Archive for the ‘STORIA DELLA FILOSOFIA’ Category

Il volto e il corpo dell’altro – 6. Altre filosofie: l’Oriente

lunedì 27 marzo 2017

Chi è l’Oriente?
È l’uomo in giallo
che vestirebbe in rosso se potesse
e porta in scena il sole

Chi è l’Occidente?
È l’uomo in rosso
che se potesse vestirebbe in giallo
e che di nuovo lo conduce via.
[E. Dickinson]

Ovviamente quando parliamo di Oriente indichiamo un termine o un concetto che ha il suo proprio reciproco in Occidente, senza il quale non starebbe nemmeno in piedi – con tutte le difficoltà che ciò comporta: chi designa cos’è Oriente e cos’è Occidente? In teoria dovrebbe esserci un terzo soggetto a dire cos’è l’uno e cos’è l’altro, altrimenti si corre il rischio di una inevitabile relatività della definizione (Oriente è ciò che Occidente considera Oriente – e viceversa, ma per come storicamente è andata è un viceversa debole).
Qui tratteremo Oriente – un po’ come fa l’intellettuale palestinese Edwad Said in Orientalismo, che ne critica il carattere “essenzialistico”, naturale e geografico-culturale – come frutto di una proiezione e di una mentalità: che cosa c’è dietro la categoria (occidentale) di Oriente? Non è forse quella parte di mondo che l’Occidente reputa Oriente, ma che è soprattutto marcata da una presa di distanza, da una negazione e, insieme, dall’attribuzione unilaterale di connotati immaginari?
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Parlar di filosofia mangiucchiando ceci

giovedì 2 febbraio 2017

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“Bisogna parlare di tali cose nella stagione d’inverno
vicino al fuoco, distesi sopra un molle divano
sazi di cibo, con un dolce vino da bere e mangiucchiando ceci”
– questa l’allettante immagine consegnataci da Senofane, il girovago cantore della Magna Grecia, in uno dei suoi frammenti, a proposito di una delle modalità possibili del filosofare.
Meglio, insomma, mettersi comodi e darsi tempo, visto che di cose molto importanti si tratta – nientemeno che di far fuori una mentalità millenaria e di fondarne una moderna (Carlo Sini ha detto a tal proposito che il moderno umanesimo trova la sua antica fondazione proprio in questo strano e poco considerato pensatore presocratico).
Ho riletto di recente i frammenti di Senofane, e me ne sono fatto un’immagine diversa che nel passato, un po’ più incerta e sfumata, ma molto più intrigante per la sfida che pare abbia lanciato: non v’è dubbio che il punto di partenza sia la critica all’antropomorfismo, una critica irridente e corrosiva, tesa a mettere alla berlina persino i grandi padri della grecità, Omero ed Esiodo, rei a suo dire di avere a loro volta amplificato quell’insopportabile propensione a rappresentare e mettere sulla scena gli dèi a nostra immagine e somiglianza – soprattutto esaltandone i vizi, anziché le virtù.
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Il volto e il corpo dell’altro – 3. Follia, (a)normalità, istituzioni totali, antipsichiatria

martedì 20 dicembre 2016

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“Io voglio entrare fuori”
(uno dei matti di Basaglia)

Diversi gli approcci e i discorsi possibili sulla follia, che è quanto di più sfuggente e storicamente determinato ci sia: di ordine psicologico, antropologico, sociologico, medico – ma anche, anzi direi prima di tutto filosofico. D’altro canto chi definisce dissennato qualcuno se non il pensatore in grado di argomentare? che cos’è la follia se non l’antagonista della ragione?
Eppure filosofia a follia sono legate fin dalle origini, ma in tutt’altro senso rispetto a quel che potrebbe sembrare “normale”. Anzi, è proprio quella normalità che viene messa in discussione, se è vero che il filosofo tende a scardinarla fin dalle fondamenta, per gettare una luce straniante sul mondo, sulle cose, sulla realtà.
Già nell’aneddoto di Talete – il “primo filosofo” – che mentre osserva gli astri cade in un pozzo, è iscritta la stranezza originaria del pensiero filosofico: la serva tracia lo prende in giro perché mentre guarda in su (altrove), egli non vede quel che ha davanti a sé. Il sapiente fin dalle origini non ha i piedi per terra, ma la mente tra le nuvole, e da lì – straniato – guarda il mondo.
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Sul limitar della filosofia

