Archive for the ‘LA GAZZETTA DI DIOGENE’ Category

La Gazzetta di Diogene – nr. 24

giovedì 6 marzo 2014

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[numero monografico su Ucraina e dintorni]

♦ Repetita iuvant: quando tace la ragione e prevalgono le ragioni, facile che una guerra prima o poi scoppierà.

♦ La Crimea sta in Ucraina che sta in Europa che però comprende anche la Russia (che non sta mica su Marte). Ergo: se, almeno per un pezzetto, sono europeo, allora sono anche, per un sottopezzetto, ucraino, russo, crimeano, tataro…

♦ Gassssss… sssssibila il vero nome – al di là delle ciance – della posta in gioco.

♦ Ucraini chiamati a scegliere (o a subire?) tra oligarchi filo-di-qua e oligarchi filo-di-là.

♦ Le cronache ci narrano di bambine in pianto o di donne che separano i mariti etno-ossessionati. Poca cosa, ma è sapienza millenaria che non arretra di fronte alla follia.

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La Gazzetta di Diogene – nr. 23

domenica 13 ottobre 2013

diogene-nella-botte

♦ Io davvero non capisco come questo paese oblungo, che pare tuffarsi nel mezzo del Mediterraneo, non capisca a sua volta che quella è la sua vocazione storico-naturale (un tempo si sarebbe detto “destino”): l’Italia può e deve diventare il cuore del Mediterraneo – un sistema alternativo di convivenza pacifica e di sviluppo armonioso dei popoli che vi si affacciano.
E la Sicilia può e deve essere l’avamposto, il ponte (non certo quello di Messina), il cuore di quel cuore.
Come si fa a non capire e a mettere in pratica questa verità (economica, culturale, sociale ed antropologica) così ovvia ed evidente?

♦ Abolire la Bossi-Fini, abolire la Bossi-Fini, abolire la Bossi-Fini, abolire Bossi & Fini… ops!
Abolire la Turco-Napolitano, abolire…

♦ «Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico». In questa frase uscita dal senno dei capipopolo da strapazzo Grillo-Casaleggio, sta la cifra essenziale del fasciopopulismo imperante, in perfetta continuità con il qualunquismo del “come tu mi vuoi” berlusconiano.

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La Gazzetta (o la Gazzarra) di Diogene – nr. 22

martedì 26 febbraio 2013

diogene-nella-botte

♦ “Ora l’inverno del nostro scontento…”. Senza estate, però.

♦ PD e PDL-Lega, due blocchi sociali sotto il 50%; il resto del paese è magma incandescente (e piuttosto liquido) o roccia inerte.

♦ PD ha vinto ma ha perso.
PDL-Lega hanno perso ma hanno vinto.
Monti & Co. ha perso e ha perso.
M5S ha vinto e ha vinto.

♦ Forse il governo meno mostruoso sarebbe PD-M5S, che, a leggere il programma grillino, sarebbe quasi una svolta bolscevica. Ma visto che i “compagni” si sono liquefatti…

♦ In effetti darei il voto ai sedicenni (anche per il Senato), e inviterei un po’ di vecchi a starsene a casa.

♦ Ed approfitterei dell’assenza del papa (e del caos elettorale pure in Vaticano) per eleggere Emma Bonino alla presidenza della repubblica.

♦ Scenario weimariano? Eccellente caos maoista? Mmmm: c’è sempre da temere l’Italietta grottesca.

♦ Eppure non ho affatto perso il mio buonumore. E l’aria frizzante di questa mattina di febbraio, addolcita dall’onirico flicorno della terza di Mahler nel mio orecchio gelato, ha uno strano sentore primaverile…

La Gazzetta di Diogene – nr. 21

mercoledì 10 ottobre 2012

♦ Sputerò sui politici da qui all’altra parte del globo, procedendo per cerchi concentrici.

♦ Anzi, visto che partiamo da Milano per cerchie: non più la cerchia dei Navigli, ma la cerchia degli affaristi che nemmeno 100 Pisapia riusciranno a far fuori. Cerchia, giro, recinto, chiostra, circolo, cricca, accolita, entourage, combriccola, consorteria, camarilla, conventicola, congrega, ecc.ecc. E chi è fuori dai bastioni, cazzi suoi.

♦ Ma dopo Milano c’è Reggio Calabria, la cui giunta è stata sciolta per mafia (ma che forse andava sciolta nell’acido). E da Reggio si torna a Milano, ai piani alti e celesti della regione più ‘ndranghetista d’Italia.

♦ E visto che stiamo sulle regioni (Emilia rossa compresa): era proprio necessario depotenziare uno stato accentratore e sprecone, per creare 20 staterelli a sua immagine e peggior somiglianza – e a nostra insaputa?

