Archive for the ‘PSICOLOGIA’ Category

Quinto lunedì: la fiducia, cura delle passioni tristi

martedì 25 febbraio 2014

Trust

[Utilizzerò come traccia il saggio di Michela Marzano Avere fiducia, che ha un taglio divulgativo, anche se talvolta disomogeneo e dispersivo – un testo che comunque offre molti spunti di riflessione interessanti, che credo saranno utili alla nostra discussione].

Farò due esempi per cominciare, uno personale l’altro tratto dalla Marzano:
-l’esercizio della caduta
-il dilemma del prigioniero
Il primo esempio ci offre un taglio emotivo ed istintivo della fiducia, mentre il secondo ce ne offre un profilo squisitamente razionale.
Anni fa, ad un laboratorio teatrale cui partecipavo, i conduttori ci fecero fare un esercizio in cui ciascuno avrebbe dovuto lasciarsi cadere all’indietro, di schiena, confidando nel fatto che qualcun altro del gruppo lo avrebbe preso. Non tutti riuscirono ad eseguire l’esercizio: tanto il gettarsi, quanto il bloccarsi avevano probabilmente a che fare con dei gesti istintivi, di cieca fiducia (per quanto simulata) nel primo caso, di paura nell’altro.
Michela Marzano ci parla ad un certo punto del “dilemma del prigioniero”, un celebre problema matematico-probabilistico della teoria dei giochi: due criminali vengono arrestati, separati e fatta loro una proposta di confessione così concepita: se uno confessa e l’altro no, il primo viene liberato e l’altro condannato a dieci anni; se entrambi confessano verranno condannati tutti e due a 5 anni; se nessuno dei due confessa, dovranno scontare 1 anno di prigione. In questo caso (tralasciando la casistica e la discussione sulla probabilità delle scelte, che oscilla dall’egoismo della prima opzione al solidarismo della terza), ciò che emerge è piuttosto l’aspetto razionale e di calcolo della fiducia (per chi volesse approfondire il dilemma, è consultabile la voce su wikipedia, anche se con una formulazione diversa, mentre la Marzano ne parla alle pagine 39-40).
Entrambi gli esempi si reggono sulla fiducia, che pare però oscillare tra l’istinto e la decisione razionale, non essendo riducibile a nessuna delle due dimensioni.

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Diciassette stilettate

venerdì 7 febbraio 2014

[post ondivago su: bambini, stiletti, domande, film, libri, odissee, attese, psicanalisi, generazioni ed altro ancora]

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Si è appartato in corridoio col suo foglio, e in pochi minuti lo ha riempito di domande. Le prime sedici numerate, l’ultima contraddistinta dal segno dell’infinito:

1. Perché siamo nati?
2. Perché viviamo?
3. Perché mi chiamo…?
4. Perché Dio ha sbagliato a crearci?
5. Perché possiamo divertirci?
6. Perché ci amiamo?
7. Perché devo vivere?
8. Perché non sono felice?
9. Perché sono così?
10. Perché siamo cattivi?
11. Perché non ho quello che voglio?
12. Perché vivo male?
13. Perché siamo diversi?
14. Perché ci sono persone con problemi?
15. Perché ci poniamo delle domande?
16. Perché vivo?
∞   Perché?

Le ho interpretate come delle stilettate, o mitragliate, o scudisciate – l’arma può essere scelta a piacere – per lo meno per come sono state concepite, scritte e consegnate, e visto chi le ha scritte.
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Psicosofie estive – 2. Pre-sumere

giovedì 4 luglio 2013

Blu III_ Mirò

Certo che ci vuole una bella dose di presunzione per intitolare un post Psicosofie estive – 1…, ma non per le psichìe e nemmeno per le sofìe, né per la loro discutibile commistione; in verità alludevo alla faccia tosta della numerazione seriale, come se contenesse in sé una garanzia certa del seguito (il numero 2, ovvero il qui presente, che pure avevo pensato e scritto subito dopo aver pubblicato il primo, e che quindi sarebbe potuto rimanere nel limbo della virtualità). E che dire del 2 che ammicca al 3?
Possiamo essere eterni quanto vogliamo, e considerare la morte un errore, una contraddizione, persino una figlia del nichilismo, ma in quel dubbioso succedersi dell’1, poi del 2 e (forse) del 3 – un succedersi ansiogeno e psichico, affetto da radicale incertezza – deve pur celarsi qualcosa di inafferrabile e tremendamente avverso alla nostra presunzione. Un pre-sumere che as-sume il sum, l’estì, come fondamento assoluto e indiscusso (è bene però precisare che è sul latino sumo=prendo, e non sum=sono che quei verbi sono costruiti).
Ed ecco allora la ragione di quel 2 tremolante posto subito dopo un 1 di pietra e prima di un 3 che è solo tratteggiato nella mia mente. E che oscilla indeciso tra essere e non-essere, essere e non-essere, essere e non-essere…