venerdì 16 settembre 2016

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A ben pensarci la storia della filosofia è leggibile (anche) come una lunga, estenuata e mai terminata riflessione sul concetto di limite. Premesso che il limite è ciò che sempre ci definisce (la corporeità, i sensi, la pelle, il tempo, la morte, la quantità di cose che sappiamo o possediamo, il potere, e l’annessa illusione di superare tutti questi limiti fisico-naturali o spirituali), i filosofi non hanno fatto altro che ragionare su questa linea immaginaria che da una parte ci imprigiona e seppellisce in un corpo e dall’altra ci fa credere di poterne forzare le implacabili catene.
Quasi che ogni filosofia altro non sia stata che una riflessione attorno a quella linea – e del resto già la meta-fisica, fin nel nome (pur originato in maniera contingente), che cos’è se non l’immane sforzo di forzare i limiti della percezione, per vedere che cosa si nasconde dietro o che cosa c’è oltre?
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Terzo fuoco: homo homini deus

lunedì 21 dicembre 2015

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Il nostro terzo incontro avrà come oggetto di discussione la religione. Naturalmente è un argomento vastissimo, noi ci limiteremo a domandarci se ha ragione Marx nel definirla oppio del popolo, e quale possa essere il senso di questa definizione in un periodo così tormentato (anche in termini religiosi) come il nostro. A guidarci sarà L’essenza del cristianesimo, un saggio del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, pubblicato nel 1841 e cruciale (anche per Marx) sul significato della religione nella vita umana – con un approccio che antropologizza la teologia e umanizza il divino, invertendo così i termini del rapporto che lega l’uomo a Dio (il predicato e il soggetto), svelando il “trucco religioso” e smascherandone il vero senso: non Dio crea l’uomo, quanto piuttosto è l’uomo a creare Dio, riponendo in esso le cose essenziali, i tesori della propria umanità. Se tradizionalmente si pensava che il soggetto-creatore fosse Dio, e l’uomo il predicato che ne deriva, occorre invece rovesciare questo rapporto, e rimettere le cose al loro posto.

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Ottava parola: filosofo

lunedì 25 maggio 2015

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(con questo incontro si conclude il ciclo del Gruppo di discussione filosofica della Biblioteca di Rescaldina, edizione 2014/2015. Queste, nell’ordine, le altre parole discusse: guerra, lavoro, felicità, perdono, libertà, reale, bene)

Esiste subito un problema nel riferirsi ad una figura specifica del filosofo in un’epoca piuttosto che in un’altra: l’invarianza delle questioni filosofiche (dopotutto che cosa è cambiato nella sostanza delle domande filosofiche da Eraclito, Socrate, Diogene, Epicuro fino ad oggi?).
Il punto sarà quindi capire come le medesime questioni vengono ogni volta declinate entro situazione specifiche (“storicamente determinate”), al di là dell’invarianza filosofica.
Ciò non toglie che il ruolo del filosofo, il suo peso sociale, varia nel tempo e nelle diverse società (anche se rimane costante la sua “pericolosità” agli occhi del potere: basti pensare a figure come quelle di Socrate, Giordano Bruno, Spinoza, Rousseau o Diderot, Marx, Gramsci…).

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Dio ai fornelli

sabato 21 marzo 2015

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Mi sono fatto una sonora e grassa risata nel leggere le poche righe con le quali Matthew Stewart sintetizza il senso generale della teoria postcartesiana dell’occasionalismo: «Quando la mente “vuole” friggere un uovo, per esempio, Dio prontamente giunge nel mondo fisico e mette un tegame sui fornelli». A dimostrazione del fatto che teorie strampalate possono essere spiegate solo con esempi strampalati.