♦ Avendo premesso che voglio sputare sui politici, non dovrei parlare del tecnogoverno Monti: ma la faccenda degli esodati – cioè di migliaia e migliaia di persone in carne e ossa – mi fa davvero incazzare. E se io fossi uno di loro, a questo punto, mi chiederei se non è il caso di passare dallo sputo a qualcosa di più pesante.

♦ Tocca all’Europa: circolano dati statistici che parlano di 400.000 bambini greci denutriti; e di 300.000 bambini spagnoli (di Spagna, non di Maghreb) di cui si occuperà la Croce Rossa. Seguono bestemmie in greco e in spagnolo.

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La Gazzetta di Diogene – nr. 20

mercoledì 30 maggio 2012

♦ Con le debite proporzioni e gerarchie di gravità: in Italia tremano le città, trema il calcio, tremano i partiti, trema il Vaticano – e tra un po’ arrivano i Maya.

♦ Gli operai transnazionali sepolti dai capannoni: ultime ruote del carro sociale, primi a morire.

♦ Non ci può essere festa il 2 giugno, men che meno parata militare (che non dovrebbe esserci mai).

♦ Finalmente una cosa detta da Monti che sottoscrivo in pieno: fermare il ridicolo, indegno, rivoltante baraccone mangiasoldi (e menti) del calcio italiota.

♦ Unica soluzione possibile: che giochino solo i bambini – senza adulti fra i coglioni, però.

♦ Il papa dichiara: “Il vento scuote la casa di Dio”. Speriamo che gliela tiri giù una volta per tutte.

♦ Un modo per fermare il massacro del popolo siriano andrà pur trovato. Ma visti i precedenti sono cauto, anzi diffidente, anzi pessimista.

♦ Che può fare la filosofia di fronte a violenze, guerre, terremoti, bombe – infinito dolore umano? Niente di niente, arriva solo a cose fatte, come la maledetta nottola hegeliana.

♦ Nelle tragedie il chiacchiericcio in rete (compreso questo) diventa stucchevole. Meglio tacere, fare o pensare. Tutto fuorché berciare. Dunque mi taccio.

La Gazzetta di Diogene – nr. 19

giovedì 24 novembre 2011

♦ Il vero nodo della crisi economica in corso non è economico ma politico: e porta il nome di “sovranità”.

♦ L’altro nodo è quello della “delega in bianco”: la maggioranza degli spagnoli l’ha conferita a quel certo Rajoy; l’ipotetica ed inespressa maggioranza degli italiani l’avrebbe data ad un governo di tecnocrati; ed anche la mia non-patria greca, pur messa molto peggio, non fa eccezione. Intanto però, mentre crucchi e mangiarane alzano la cresta, il governo europeo rimane uno spettro che non si aggira nemmeno più per l’Europa.

♦ Ma un governo tecnico è un ossimoro, visto che un governo non può non essere politico per definizione.

♦ In sostanza la politica non appare più in grado di progettare, orientare, fare scelte in favore dei propri cittadini. Che dunque rischiano pesantemente di non esser più tali.

♦ Il nuovo governo italiano nasce all’insegna della sobrietà. Dopo una notte di bagordi, festini e lupanari, ecco l’alba dei morti viventi.

♦ Il ritornello che sentiamo dire ogni giorno ora minuto secondo – da ogni politico destro centro sinistro da sindacalisti economisti giornalisti professori gente comune: crescita crescita crescita! Senza se e senza ma? Ma ma ma…non è stato il mito della crescita crescita crescita a condurci fin qui?

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La Gazzetta di Diogene – nr. 18

mercoledì 8 giugno 2011

♦ Solidarietà alla blogger siriana lesbica Amina Araf, e, insieme a lei, a quella parte del popolo siriano che ha avuto il coraggio di uscire dal silenzio, dalla paura e dall’apatia per riprendere in mano il proprio destino. Ragazzini, donne e giovani in prima linea. Noi, abbiamo solo da imparare.

♦ Leggo che nel marcescente mondo del calcio italiano, i combinos, ovvero i truccatori di partite, avevano nomi del tipo “zingari” o “albanesi”. Terminologia che dà molto da pensare, soprattutto a proposito di chi siano i veri ladri da cui guardarsi in questo paese. Il sommo poeta aveva sbattuto i barattieri, imbroglioni e compagnia trafficante in mezzo alla pece bollente della V bolgia. Altro che macchinoni, villazze e lupanari!

♦ Titolo su Il Giorno di oggi: “Donna picchiata dal marito islamico”. In attesa di leggere, prima o poi, “Donna picchiata dal marito cristiano”. Ma, soprattutto: “Donna gonfia di botte il marito che la picchiava”. A prescindere dall’etnia.

