come “antico decreto degli dèi” (fr. 115) che si fa “intollerabile necessità” (116). Sia Platone che Aristotele traducono l’ananke in linguaggio filosofico, ora in chiave logica ora in chiave metafisica e cosmologica, ma saranno gli stoici ad innervare più di chiunque altro il proprio sistema-mondo con quella potente fatalità (simmetrica ed opposta alla misera impotenza umana), che da Crisippo viene anche indicata come heimarmene, parola greca per indicare il fato o il destino.
Ananke è innanzitutto una figura violenta, inesorabile, che non dà tregua: la forza avversa (bia), l’impossibilità che qualcosa sia diversamente da come è (l’essere di Parmenide è avvolto da quelle stesse catene). Oltre che in forma logica (l’ananke, se si vuole, regge il principio aristotelico di non contraddizione, principio fermissimo, immobile, eterno, inscalfibile, irremovibile), ci si presenta anche nella modalità fisica e psicologica del tempo, come ciò che è irreversibile, che non può tornare indietro. Un consumarsi inesorabile delle cose.
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Fuga di solo a solo

giovedì 22 giugno 2017
Ribana Szutor - Fuga verso l'alto

Ribana Szutor – Fuga verso l’alto

Le Enneadi di Plotino si concludono con un grande inno all’ascesa dell’uomo divino, in fuga dal mondo, verso le altezze irraggiungibili della metafisica forse più potente dell’antichità. Si va, cioè, ben oltre le costruzioni aristoteliche o platoniche, oltre il nous, il mondo delle idee, le sfere celesti o il motore immobile, oltre l’anima del mondo – oltre addirittura lo stesso Essere: l’Uno li trascende tutti, e si erge alla distanza abissale della lontananza e dell’alterità assoluta. Quell’Uno che non è persona, non è creatore, non è emanazione, non è ragione, non è sostanza, non è principio – insomma, innanzitutto non è, o è al di là dell’essere e del non essere – confine estremo (ed opposto) di questa landa materiale da cui siamo afflitti che, qui in basso, confina con la notte del non essere, della materia in perenne disfacimento e dell’insensatezza.
E allora noi umani, che abbiamo evidentemente una scheggia di quell’Uno conficcata nelle carni, pur essendo innanzitutto corpo, possiamo eventualmente abbandonare questa valle di lacrime, e scegliere la via dell’elevazione, della contemplazione, dell’ascesi trascendente che, anziché al nulla delle tenebre, conduce al nulla della luce. Ma forse nemmeno questa opposizione è calzante, visto che Plotino evoca, forse per primo, un’ulteriorità che se non è irrazionale è sicuramente metarazionale: il filosofo-monaco, l’uomo divino, viene «quasi rapito o ispirato» per entrare «silenziosamente nella solitudine e in uno stato che non conosce turbamenti, e non si allontana più dall’essere di Lui, né più si aggira intorno a se stesso, essendo ormai assolutamente fermo, identico alla stessa immobilità».
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Parlar di filosofia mangiucchiando ceci

giovedì 2 febbraio 2017

ceci

“Bisogna parlare di tali cose nella stagione d’inverno
vicino al fuoco, distesi sopra un molle divano
sazi di cibo, con un dolce vino da bere e mangiucchiando ceci”
– questa l’allettante immagine consegnataci da Senofane, il girovago cantore della Magna Grecia, in uno dei suoi frammenti, a proposito di una delle modalità possibili del filosofare.
Meglio, insomma, mettersi comodi e darsi tempo, visto che di cose molto importanti si tratta – nientemeno che di far fuori una mentalità millenaria e di fondarne una moderna (Carlo Sini ha detto a tal proposito che il moderno umanesimo trova la sua antica fondazione proprio in questo strano e poco considerato pensatore presocratico).
Ho riletto di recente i frammenti di Senofane, e me ne sono fatto un’immagine diversa che nel passato, un po’ più incerta e sfumata, ma molto più intrigante per la sfida che pare abbia lanciato: non v’è dubbio che il punto di partenza sia la critica all’antropomorfismo, una critica irridente e corrosiva, tesa a mettere alla berlina persino i grandi padri della grecità, Omero ed Esiodo, rei a suo dire di avere a loro volta amplificato quell’insopportabile propensione a rappresentare e mettere sulla scena gli dèi a nostra immagine e somiglianza – soprattutto esaltandone i vizi, anziché le virtù.
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Pascal.0 – esprit de finesse