L’insostenibile gravità dell’esistere

giovedì 16 maggio 2013

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Pochissimo s’è parlato in questo blog di Søren Kierkegaard. Solo fugaci citazioni, in 4 o 5 occasioni, nulla di più. Il 5 maggio scorso ricorreva tra l’altro, nel più assordante dei silenzi, il bicentenario della sua nascita.
Del resto il filosofo danese non è di sicuro nelle mie corde – ed anzi, ricordo che all’università, io e un mio compagno con il quale ho avuto il piacere di condividere anni di forsennata passione filosofica (e di grandi bevute), eravamo soliti sbeffeggiare il povero Søren, in particolare per quella sequela di titoli angosciosi e funesti – Timore e tremore, Briciole filosofiche, Il concetto dell’angoscia, La malattia mortale… – a nostro avviso ben poco filosofici, e comunque lontani dal nostro stile irruento e vitale (io poi ero all’epoca un temibile estremista hegeliano!).

[En passant, Briciole di filosofia fu, se non erro, il primo blog filosofico che incontrai sul web, subito dopo aver aperto La Botte. Quasi una nemesi].

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Vita ingombra

giovedì 18 aprile 2013

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…mi sorprendo ad ammirarne la minuscola compattezza, la precisione, l’eleganza, il raffinatissimo design; la prodigiosa e sapiente commistione di tecniche e di conoscenze millenarie, tutto concentrato in poco più di 70 centimetri quadrati e 120 grammi di peso; la strabordante eccedente multifunzionalità; la velocità, l’intelligenza (da cui ha preso il nome), la silenziosa eccellenza; la facilità, l’immediatezza, la semplicità dell’uso; il suo saccente anticipare e risolvere ogni mio dubbio circa determinate funzioni e connessioni; gli schiaccianti e logici automatismi; il suo farsi tutte le sue cose e i suoi aggiornamenti sottotraccia, senza nemmeno farmelo sapere; la sua eccessiva pretesa di farmi connettere con il mondo intero a tutti i costi; la sua esagerata pretesa di voler contenere il mondo intero; e poi quei suoni puliti, quei colori luccicanti, quella visione così precisa ed affidabile – tutto così insopportabilmente perfettino; e io, così in ansia per ogni sua improvvida esposizione al pericolo di cadere, di prender colpi, di sbucciarsi il delicato schermo tattile…

…Epicuro ci sollecita ad accantonare i desideri vani, ma anche quelli naturali e non necessari (tipo il sesso), e a concentrarci solo su quelli naturali-necessari, che a questo punto è forse meglio non chiamare più nemmeno desideri…

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Tris cinefilosofico – 1. Melancholia

lunedì 18 marzo 2013

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Per la prima volta io e Celeste Colombo – autorità cinefila del legnanese (e non solo) – non ci troviamo d’accordo, oltretutto su una questione di non poco conto. (E chissenefrega, potrebbe obiettare qualcuno, non siamo mica ad un convegno di sapientoni o ad una conferenza internazionale, si tratta solo del minuscolo Cineforum Pensotti Bruni di Legnano. Verissimo, ma sul nichilismo c’è poco da scherzare!).
Lui, il Celeste, lo tira fuori durante il dibattito a proposito dell’ultimo film di Last Von Trier, Melancholia, e – pur dandogli ragione sull’estetismo del regista danese (che per di più se ne esce ogni tanto con le sue minkiate nazi) – sono costretto in parte a dissentire.
E la domanda che mi e gli faccio è: davvero la prospettiva dissolutoria di Melancholia è così nichilista? E se anche lo fosse, di che nichilismo si tratta? Non potrebbe essere quello di “secondo grado” del padre di tutti i nichilismi contemporanei?
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Narcisismi 4 – Autàrkeia multitasking

