Archive for the ‘FILOSOFIA POLITICA’ Category

Misteriosa germinazione

mercoledì 8 gennaio 2020

Trovo che finché non si realizzano (di nuovo o per la prima volta?) le condizioni individuate da Simone Weil affinché avvenga quella che lei chiama “misteriosa germinazione della parte impersonale dell’anima” – non potrà mai esserci alcuna seria e radicale rivoluzione: spazio, tempo libero, meditazione, solitudine, silenzio – e, da ultimo, calore!
Ecco il testo, da La persona e il sacro:
«A tal fine, da un lato bisogna che ogni persona abbia intorno a sé dello spazio, disponga di una certa quantità di tempo libero, di diverse possibilità di passare a gradi di attenzione sempre più elevati, di solitudine, di silenzio. Dall’altro bisogna che sia avvolta dal calore, affinché l’afflizione non la costringa a sprofondare nel collettivo».
La mancanza di calore viene esemplificata da Weil con il gelido tumulto delle moderne fabbriche, vicine alla soglia dell’orrore (era il 1943 quando scriveva queste pagine). Oggi, potrebbero essere gli algidi ronzii degli algoritmi e del mondo digitale…

I rami secchi del marxismo

venerdì 20 dicembre 2019

La metafora utilizzata da Carlo Formenti e da Onofrio Romano in un dialogo serrato sulla “attualità” del marxismo non dà scampo: esiste una serie di dogmi del marxismo che urge archiviare. Sarebbe anzi un grave errore, piuttosto lontano dallo spirito marxiano, deificare o ingessare il pensiero dell’autore del Capitale, rendendolo di fatto inservibile per la critica (e l’eventuale trasformazione) del tempo presente. Poco utile anche l’antica distinzione marxiano/marxista: ciò che è di Marx e ciò che è dei suoi interpreti (che in ultima analisi ci condurrebbe in uno dei tanti circoli viziosi ermeneutici, molto utili a fare la rivoluzione, no?).
La metafora ha però un altro risvolto: la potatura di un albero rende possibile un suo ulteriore sviluppo e rigoglio. Nella fattispecie, trovo che avere sottolineato la carenza del politico (in favore di una provvidenziale necessità storica), la non-uscita dal paradigma antropologico orizzontale-individuale e l’insufficienza critica nei confronti della categoria di valore d’uso – siano i maggiori pregi di questo testo. Che provo a sintetizzare brevemente per punti. (more…)

#200Marx – Il comunismo

sabato 9 giugno 2018

[si conclude oggi la nostra piccola celebrazione del 200° anniversario della nascita di Karl Marx]

26. Nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico.
(L’ideologia tedesca)

27. Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.
(L’ideologia tedesca)

28. Solo nella comunità con altri ciascun individuo ha i mezzi per sviluppare in tutti i sensi le sue disposizioni; solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale.
(L’ideologia tedesca)

29. Il comunismo non toglie a nessuno la facoltà di appropriarsi dei prodotti sociali; toglie soltanto la facoltà di valersi di tale appropriazione per asservire lavoro altrui.
(Manifesto del partito comunista)

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#200Marx – La rivoluzione

martedì 5 giugno 2018

22. La dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e pei suoi corifei dottrinari, perché nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto… nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza.
(Poscritto alla seconda edizione del Capitale)

23. Se noi non trovassimo già occultate nella società, così com’è, le condizioni materiali di produzione e i loro corrispondenti rapporti commerciali per una società senza classi, tutti i tentativi di farla saltare sarebbero altrettanti sforzi donchisciotteschi
(Grundrisse)

24. Voi inorridite all’idea che noi vogliamo abolire la proprietà privata. Ma nell’attuale vostra società la proprietà privata è abolita per nove decimi dei suoi membri; anzi, essa esiste precisamente in quanto per quei nove decimi non esiste.
(Manifesto del partito comunista)

25. Si rimprovera inoltre ai comunisti di voler sopprimere la patria, la nazionalità. Gli operai non hanno patria. Non si può toglier loro ciò che non hanno.
Tremino pure le classi dominanti davanti a una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere in essa fuorché le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i paesi, unitevi!
(Manifesto del partito comunista)

 

Destra sinistra sovranismo liberismo

giovedì 31 maggio 2018

Pur nella sua sconsiderata brutalità, la frase attribuita al commissario europeo Oettinger “I mercati insegneranno agli italiani a votare”, rivela il nodo attorno a cui ruota ormai quella che appare sempre di più la futura polarizzazione elettorale (in Italia e non solo): sovranisti contro europeisti, (ma sarebbe meglio dire liberisti), destinata ancor più del recente passato ad oscurare quella di destra e sinistra, sempre più svuotata dei tradizionali significati che per un paio di secoli l’hanno caratterizzata.
La Lega sovranista, una sorta di neo-NSDAP, al momento egemone nel dibattito, sfrutta lo slogan “padroni a casa nostra”. Niente di più falso e fuorviante di quello slogan: siamo sempre ospiti di passaggio, entro sfere crescenti di necessità, dei luoghi fisici e sociali nei quali ci troviamo a vivere. Che non vuol dire che non si possano modificare, ma che occorre avere coscienza profonda e rigorosa delle condizioni date per poterlo fare, per non parlare degli obiettivi che ci si propone.
(Oltre al fatto che nessuno è padrone – se non entro la relazione hegeliana di servo e padrone, condizione quantomai dialettica e storicamente determinata, dunque destinata ad essere superata – Aufhebung – tramite il conflitto sociale).
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#200Marx – Il capitale

lunedì 28 maggio 2018

15. A prima vista, una merce sembra una cosa triviale, ovvia. Dalla sua analisi risulta che è una cosa imbrogliatissima, piena di sottigliezza metafisica e di capricci teologici… appena si presenta come merce, il tavolo si trasforma in una cosa sensibilmente sovrasensibile.
(Il Capitale)

