#100Dante 51-60

mercoledì 5 dicembre 2018

#100Dante 51.
Senti’mi presso quasi un mover d’ala
e ventarmi nel viso e dir: “Beati
pacifici, che son sanz’ira mala”.
(Purg. XVII, 67-9)
Piovono “dentro all’alta fantasia” visioni estatiche (di ira punita) così potenti da sigillare la mente di Dante ad ogni percezione esterna. Seguirà un’altra lezione, questa volta impartitagli da Virgilio, sul concetto di amore e su come la sua difformità viene punita e ripartita in Purgatorio.

#100Dante 52.
Novo pensiero dentro a me si mise,
del qual più altri nacquero e diversi;
e tanto d’uno in altro vaneggiai,
che li occhi per vaghezza ricopersi,
e ‘l pensamento in sogno trasmutai.
(Purg. XVIII, 141-5)
Chiusa bellissima: per tre canti Dante ha ascoltato discorsi impegnativi sui concetti di amore e libertà, e sul loro rapporto, e ora la sua mente è in subbuglio, finché non sopraggiunge l’invocata quiete del sonno.

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Filosofia in 100 corti – 32

mercoledì 28 novembre 2018

Il succulento contenuto della mia valigia randagia

sabato 24 novembre 2018

(nella raccolta La lanterna del filosofo di Guido Ceronetti, edita da Adelphi, ci sono alcune pagine illuminanti dedicate a Spinoza e Schopenhauer: quel che segue ne è una sintesi, seppure frammentaria, seguita da alcune mie considerazioni sull’ottimismo)

1. Errore, dolore, stortura, peccato, mostruosità, caricatura, assurdità, imperfezione, deformità, stranezza, demenza, miseria: Spinoza espunge tutto ciò – ovvero, la carne e il sangue dell’umanità (“il succulento contenuto della mia valigia randagia”, dice Ceronetti) – dal suo sistema perfetto. Come può un umano errante definirsi spinozista?
L’Etica abolisce il tragico, sloggia il culto di Thanatos dall’Occidente (operazione perfettamente riuscita) fino all’incretinimento.
I bambini, le donne, i malati dell’anima, i pazzi, i suicidi (e gli animali) – sono gli assoluti incompresi da Spinoza. I buchi nel suo sistema. E il buco più grande di tutti – l’immaginazione, impurità cadaverica.
Non si può credere alla perfezione metafisica del mondo – ma alla perfezione della vita di Spinoza sì: era un cristallo puro tra scoli sudici e bisbigli d’odio; un lino intatto su un tavolo dove qualcuno conta sordidamente denaro con mani unte.
Fu felice Spinoza – nonostante credesse fermamente al verso di Campanella Ma ride al tutto la parte che geme?
Rideva al tutto l’agonia di Spinoza quel 21 febbraio 1677?

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#100Dante 41-50

mercoledì 21 novembre 2018

#100Dante 41.
Rade volte risurge per li rami
l’umana probitate; e questo vole
quei che la dà, perché da lui si chiami.
(Purg. VII, 121-3).
Sordello conduce i due poeti in una rassegna di re e principi che non hanno fatto il loro dovere. I tre versi citati ci ricordano come quasi mai i figli (“li rami”) ereditino dagli avi le virtù – essendo sempre Dio (“quei che la dà”) l’unica e vera sorgente da riconoscere (“da lui si chiami”). Ecco perché siamo tutti egualmente “figli di Dio”, e non di una qualche stirpe.

#100Dante 42.
Era già l’ora che volge il disio
ai navicanti e ‘ntenerisce il core
lo dì ch’han detto ai dolci amici addio;
e che lo novo peregrin d’amore
punge, s’e’ ode squilla di lontano
che paia il giorno pianger che si more…
(Purg. VIII, 1-6)
Una delle più alte evocazioni poetiche del sentimento della nostalgia. E una delle più belle aperture di canto di tutta la Commedia – che in verità prosegue almeno fino al verso 21, senza che l’afflato cali mai.

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Il postulato della libertà

lunedì 19 novembre 2018

«La vera filosofia può cominciare solo con azioni libere; il primo postulato di ogni filosofia di operare liberamente su se stessa è tanto necessario quanto il primo postulato della geometria per cui si traccia una linea retta; e il filosofo non dovrebbe dimostrare la libertà più di quanto il geometra dimostra la linea».