martedì 19 luglio 2016

pascal

Capita spesso di leggere o di sentir citare un pensiero di Pascal. Del resto è proprio di questo abissale pensatore l’esprit de finesse, derivato in buona parte dalla consapevolezza di essere perennemente in bilico – in bilico tra natura e spirito, istinto e ragione, fede e scienza, passione e saggezza, radicale incertezza e geometrica necessità.
Questi stracitati Pensieri erano il materiale di una Apologia del cristianesimo che Pascal non poté pubblicare, data la precoce morte – a proposito di radicale incertezza. Ma non siamo certi nemmeno di questo.
Ne ho selezionati una quindicina o poco più, che spalmerò nel corso dell’estate – anzi, lo farò fare ai meccanismi automatici del blog; sono pensieri tratti specialmente dalle prime sezioni nelle quali sono stati ordinati, e per farlo ho utilizzato due o tre criteri ben poco scientifici e anzi piuttosto soggettivi: la brevità, un basso tasso di religiosità militante, un alto tasso di esistenzialità trasversale agli umani (e che dunque prescinda dai loro miti e fedi).
Per Pascal la condizione umana essenziale è quella del misero che sa di esserlo, della “canna pensante”, dalla quale dovrebbero discendere conseguenze etiche rilevanti. Dovrebbero…

L’immaginazione: un impero nell’impero

domenica 3 luglio 2016

Spinoza-palestinese

[La prima domanda che il primo dei miei maestri filosofici mi rivolse a bruciapelo durante il nostro primo incontro, fu “ma tu sai dirmi che cos’è un’immagine?”. Lo fece prima ancora di salutarmi, probabilmente con la complicità di alcuni bicchieri di vino o di un paio di whiskey irlandesi (purtroppo l’alcol, ben più dello spirito hegeliano, lo avrebbe dopo qualche decennio condotto alla morte).
Mi fece quella domanda ridendo – un riso davvero ilare, oltre che ebbro – mentre io, che non capii se stesse scherzando, balbettai irritato una risposta qualunque (suppongo molto stupida, data la mia giovane età e ignoranza filosofica).
Scoprii in seguito che in quei giorni era ossessionato dal problema delle immagini in Platone.
Del resto l’intera filosofia platonica, a partire dall’allegoria della caverna oltre all’uso abbondante di miti, può essere considerata un corpo a corpo con le immagini e la loro potenza sulle menti umane, ben più del fulgore delle idee. Depurarsi delle immagini che i corpi (e i desideri dei corpi) depositano nelle nostre menti è il compito essenziale della scala conoscitiva che dai sensi caduchi ed illusori porta alla luce eterna – dal buio della caverna alla verità del sole. La filosofia compiuta deve aver ragione delle immagini, debellandone la velenosa infiltrazione nell’animo umano.
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Lista delle passioni