16. Alla singola macchina subentra un mostro meccanico, che riempie del suo corpo interi edifici di fabbriche, e la cui forza demoniaca, dapprima nascosta dal movimento quasi solennemente misurato delle sue membra gigantesche, esplode poi nella folle e febbrile danza turbinosa dei suoi innumerevoli organi di lavoro.
(Il Capitale)

17. Le sfere dell’artigianato e del lavoro domestico assumono in tempo relativamente e mirabilmente breve l’aspetto di antri di dolore dove le più folli mostruosità dello sfruttamento capitalistico si sfogano a loro agio.
(Il Capitale)

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#200Marx – Il lavoro alienato

sabato 19 maggio 2018

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9. L’individuo stesso vien diviso, vien trasformato in motore automatico d’un lavoro parziale, realizzandosi così l’insulsa favola di Menenio Agrippa che rappresenta un uomo come null’altro che frammento del suo stesso corpo.
(Il Capitale)

10. Lo Stato moderno, il dominio della borghesia, è fondato sulla libertà del lavoro. Il lavoro è libero in tutti i paesi civili; non si tratta di liberare il lavoro, ma di abolirlo
(L’ideologia tedesca)

11. Certamente il lavoro produce meraviglie per i ricchi, ma produce lo spogliamento dell’operaio. Produce palazzi, ma caverne per l’operaio. Produce bellezza, ma deformità per l’operaio. Esso sostituisce il lavoro con le macchine, ma respinge una parte dei lavoratori ad un lavoro barbarico, e riduce a macchine l’altra parte. Produce spiritualità, e produce la imbecillità, il cretinismo dell’operaio.
(Manoscritti economico-filosofici)

12. Tutti i sensi, fisici e spirituali, sono stati quindi sostituiti dalla semplice alienazione di essi tutti, dal senso dell’avere. La soppressione della proprietà privata è, dunque, la completa emancipazione di tutti i sensi umani e di tutte le qualità umane.
(Manoscritti economico-filosofici)

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#200Marx – La borghesia

lunedì 14 maggio 2018

6. Il bisogno di sbocchi sempre più estesi per i suoi prodotti spinge la borghesia per tutto il globo terrestre. Dappertutto essa deve ficcarsi, dappertutto stabilirsi, dappertutto stringere relazioni. Sfruttando il mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi.
(Manifesto del partito comunista)

7. Le condizioni borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, la moderna società borghese, che ha evocato come per incanto così potenti mezzi di produzione e di scambio, rassomigliano allo stregone che non può più dominare le potenze sotterranee da lui evocate (Manifesto del partito comunista)

8. Abolizione della famiglia!
Su che cosa si basa la famiglia odierna, la famiglia borghese? Sul capitale.
Il matrimonio borghese è, in realtà, la comunanza delle mogli.
(Manifesto del partito comunista)

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#200Marx – La religione

venerdì 11 maggio 2018

3. La religione è il sospiro della creatura oppressa, è l’anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo.
(Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico)

4. Il riflesso religioso del mondo reale può scomparire, in genere, soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura
(Il Capitale)

5. Quanto più l’operaio lavora tanto più acquista potenza il mondo estraneo, oggettivo, ch’egli si crea di fronte, e tanto più povero diventa egli stesso, il suo mondo interiore, e tanto meno egli possiede. Come nella religione. Più l’uomo mette in Dio e meno serba in se stesso.
(Manoscritti economico-filosofici)

***

Nel riproporre questi brani sulla concezione marxiana della religione, il pensiero corre inevitabilmente a Luciano Parinetto, che ne ha fatto uno dei temi ricorrenti della sua riflessione (la raccolta da lui curata degli scritti marxiani Sulla religione risale al 1972, ristampati poi nel 1980 da La Nuova Italia, nell’edizione qui sopra riprodotta). Parinetto ha sempre insistito sul non-ateismo di Marx, posizione ben più radicale ed antagonista, se è vero che non è negabile ciò che non è nemmeno posto (o che non dovrebbe esserlo), essendo dio semplicemente un riflesso alienato della potenza umana – d’altro canto è lo stesso capitale ad essere una religione, una delle tante potenze da cui gli umani si fanno dominare. Dunque, il pensiero originario di Marx risuona ancora nello slogan né dio né capitale!

#200Marx – La filosofia

martedì 8 maggio 2018

1. Il punto di vista del vecchio materialismo è la società borghese, il punto di vista del materialismo nuovo è la società umana o l’umanità sociale.
I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo.
(Tesi su Feuerbach)

2. Questo ideale sollevarsi al di sopra del mondo è l’espressione ideologica dell’impotenza dei filosofi di fronte al mondo.
La filosofia e lo studio del mondo reale sono tra loro in rapporto come l’onanismo e l’amore sessuale.
(L’ideologia tedesca)

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Marx è a tutti gli effetti un filosofo, ha studiato Hegel – che pure, come dice nella Lettera al padre, non gli era piaciuto per quella sua “grottesca melodia rocciosa” – partecipa, dall’interno, al dibattito degli hegeliani di sinistra, si laurea con una tesi sulle differenze tra Democrito ed Epicuro, dimostrando così un precoce interesse per la tradizione del pensiero materialista, ecc.
Eppure tutto questo gli sta stretto. Lo trova autoreferenziale, un gesto narcisistico e onanistico, privo di scopo, una critica-critica fine a se stessa, che non incide nel “corso del mondo”. Che è poi precisamente la tesi hegeliana – la filosofia giunge sempre tardi, spicca il volo a sera, come la nottola di Minerva, quando ormai tutto ha avuto luogo.
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