(F.W.J. Schelling)

Antropocene 2 – Prima l’Africa!

mercoledì 14 novembre 2018

Il titolo di questo incontro, se da una parte vuol fare il verso a quell’infelice slogan che va ora per la maggiore (“prima gli italiani” – ma anche “first America”, prima noi, padroni a casa nostra – che è poi sotto sotto prima io e la mia tribù), dall’altra allude a una realtà storico-antropologica ormai incontestabile: è dall’Africa che veniamo tutte e tutti. L’Africa sta alle origini della storia della specie e di tutte le sue infinite migrazioni planetarie. Ed è all’Africa che tutti i nodi dell’ingiustizia globale ritornano…

1. Una specie scissa
La paleoantropologia e la biologia ci fanno sapere che homo sapiens è un’unica specie (e l’unica specie umana rimasta sul pianeta, dopo che i nostri vari cugini diversamente umani si sono estinti per cause ancora da chiarire).
Ciò non vuol dire che al suo interno non vi siano “varietà” e diversificazioni, sia sul piano biologico (genetico) che sul piano culturale – ma è ormai assodato che le prime sono minime ed inessenziali, del tutto marginali, mentre sono le costruzioni culturali ad essere ben più consistenti.

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#100Dante 31-40

sabato 10 novembre 2018

31.
“S’esser puote, io vorrei
che dello smisurato Briareo
esperienza avesser li occhi miei”.
(Inf. XXXI, 97-9)
Il gusto per il meraviglioso (e l’orrido) attraversa tutta la Commedia: “Sappi che non son torri, ma giganti”, avverte Virgilio: e sarà uno di questi a calare i due poeti sul fondo dell’Inferno – lo tristo buco.

32.
Li occhi lor, ch’eran pria pur dentro molli,
gocciar su per le labbra, e ‘l gelo strinse
le lacrime tra essi e riserrolli.
(Inf. XXXII, 46-8)
Il nono cerchio – Cocito – è destinato ai traditori di coloro che si fidano, la peggior colpa punita con l’eternità del ghiaccio, contrappasso della maggior durezza del cuore.

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Filosofia in 100 corti – 31

lunedì 5 novembre 2018

La coscienza del porridge freddo

mercoledì 31 ottobre 2018

consciousness

La Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza, stilata il 7 luglio 2012 da un insigne gruppo di neuroscienziati, riconosce come non esclusivi degli umani gli stati coscienti, a partire dall’osservazione che condividiamo con molte specie (tutti i mammiferi, tutti gli uccelli, “e molte altre creature, compresi i polpi”) i substrati che generano la coscienza, facoltà che non viene nemmeno preclusa dall’assenza di neocorteccia.
D’altro canto fa un poco sorridere la constatazione, in apertura del testo,  che le ricerche comparative vengono ostacolate dall’incapacità (inability) animale (e spesso umana) “di comunicare prontamente e chiaramente riguardo ai propri stati interni” – come a dire che gli scienziati lamentano una certa riluttanza nei soggetti ad esprimere compiutamente la propria soggettività in relazione alle necessità della scienza oggettiva.
Quasi si trattasse di una nuova accolita di preti, ma molto più acuti ed illuminati dei precedenti, che armata di microscopi e strumenti sofisticati, pretende di poter frugare nella coscienza di tutti i viventi, così da portarne alla luce i misteri più reconditi – dimenticando, però, un’ovvietà: o è coscienza o è oggetto. Né io né il polpo, cioè, ci facciamo ridurre ad un sostrato neurale – anche se non ci fa affatto specie (per quanto io ne sappia e per quanto mi immagini del polpo) che i nostri più splendidi ed evoluti stati coscienti emanino similmente da quella comune materia grigiastra e molliccia, che a qualcuno ricorda il tofu e a qualcun altro del porridge freddo.

#100Dante 21-30

sabato 27 ottobre 2018

#100Dante 21.
Ed elli avea del cul fatto trombetta.
(Inf. XXI, 139)
È la chiassosa e celebre chiusa del canto XXI che, col successivo, costituisce una coppia di canti quantomai grotteschi. I diavoli Malebranche, beffardi e rissosi, si prendono la scena, ben più dei dannati: Alichino e Calcabrina, Cagnazzo e Barbariccia, Libicocco e Draghignazzo, Ciriatto e Graffiacane, Farfarello e Rubicante pazzo – onomastica assai gustosa.

#100Dante 22.
“O Rubicante, fa che tu li metti
li unghioni a dosso, sì che tu lo scuoi!”
gridavan tutti insieme i maladetti.
(Inf. XXII, 40-2)
Lo sciagurato è il barattiere (ovvero, il corrotto) Ciampolo di Navarra: mentre i due poeti lo interrogano, i diavolazzi lo artigliano, lo azzannano, lo inforcano, lo fanno a pezzi – cosicché la scena si colora di comicità; senonché il dannato alla fine li coglionerà, tornando a tuffarsi nella sua pece bollente.

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