mercoledì 16 gennaio 2013

multitasking

L’autàrkeia è una condizione esistenziale tipica della nostra epoca, ma non mi pare si tratti dell’autàrkeia antica – piena autosufficienza ed autodeterminazione, che però sia basata sulla profonda conoscenza di se stessi e del proprio rapporto con l’ambiente esterno – quanto piuttosto di una forma radicale di individualismo ostentato, di narcisismo che non può fare a meno di salire su un palcoscenico, e che dunque non si bea soltanto di se stesso o della propria immagine, quanto del supposto e speculare bearsi del pubblico per quel sé e la sua aura così tanto ostentati. Un Narciso che non si specchia solitario nelle acque, ma nello sguardo degli altri.
Parto dall’annotazione di un amico, risalente a qualche tempo fa, che nell’incontrarmi per strada mentre ascoltavo musica con le cuffie, mi guardò divertito e mi diede dell’autarchico. In effetti, il gesto di sigillare la percezione quando si ascolta, ad esempio, della musica, è simbolico della condizione narcisistico-autarchica della nostra epoca (naturalmente non è possibile generalizzare o dedurre teorie universali da singoli fenomeni sociali). “Io sto ascoltando la musica giusta, tu non puoi ascoltare quel che ascolto io, e non puoi che ammirare il mio gesto” (salvo invertire le parti, e fare altrettanto).
Ma quel che mi fa sospettare che l’autarchia moderna sia radicalmente differente da quella classica, risulta visibile nel fenomeno apparentemente contrario dell’esibizionismo. In realtà i due comportamenti sono intrecciati e spesso convivono nelle medesime persone e pratiche sociali. Gli stessi sistemi tecnologici che sigillano (almeno in parte) i sensi, li ostendono poi urbi et orbi in una forma patologica di espressione di sé, ed in particolare del proprio mondo emotivo.
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Le centocinquanta sfumature del nulla

mercoledì 12 settembre 2012

Che il belletto dell’amore fosse in realtà da ricondurre alla brutalità del “fottere”, ce lo aveva già fatto sapere Schopenhauer esponendoci la sua teoria metafisica della libido voluttuaria: dietro ogni palpito o sospiro amoroso c’è solo la volontà che briga per riprodursi ed espandersi, niente di più.
Dunque, il bellissimo e perverso Christian Grey dalle 50+50+50 sfumature di tenebra, pare proprio aver scoperto l’acqua calda, quando dice alla sua “proprietà” sessuale Anastasia Steele di volerla fottere, e non di voler fare l’amore con lei.
Insomma – si sarà capito – quest’estate, come già altre estati, mi sono dovuto sobbarcare una lettura dettata solo da motivi professionali, e non dal gusto personale. E così, dopo i Moccia e le Meyer, mi è anche toccato sciropparmi questa tizia di nome E L James che intende spiare desideri e perversioni dal buco (o dai buchi) delle serrature dei nuovi boudoirs post-moderni.
Naturalmente mi basta (e avanza) il primo capitolo della trilogia, le Cinquanta sfumature di grigio (ormai sembra che non esista più romanzo di successo che non debba diventare un’interminabile saga in più puntate, da rilanciare poi, a ruota, sul grande schermo – cosicché per 2-3 anni buoni, fatto salvo l’eterno decennio potteriano, saremo sommersi di volta in volta da vampiri o draghi, serial killer o lucchetti romani. Ora pare toccare a cazzi fighe ed amplessi sadomaso – e son proprio curioso di vedere come la cosa verrà gestita a livello cinematografico…).
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Aforisma 54

martedì 26 giugno 2012

Adoro sopravvalutare le persone. Lo trovo un necessario inno alla possibilità.

Quel dito puntato sulla fronte di mio padre

giovedì 28 luglio 2011

“Canto chi mi ha preceduto […]
L’amore non cantarlo, è un canto di per sé
più lo si invoca meno ce n’è”
(Montesole, PGR)

(quando ho cominciato a scrivere queste note, non avrei mai pensato che sarebbero diventate una sorta di diario… come chiamarlo?… bioaffettivo? bioemotivo? una cronaca a metà tra la riflessione e la passione-pietà, schizzi disordinati sulla vita, la malattia, la fragilità dell’esistenza – e la paura della morte – con un unico filo: il volto smarrito di un padre, la sua indecifrabile agitazione interna; e gli occhi ondivaghi di un figlio, che talvolta fissano quel volto e talvolta deviano lo sguardo; forse ci sarebbe anche da riflettere sulla relazione insieme biologica e affettiva tra genitore e figlio, sul detto e non detto che comporta, su sangue, istinto e cultura – ma forse è meglio, per questa volta, lasciare tutto ciò tra parentesi)

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