domenica 13 marzo 2016

elenco-beneficiari-5-per-mille-2014Ho contato, se non erro, almeno 65 affetti, citati ed analizzati nell’Etica di Spinoza. Ve ne sono poi alcuni mancanti (sempre che non mi siano sfuggiti), come ad esempio angoscia, estasi, noia, nostalgia – mancanti perché riconducibili ad altri? O per una non banale questione di traduzione (linguistica oltre che concettuale)? O perché poco sentiti nel ‘600? Si è forse chiesto Spinoza se la sua lista o catalogo fossero esaustivi? Non gli era di certo sfuggito il problema, come sappiamo dalla sua osservazione sull’insufficienza linguistica (dovuta ad una carenza analitica), che lo obbliga ad utilizzare un catalogo corrente e pratico di passioni, ben lontano dalla sistematicità scientifica.
Ad ogni modo ho provato a giocare con questo elenco, suddividendolo a sua volta in tre liste: due affini all’intento spinozista della articolazione tra passioni liete e passioni tristi, da cui ho però sottratto un elenco laterale nel quale ho inserito le passioni ambigue, non necessariamente caratterizzate da una tonalità gioiosa o dolorosa. Si potrebbero stilare altre liste, magari a partire dalla suddivisione di Damasio tra emozioni (primarie, corporee) e sentimenti (successivi in ordine evolutivo, più raffinati e attinenti alla mente, e dunque dissimulabili); oppure tra passioni individuali e sociali, e così via. Ciascuno, insomma, si diverta a stilare la propria lista. (more…)

Sesto fuoco: utopia dell’armonia

domenica 13 marzo 2016

balanced stones

discorde si accorda
stupenda armonia
da contrasti
(Eraclito)

Ci interrogheremo stasera sulla natura e funzione delle passioni, e sul conflitto tra narcisismo ed empatia – ovvero tra pulsioni egoistiche e altruistiche.
Possiamo dire che si tratta di forze compresenti, sia negli individui che nelle società, anche se la spinta naturale all’autoconservazione è quasi sempre prevalente. Vi sono anche manifestazioni sociali evidenti di tali spinte contrastanti: società più aperte e accoglienti rispetto a società più chiuse e arroccate. Noi però andremo a scavare più a fondo, alle radici di tali pulsioni, lasciando in secondo piano (e magari ad oggetto della discussione) le manifestazioni sociali o comportamentali più evidenti.
Lo faremo mettendo in scena il colloquio immaginario tra un neuroscienziato e un filosofo – Antonio Damasio e Baruch Spinoza – che a distanza di secoli si ritrovano sorprendentemente a condividere molte idee a proposito di mente, corpo ed emozioni.
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Spinoza visto da Eco

mercoledì 2 marzo 2016

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Conatus corretto

martedì 1 marzo 2016

Caffè_corretto.jpg

(amarcord, giusto per sdrammatizzare ed alleggerire lo spirito)

Ai tempi dell’università, verso la metà degli anni ’80 del secolo scorso, io e un gruppo di amici iscritti alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Statale di Milano, passammo per un certo periodo gran parte del nostro tempo accademico al bar. Era un’ampia sala sotterranea, dove di solito ci incontravamo al pomeriggio e discutevamo dei massimi sistemi, come ci si aspetterebbe da giovani studenti universitari di una facoltà umanistica. Politica, situazione internazionale, letteratura, arte, società – nulla sfuggiva alle nostre accese discussioni. Ore e ore per prendere un caffè. Alcuni di noi non erano iscritti a Filosofia, ma a Lettere (in genere con velleità poetiche o giornalistiche, più raramente l’insegnamento), ma tutti ci preparavamo di lì a poco, senza essercelo detto, a migrare alla facoltà di Filosofia (che forse era solo un dipartimento, ora non ricordo bene). Io avrei voluto fare Storia, ma ancora non c’era un corso specialistico in tal senso. Tuttavia, credo che le discussioni in quel bar – insieme ad alcuni determinanti incontri di quegli anni – mi abbiano molto condizionato nello scegliere i miei successivi percorsi di studio. Lavoravo al mattino, perdevo tempo di pomeriggio, di sera uscivo con quegli stessi compagni di università, e mi toccava studiare di notte o nel fine settimana, se volevo combinare qualcosa e dare quei 2 o 3 esami all’anno che avrebbero giustificato la mia permanenza nell’Ateneo.
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Il drogato Merker

giovedì 18 febbraio 2016

745n2«Il ricercatore è  come un fumatore accanito che non vede l’ora di spegnere una sigaretta per accendere la successiva. Abbiate pietà di un povero drogato, ma non mandatemi in una comunità di disintossicazione.»

(Nicolao Merker)