La musica serbatoio di libertà

«La musica è la migliore consolazione già per il fatto che non crea nuove parole. Anche quando accompagna delle parole, la sua magia prevale ed elimina il pericolo delle parole. Ma il suo stato più puro è quando risuona da sola. Le si crede senza riserve, poiché ciò che afferma riguarda i sentimenti. Il suo fluire è più libero di qualsiasi altra cosa che sembri umanamente possibile, e questa libertà redime. Quanto più fittamente la terra si popola, e quanto più meccanico diventa il modo di vivere, tanto più indispensabile deve diventare la musica. Verrà un giorno in cui essa soltanto permetterà di sfuggire alle strette maglie delle funzioni, e conservarla come possente e intatto serbatoio di libertà dovrà essere il compito più importante della vita intellettuale futura. La musica è la vera storia vivente dell’umanità, di cui altrimenti possediamo solo parti morte. Non c’è bisogno di attingervi, poiché esiste già da sempre in noi, e basta semplicemente ascoltare, perché altrimenti si studia invano».

[E. Canetti, La provincia dell’uomo, in Appunti 1942-1993]

Arazzi sugli occhi

«Le cariche onorifiche sono per gli imbecilli; meglio vivere nella vergogna che negli onori; soprattutto, niente onorificenze; libertà ad ogni prezzo; per pensare. Gli onori sono appesi come arazzi sugli occhi e sulle orecchie; chi riesce più a vedere, a sentire! Negli onori asfissiano i sogni e si disseccano gli anni buoni».

(Elias Canetti, La provincia dell’uomo)

Questo è grande

«Questo è grande», dice la filosofia, e con ciò essa solleva l’uomo al di sopra del cieco e sfrenato desiderio del suo istinto conoscitivo. Essa doma questo istinto con il concetto di grandezza, e soprattutto con il considerare come raggiungibile e come raggiunta la massima conoscenza, quella cioè dell’essenza e della radice delle cose. Quando Talete dice «tutto è acqua», l’uomo si scuote, cessa di procedere a tastoni e di strisciare come un verme nel campo delle scienze particolari […] Il filosofo cerca di far risuonare in sé l’armonia totale del mondo e di esprimere fuori di sé quest’armonia in concetti.


[F. Nietzsche, La filosofia nell’epoca tragica dei greci]

Lo straniero e le nuvole

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«Chi ami, sopra ogni cosa? Parla, uomo enigmatico! Tuo padre? tua madre? un fratello? una sorella?»
«Non ho né padre né madre, né fratello né sorella.»
«Gli amici?»
«Usate una parola il cui senso, fino ad oggi, mi è rimasto ignoto.»
«La patria?»
«Ignoro sotto quale latitudine si trovi.»
«La bellezza?»
«L’amerei volentieri, dea e immortale.»
«L’oro?»
«Lo odio come voi odiate Dio.»
«Eh! Ma allora che cosa ami, straordinario straniero?»
«Amo le nuvole… le nuvole che passano… laggiù!… laggiù!… le nuvole meravigliose!»

[C. Baudelaire, Lo Spleen di Parigi]

L’oro di Silesius

Oro cerca, chi è ricco; dio, chi è povero:
e merda trova il ricco ed oro il povero.

Angelus Silesius sintetizza perfettamente – dopo 350 anni – la divaricazione dei “valori” della nostra epoca: quando Draghi, e tutti gli altri servi del G7 o del Patto Atlantico, parlano di “valori” occidentali che si contrappongono a quelli di altri sistemi o culture, parlano solo dell’unico valore, del denaro. Non di altro.
Sarà invece il caso di andare a vedere che cosa ancora si nasconde dietro il “dio” di Silesius.