(ma è ancora più divertente – anche se non ne sono poi tanto sicuro – l’occasionalismo occorrente nell’associazione tra il titolo di questo post e la fotografia che “Google immagini” propone al primo posto, secondo l’imperante logica del PageRank – una vera e propria questione di “rango” alla quale ho finito per arrendermi)

Sesta parola: reale

lunedì 16 marzo 2015

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1. Realitas è termine coniato nel Medioevo e costruito sul latino res, cosa. Lo si rinviene per la prima volta nel filosofo Duns Scoto che lo utilizza all’interno di una discussione molto tecnica a proposito del problema degli universali: l’idea astratta è reale (esiste da qualche parte) o è soltanto il nome (che dunque sta solo nella nostra testa) volto ad indicare una cosa concreta?
La domanda – che cosa è reale? – potrebbe sembrare oziosa, ma vedremo che non lo è affatto.
Siamo portati a pensare che tutti sappiano bene che cosa sia reale e che cosa no: le cose che vedo e che tocco, il cibo che ingurgito, le persone e gli animali domestici con cui vivo, il lavoro che faccio – tutto questo è senz’altro reale. Ma un nome, un’idea, un sogno, un software, un simbolo, un’immagine, un ippogrifo o un drago – sono reali o no?

2. Siamo soliti contrapporre ciò che è reale ad entità inesistenti, fittizie od immaginarie, ai sogni, a ciò che è soltanto prodotto dalla nostra mente – ovvero al lato soggettivo della conoscenza (anche se tutti questi termini richiamano, per opposizione, la propria esterna ed oggettiva alterità).
C’è un oggetto proprio perché c’è un soggetto: un lato viene dato insieme all’altro, io (soggetto) conosco o percepisco qualcosa (oggetto), e questo oggetto è sempre correlato con il mio modo di intenderlo.

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La filosofia in 100 tweet (con una postfazione)

venerdì 23 gennaio 2015

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0. Serve la filosofia a vivere meglio, ad esser più felici, o non piuttosto a tormentarci? Lo scopriremo, forse, al 100° tweet

1. Mileto VI sec a.C. Il lògos, ragione che argomenta, soppianta il mito, storia che affabula. D’ora in poi non si crede, si pensa!

2. Sapienti ossessionati dall’origine e dall’ordine del cosmo: arché, principio stabile da cui le cose fluiscono

3. Talete individua l’arché nell’acqua – fonte di vita, di civiltà, di comunicazione tra gli umani. La natura al centro di tutto

4. Anassimandro contraddice Talete: principio di ogni cosa non può essere un elemento fisico bensì apéiron, l’illimitato

5. Anche ad Anassimene l’acqua sta stretta: l’aria è arché più sottile. Rarefazione e condensazione ciclo della natura

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Terza parola: felicità

mercoledì 24 dicembre 2014

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“Ho riconosciuto la felicità dal rumore che faceva allontanandosi”
(Prévert)

Strana cosa la felicità, inafferrabile e sfuggente, ma soprattutto incerta com’è: eppure non c’è cosa che di più occupi la nostra anima e il nostro corpo se non la ricerca del piacere e, per suo tramite, di quello stato emotivo che definiamo, appunto, “felicità”: per certi versi potremmo dire che scopo principale del nostro agire è raggiungere, o avvicinarsi il più possibile, a quello stato di grazia. Parrebbe la cosa più ovvia e naturale, eppure…
Ma cerchiamo di dare uno sguardo (e di mettere un po’ di ordine) nella questione così come la filosofia l’ha considerata.

1. I filosofi come “medici” dell’anima?
In effetti Ippocrate, il primo grande medico greco, aveva stabilito un nesso tra psiche e corpo, vita mentale e vita sensibile, le quali avevano bisogno di un certo equilibrio, di un’armonia: equilibro tra umori interni del corpo e con il mondo esterno, il clima, ecc.
Col che si genera uno strano paradosso: nel momento in cui la filosofia viene intesa come “cura”, sembra quasi voler presumere una condizione di malattia ed infelicità originaria (“ontologica”, cioè costitutiva del nostro essere e legata alla natura umana in quanto tale).

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