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Argento e nevi filosofiche

lunedì 3 agosto 2009

Forme di resistenza by chourmo

La bio-grafia è per certi aspetti una duplice scrittura: da una parte il dispiegarsi concreto della vita individuale, di quel più o meno originale percorso di vita e di autoplasmazione che ciascuno persegue (o dovrebbe o vorrebbe). Dall’altra è la riscrittura o la trascrizione o la rappresentazione di quel percorso: una sorta di romanzo di se stessi, di autonarrazione, che la gran parte degli umani per fortuna non scrive (già bastano e avanzano i narcisi pieni di sé, sempre pronti a pubblicare e concionare su ogni sciocchezza che li riguarda), ma che, a parere di alcuni, invece dovrebbe essere scritta. E’ ad esempio quel che pensa Romano Màdera, in quel piccolo gioiello filosofico che è il saggio La filosofia come stile di vita. Qui l’autore delinea una sorta di filosofia della biografia, o di biografia filosofica, volta ad operare una scelta tra costruzione biografica e smarrimento del sé nella serialità; la filosofia viene strettamente connessa al bios e concepita come ecumenismo biografico, fatto di dialogo, raccordo, comunicazione. La biografia così intesa è anche da leggersi come terapia (in senso lato) e valida alternativa tanto al determinismo genetico quanto all’ossessione identitaria e alla frammentazione post-moderna. Màdera profila quindi una sorta di “utopia bio-ecumenica” basata sull’autorealizzazione solidale.
La biografia, da questo punto di vista, non è soltanto un raccontare la propria vita (cosa peraltro a rigore impossibile), ma darne un verso, una direzione, un senso (più che un significato, dato che si rischierebbe di travalicare nel genere fantasy): un partire da qui per arrivare , un segnare alcune tappe, uno scandire il tempo, forse anche un progredire – con tutte le cautele del caso a proposito del termine “progresso”. D’altra parte è esattamente quello che succede con la scrittura: si comincia da qualche parte, si snocciolano parole, righe, pagine, capitoli uno in fila all’altro, fino ad una qualche conclusione. Inizio, fine – e in mezzo la storia, la trama, l’ordito, l’intreccio – che però la scrittura dovrebbe essere in grado di sbrogliare e ordinare.
Proprio quest’anno celebro le mie “nozze d’argento” filosofiche. Correva l’anno 1984, quando incontrai per la prima volta Philosophia.

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