La superstizione di essere epigoni

«Il responso del passato è sempre un responso oracolare: solo come architetti del futuro, come sapienti del presente, voi lo capirete. […] Formate in voi un’immagine a cui il futuro debba corrispondere, e dimenticate la superstizione di essere epigoni».

(F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita)

Il nuovo che si va formando

«L’affetto dello sperare si espande, allarga gli uomini invece di restringerli, non si sazia mai di sapere che cosa internamente li fa tendere a uno scopo e che cosa all’esterno può essere loro alleato. Il lavoro di quest’affetto vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando e cui essi stessi appartengono».

(E. Bloch, Il principio speranza)

Ma le cose ci hanno sopraffatto

«Ma le cose ci hanno sopraffatto. Mentre le produciamo in massa, ogni giorno in masse più grandi, ci siamo abituati a prendere sul serio solo ciò che è una cosa sufficientemente concreta. Ormai vediamo e udiamo soltanto oggetti. Sentiamo oggetti. Le visioni degli audaci sono piene di oggetti. Tutto è disposto per produrre e distruggere oggetti. La terra, che è un oggetto rotondo, deve finire nelle mani del più avido, e questo è tutto. Gli oggetti, fabbricati in massa, devono essere ripartiti equamente; e questo è tutto. Queste due concezioni, abbastanza estreme, offrono la gradita occasione di distruggere al tempo stesso tutta la vita e gli oggetti.
Dov’è l’uomo che non disprezza le cose, solo perché vuole averle? Dov’è l’uomo che si meraviglia, si meraviglia di ciò che non toccherà mai?»

[E. Canetti]

Le virtù del vegetale

«La lentezza delle piante è il loro maggior vantaggio sugli animali. Le religioni della passività, come il buddhismo e il taoismo, vogliono procurare agli uomini un’esistenza vegetale. Forse non sono consapevoli di questo carattere delle virtù che raccomandano; ma la vita attiva che esse combattono è eminentemente animale. Le piante non sono selvagge; la parte preparatoria o sognante della loro natura prevale di gran lunga su quella volitiva. Ma all’interno della loro sfera hanno qualcosa che ricorda da vicino gli uomini. I loro fiori sono la loro coscienza. A ciò sono giunte prima della maggior parte degli animali, ai quali l’azione non lascia mai tempo per la coscienza. Gli uomini più saggi, che hanno lasciato da un pezzo dietro di sé il tempo delle loro azioni, portano il loro spirito come un fiore. Le piante però hanno molteplici fioriture; il loro spirito è plurale e sembra libero dalla terribile tirannide dell’unitarietà dell’uomo. Il numero Uno ci ha catturato e ora siamo per sempre in sua balìa. Le opere disperse degli artisti hanno qualche somiglianza coi fiori; solo che, mentre la pianta fa nascere sempre la stessa cosa, gli artisti moderni sono scossi dalla febbre del diverso».

(E. Canetti, 1944)

La musica serbatoio di libertà

«La musica è la migliore consolazione già per il fatto che non crea nuove parole. Anche quando accompagna delle parole, la sua magia prevale ed elimina il pericolo delle parole. Ma il suo stato più puro è quando risuona da sola. Le si crede senza riserve, poiché ciò che afferma riguarda i sentimenti. Il suo fluire è più libero di qualsiasi altra cosa che sembri umanamente possibile, e questa libertà redime. Quanto più fittamente la terra si popola, e quanto più meccanico diventa il modo di vivere, tanto più indispensabile deve diventare la musica. Verrà un giorno in cui essa soltanto permetterà di sfuggire alle strette maglie delle funzioni, e conservarla come possente e intatto serbatoio di libertà dovrà essere il compito più importante della vita intellettuale futura. La musica è la vera storia vivente dell’umanità, di cui altrimenti possediamo solo parti morte. Non c’è bisogno di attingervi, poiché esiste già da sempre in noi, e basta semplicemente ascoltare, perché altrimenti si studia invano».

[E. Canetti, La provincia dell’uomo, in Appunti 1942-1993]

Arazzi sugli occhi

«Le cariche onorifiche sono per gli imbecilli; meglio vivere nella vergogna che negli onori; soprattutto, niente onorificenze; libertà ad ogni prezzo; per pensare. Gli onori sono appesi come arazzi sugli occhi e sulle orecchie; chi riesce più a vedere, a sentire! Negli onori asfissiano i sogni e si disseccano gli anni buoni».

(Elias Canetti, La provincia dell’uomo)

Questo è grande

«Questo è grande», dice la filosofia, e con ciò essa solleva l’uomo al di sopra del cieco e sfrenato desiderio del suo istinto conoscitivo. Essa doma questo istinto con il concetto di grandezza, e soprattutto con il considerare come raggiungibile e come raggiunta la massima conoscenza, quella cioè dell’essenza e della radice delle cose. Quando Talete dice «tutto è acqua», l’uomo si scuote, cessa di procedere a tastoni e di strisciare come un verme nel campo delle scienze particolari […] Il filosofo cerca di far risuonare in sé l’armonia totale del mondo e di esprimere fuori di sé quest’armonia in concetti.


[F. Nietzsche, La filosofia nell’epoca tragica dei greci]