Appunti per una fenomenologia della forma

venerdì 14 giugno 2019

-Prima forma: il corpo. Storia di un corpo e dei suoi mutamenti quotidiani (vedi Pennac)

-La filosofia materialista ilozoista presocratica come essenzialmente filosofia del mutamento delle forme – l’arché flusso sorgivo che spiega ogni metamorfosi – Urpflanze goethiana – in particolare Empedocle ed Anassagora – l’alchimia (o la chimica) delle forme

-Morfologia soggettiva: figura e forma come modi basilari di rapportarsi al mondo: la mente è la forma percepiente-percepita del mondo – aisthesis – la forma in Kant – le forme di Epicuro – le forme simboliche di Cassirer

-Formazione e de-formazione: i flussi della coscienza – filogenesi e ontogenesi – Lessing!

(romanzo di de-formazione per antonomasia: Il ritratto di Dorian Gray)

-Metamorfosi – metempsicosi, rapporto col mondo animale e vegetale – vedi Canetti in Massa e potere

-Le forme sociali e il concetto di trasformazione. Forma-popolo, forma-moltitudine

-Il corpo, le forme del corpo, la metafisica del corpo – l’epoca della perenne plasmazione e ri-plasmazione del corpo, fino a farne una figura spettrale: dalle palestre alle sfilate di moda, dalla chirurgia plastica all’ideologia del selfie. Il corpo assoggettato alle ideologie produttive, alle forme dell’apparire e all’imperativo narcisista. Il corpo digitale.

-La forma come uscita (e ritorno) nel buio, nel vuoto, nel nulla (e nell’essere), nel caos, nella notte

-Forme dell’arte. Alcune morfologie esemplari – la Terza Sinfonia di Mahler – il biomorfismo di Kandinskij – i volti di Diane Arbus – l’architettura: lo spazio, il rapporto tra natura e forma. Paesaggi e giardini – forma, informe, deforme, conforme: i freaks!

-La forma digitale: morte del vivente (naturans), pensiero unico della forma. La realtà aumentata

-La forma-scrittura (Virginia Woolf)

-La neomedicina come neomorfologia: non più ripristino ma creazione di nuove forme

-Le forme di vita nell’epoca della convergenza tra sfera biologica e sfera digitale. Corpi-macchine e macchine-corpi. Corpi smaterializzati. L’avvento dell’intelligenza artificiale come nuovo dio delle forme.

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Una specie di trabocchetto

venerdì 31 Mag 2019

“Provare a immaginare il senso della vita” (Lorenzo)
“I filosofi per rispondere ai perché hanno bisogno di una teoria, cioè avere immaginazione” (Francesco)
“La filosofia è il perché delle cose. Le parole, le frasi, le lettere e il mondo hanno un senso. Tutte le cose hanno un senso” (Martina)
“La filosofia è quando si risponde a delle domande senza risposta” (Aurora)
“La filosofia è una cosa che ti fa capire molte cose ma altrettanto ti chiedi molte altre cose” (Rebecca)
“Una specie di trabocchetto” (Efrem)
“Domande che generano domande” (Emma)
“Sono infinite domande che non finiscono mai” (Antonino)
“Ora la filosofia è per me” (Daniele)
“Perché il perché? (Abdel)
“La filosofia è: una cosa, la vita, un’emozione, è tutto!” (Federico)
“Secondo me la filosofia è: stare lì e pensare ripensare finché non hai risposta” (Aurora)

Infinitamente grato ai bambini delle quinte della scuola primaria A. Manzoni di Rescalda, che ancora una volta hanno deciso di misurarsi con la parola “filosofia” e con quella cosa strana che è la ricerca della verità. Che sempre – almeno a me – fa tremare i polsi e battere forte il cuore.

Filosofia in 100 corti – 39

lunedì 20 Mag 2019

Polvere di stelle

mercoledì 15 Mag 2019

(la traccia del mio intervento introduttivo ad una conferenza di astrofisica sull’Universo in espansione, ultimo di un ciclo di 3 incontri sulle visioni dell’universo nella storia umana)

Avevamo visto come già nella visione di Dante (tolemaica e geocentrica) l’uomo non fosse in realtà al centro, quanto piuttosto in fondo all’universo, nella zona più bassa e più infima. Egli è però chiamato ad innalzarsi ai cieli della divinità, all’empireo – tramite la fede e la ragione.
In epoca moderna il cosmo aristotelico-tolemaico si frantuma per allargarsi all’infinito: Giordano Bruno annuncia gli infiniti mondi nei quali noi siamo sperduti e nei quali non può esserci alcun centro (altrimenti che infinito sarebbe?).
L’infinito, però, deraglia nella visione kantiana: la mente umana si aggroviglia nelle sue contraddizioni (le cosiddette antinomie), per fermarsi ad una sola apparente (soggettiva) certezza: spazio e tempo (lo spazio e il tempo della scienza newtoniana e della geometria euclidea) sono le condizioni imprescindibili della nostra conoscenza della natura. Ogni cosa si muove all’interno di un tempo uniforme che scorre e di uno spazio fisso che ci contiene.
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Il rovello della filosofia