♦ Meraviglioso il nome dell’ufficio da cui la Direzione delle Poste italiane contemplava l’ultimo disastro informatico: service control room. Da affiancare ai più coloriti “mortacci” dei poveri vecchietti romani in attesa di (minimissima) pensione.

♦ L’ineffabile Carlo Giovanardi – quella specie di politico che in pratica aveva detto che Stefano Cucchi era uno sporco drogato e che se l’era cercata – ha definito una “baggianata” il rapporto dell’Onu che definisce fallimentare la politica proibizionista. Ma quest’uomo, vien da chiedersi, di quali  sostanze si fa?

♦ Naturalmente, ça va sans dire, 4 bei sì tondi tondi domenica 12 e lunedì 13 giugno – in culo a liberisti, nuclearisti, immuni impuniti e potenti.

La Gazzetta di Diogene – nr. 17

lunedì 10 gennaio 2011

♦ Papa Natzinger riemerge dalla melma clericopedopornografica, per alzare l’inanellata manina, parlare di educazione sessuale (incredibile!) e rivendicare il diritto a fondare uno stato teocratico. Se lo vada a fare sulla luna, se proprio ci tiene.

♦ Dove sta la follia: nella giovane testa del nazisuprematista sociopatico di Tucson o nell’antica testa a forma di pistola dell’americano medio?

♦ Riots (jacqueries, rivolte del pane, sommosse, disordini) nel Maghreb, in pericolosa espansione. Il governo italiano corre in soccorso – dei governi autoritari, compagni di affari e merende – e la bella combriccola bolla i giovani come “terroristi”. Meglio prevenire rivolte (su entrambe le sponde) e nuovi sbarchi, e prenotare per ogni evenienza un qualche esotico e neocoloniale posto al sole.

♦ “Permetterò che voi abbiate l’onore di servirmi, a condizione che mi diate il poco che vi resta in cambio della fatica che sostengo nel comandarvi”: sembra che Rousseau abbia previsto con 250 anni di anticipo la quintessenza dell’ideologia marchionnista della nuova Fiat.

♦ O dite di sì o me ne vado: grande lezione democratica del genio dell’industria Marchionne. Anche lui sulla luna, insieme al papa?

La Gazzetta di Diogene – nr. 16

mercoledì 15 dicembre 2010

♦ Chissà che cosa avrebbe detto il mio collega Platone, che si lamentava dei politici ateniesi, se avesse assistito agli italici dibattiti parlamentari di questi giorni…

♦ (Credo nulla, tranne forti conati di vomito)

♦ Ricordi dai manuali di storia (1): l’antico vizio della classe politica italiana – il trasformismo – si chiama oggi “responsabilità nazionale”. È oramai la lingua ad essere affetta da trasformismo.

♦ Ricordi dai manuali di storia (2): il sistema feudale si regge sul rapporto servile e personale tra re, vassalli, valvassori e valvassini. Ma non si sta parlando del IX-X secolo carolingio, bensì del XXI secolo berlusconingio.

♦ Intanto, fuori dal palazzo, nei luoghi da me preferiti, le piazze si riempiono di studenti, lavoratori, cittadini. Che è sempre un bene.

♦ Il conflitto sociale, però, ha il suo lato oscuro – il suo blocco nero. Dove è facile infiltrarsi. Dove tornano a spuntare le pistole (a proposito, com’è che un finanziere stava lì, e non invece a dar la caccia agli evasori fiscali?).

♦ Okkio! alla maggioranza silenziosa e all’eterno borghesume fascistoide italiota (che la classe politica specchio di eticità di cui sopra, hanno eletto). Quella non dorme mai, al più sonnecchia.

La Gazzetta di Diogene – nr. 15

venerdì 29 ottobre 2010

♦ La maschera sfatta si occupa di pattume, tra un lupanare e l’altro. In casco, doppiopetto e tunica (grazioso omaggio dell’amico di merende Gheddafi).

♦ Le tv-sciacallo della maschera sfatta si occupano di rimestare nel torbido dei più turpi delitti.

♦ Gli azzeccagarbugli della maschera sfatta si occupano di trovargli un salvacondotto.

♦ Gli oppositori della maschera sfatta si occupano… già, di cosa si occupano?

♦ Il paese governato dalla maschera sfatta un po’ sonnecchia, un po’ s’incazza, un po’ s’indigna – un po’ se lo merita.

♦ Ma visto che la maschera sfatta è di buon cuore e, oltre che di immondizia e di postriboli, si occupa di immigrate minorenni, gli si potrebbe chiedere di dare asilo ai 128 palestinesi (di cui metà minorenni) approdati a Catania e ricacciati indietro, e di liberare tutti i detenuti e le detenute dei Cie-lager.

♦ E poi di struccarsi e di levarsi dai coglioni.