venerdì 10 Mag 2019

Ho ripreso qualche mattina fa, a distanza di 4 anni anni dall’ultimo, uno dei miei tentativi di filosofia coi bambini.
Tempo fa avevo confessato ad una mia cara amica (e a me stesso) di non voler più fare quell’esperienza, per diversi motivi (non ultima una certa stanchezza esistenziale), ma soprattutto per una ragione che non so dire se sia filosoficamente fondata: contribuire ad aumentare la coscienza aumenta anche l’umana potenza distruttiva; non solo: perché pungolare così presto dei bambini di soli 10-11 anni coi rovelli della filosofia, con le domande, con i dubbi, e dunque con una potenziale sorgente di infelicità?
So anche, però, che siamo in trappola, dato che dalla coscienza non si esce e che l’unico modo per porre rimedio ai disastri dell’antropocene e dell’antropocentrismo è comunque la coscienza: una coscienza più accorta e discreta, a basso tasso di narcisismo (ma è pensabile una coscienza umana che non sia narcisista?) – insomma, una coscienza supercosciente, un’autocoscienza responsabile che però non so ancora bene che forma dovrebbe avere e con quali prospettive. Una strada che saranno proprio quei bambini decenni già così incasinati a dover cercare, trovare, percorrere.

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Antropocene 7 – Elogio della discrezione

mercoledì 24 aprile 2019

Il percorso di quest’anno – dedicato all’Antropocene, cioè all’epoca in cui sul pianeta parrebbe essere dominante e determinante per i suoi equilibri la specie umana – è stato inevitabilmente attraversato dai consueti chiaroscuri: se il successo evolutivo di homo sapiens, con la progressiva espansione della sua parte mentale e “metafisica” (quel che abbiamo denominato come sfera della coscienza) ha del prodigioso, d’altro canto proprio questo sviluppo ha comportato ricadute letali per l’ecosistema e le altre specie (e, in prospettiva, per la sopravvivenza della stessa specie umana).
Quel che faremo stasera è provare a identificare nel concetto di discrezione – in senso lato, e sulla scorta del libro L’arte di scomparire del filosofo francese Pierre Zaoui – un possibile antidoto (un contravveleno, come dice Zaoui) alla forma più letale dell’antropocentrismo fin qui manifestatasi nella storia umana, una forma che ha avuto origine in Occidente ma che interessa ormai l’intero ecumene, che ha anzi come esito finale quello dell’istituzione dell’ecumene (la casa umana) come casa globale tendenzialmente coincidente con la biosfera: l’occupazione sistematica del pianeta da parte della specie umana pretenderebbe quindi di far diventare la casa di tutti una casa esclusivamente propria.
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Filosofia in 100 corti – 38

martedì 16 aprile 2019

Il mistico e il materiale

venerdì 12 aprile 2019

“Chi non considera che il significato esteriore isolandolo dall’insieme è un materialista, chi non considera che il significato interiore isolandolo dal resto è un falso mistico: ma chi unisce i due significati è perfetto”.
Il mistico algerino Ahmad Al-Alawi risolve in un colpo solo le ossessioni del corpo (e i collassi morali) del papa emerito Natzinger.

Deus absconditus

mercoledì 3 aprile 2019

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Qualche sera fa ho aperto una conferenza scientifica facente parte di un ciclo che ha l’intento di illustrare in che modo è cambiato in Occidente il modo di guardare il cielo. La scommessa è di integrare diversi punti di vista – filosofico, antropologico, fisico-matematico, estetico – mostrando come si è andata modificando la percezione di sé e del proprio posto nel cosmo da parte dell’essere umano. La seconda puntata era dedicata all’epoca moderna, da Copernico a Newton. Ho aperto inevitabilmente con la data simbolo del 1543 – anno di pubblicazione del De revolutionibis orbium coelestium – e con l’impatto che la “rivoluzione copernicana” ha avuto sui pensatori e gli scienziati dei decenni e secoli successivi.
Tre in particolare le parole-chiave di questa trasformazione (e radicale rotazione del punto di vista):
1) Legge. Telesio scrive nello stesso secolo di Copernico il De rerum natura iuxta propria principia, sostenendo che la natura deve essere conosciuta attraverso se stessa, i principi interni e propri che la ordinano – e non con categorie a lei estranee (magiche, mitiche, divine, extranaturali). Ma tale legge non può più avere un ordine qualitativo (altrimenti torneremmo a Mileto): Galileo farà un passo in più, e conierà la celebre metafora del mondo da intendersi come libro aperto, scritto in linguaggio matematico, e dunque chiaro alla nostra mente.
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La nazione delle piante (l’unica che mi piace)

giovedì 28 marzo 2019

art. 1 – La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene ad ogni essere vivente

art. 2 – La Nazione delle Piante riconosce e garantisce i diritti inviolabili delle comunità naturali come società basate sulle relazioni fra gli organismi che le compongono

art. 3 – La Nazione delle Piante non riconosce le gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate, e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate

art. 4 – La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni

art. 5 – La Nazione delle Piante garantisce il diritto all’acqua, al suolo e all’atmosfera puliti

art. 6 – Il consumo di qualsiasi risorsa non ricostituibile per le generazioni future dei viventi è vietato

art. 7 – La Nazione delle piante non ha confini. Ogni essere vivente è libero di transitarvi, trasferirsi, vivervi senza alcuna limitazione

art. 8 – La Nazione delle Piante riconosce e favorisce il mutuo appoggio fra le comunità naturali di esseri viventi come strumento di convivenza e di progresso

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Lo scienziato e neurobiologo vegetale Stefano Mancuso ha scritto una vera e propria carta dei diritti dei viventi dal punto di vista delle piante – e poco importa che si tratti comunque di una visione antropocentrica, noi umani ci siamo messi al centro e noi umani dobbiamo risolvere il problema (magari togliendoci dal centro).