Posts Tagged ‘25 aprile’

Il mio 25

mercoledì 25 aprile 2018

25aprile

Resistere ai rigurgiti
resistere all’inerzia
resistere allo stillicidio della speranza
resistere alla barbarie, alla ferocia, alla crudeltà
– specie a quelle piccole e insidiose, d’ogni giorno
resistere all’irresistibile “prima noi, anzi io”
resistere alle pacche sulle spalle dei Trump e dei Macron
alla normalità delle loro stupide guerre
resistere agli occhi che si girano dall’altra parte
al cervello che si chiude
alla bocca che si apre solo per sentito dire
resistere alle fobie del tempo
e al tempo che le moltiplica come pani e pesci
resistere a questa mia pulsione cinica
che mi fa dire “basta razza umana, è letale”
resistere al nichilismo, al cupio dissolvi, all’apocalisse
desistere dal sentirsi razza eletta e padrona del mondo
esistere tutti e tutte, ciascuna e ciascuno
umani animali vegetali e pietre
sul medesimo piano, non sopra non sotto
ancora resistere
un po’ desistere
per meglio esistere
il mio 25
il mio canto
d’aprile

Ho un problema

giovedì 25 aprile 2013

25aprile

Ho un problema –
(e non vorrei averne in un giorno come questo, che è l’unico dell’anno, insieme al primo maggio, che sul mio calendario è segnato in rosso, rosso sangue per la precisione).
Ho un problema –
con lo stato e con le istituzioni nate dalla Resistenza (ovviamente il problema non ce l’ho con la Resistenza).
Ho un problema con i partiti che derivano da quelli che la Resistenza l’hanno fatta (mentre con gli altri, quelli che non, non ho nessun problema, il problema semmai ce l’hanno loro).
Ho un problema con il capo dello stato.
Ho un problema con il parlamento.
Ho un problema con la magistratura.
Avrò un problema con il governo, chiunque sarà a presiederlo.
Ho un grossissimo problema con quel che rimane della sinistra.
Ho un problema con questa repubblica. E con tutti gli adulti e vaccinati che la popolano (mentre non ho nessun problema con i loro bambini, ma ce l’avrò a breve, immagino).
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Il grillo che c’è in me

mercoledì 6 marzo 2013

Grillo-piglia-tutto-la-piazza-della-sinistra-lo-slogan-del-Msi_h_partb

“Del resto non è difficile a vedersi come la nostra sia un’età di gestazione e di trapasso a una nuova era; lo spirito ha rotto i ponti col mondo del suo esserci e rappresentare, durato fino ad oggi; esso sta per calare tutto ciò nel passato e versa in un travagliato periodo di trasformazione. Invero lo spirito non si trova mai in condizione di quiete, preso com’è in un movimento sempre progressivo. Ma a quel modo che nella creatura, dopo lungo placido nutrimento, il primo respiro, – in un salto qualitativo, – interrompe quel lento processo di solo accrescimento quantitativo, e il bambino è nato; così, lo spirito che si forma matura lento e placido verso la sua nuova figura e dissolve brano a brano l’edificio del suo mondo precedente; lo sgretolamento che sta cominciando è avvertibile solo per sintomi sporadici: la fatuità e la noia che invadono ciò che ancor sussiste, l’indeterminato presentimento di un ignoto, sono segni forieri di un qualche cosa di diverso che è in marcia. Questo lento sbocconcellarsi che non alterava il profilo dell’intiero, viene interrotto dall’apparizione che, come un lampo, d’un colpo, mette innanzi la piena struttura del nuovo mondo”.

Potrebbe sembrare strano che per ragionare su quel che sta avvenendo in Italia a ridosso delle ultime burrascose elezioni politiche, si debba addirittura scomodare Hegel. Eppure non è casuale, dato che proprio della razionalità politica si tratta. Il celebre brano che ho trascritto sopra, tratto dalla Fenomenologia dello spirito, schizza per sommi capi quel che succede quando un mondo, un’istituzione od anche una costellazione di significati crollano, e ancora non se ne sono presentati altri con chiarezza all’orizzonte. Hegel rappresenta con linguaggio ed efficacia straordinari il senso di vertigine, di incertezza, persino di sacro terrore che accompagna tali processi.
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Scegliere la parte

mercoledì 25 aprile 2012

Occorre essere attenti
per essere padroni di se stessi
e scegliersi la parte dietro la Linea gotica
[…] la mia piccola patria dietro la linea gotica
sa scegliersi la parte.
(C.S.I.)

Qualche giorno fa scrivevo della difficoltà di far parte – sicuramente di una maggioranza, ma sempre più anche di una minoranza. Usavo addirittura l’improprio termine “letizia”, per esprimere lo stato d’animo della distanza e dello straniamento.
Non amo le patrie, né piccole né grandi; non ho ancora trovato qualcosa che sia una comunità senza essere soffocante, o una società che non abbia in sé i tratti dell’anonimia; d’altra parte non esiste nemmeno qualcosa come un’individualità irrelata.
Ci sono tuttavia momenti in cui occorre scegliere la parte. Magari solo per far sì che domani le parti non siano più in guerra tra di loro.
Mi piacerebbe essere, come qualcuno ha detto, così fuori luogo e così parte in causa. Così lucido e così combattente. Così universale e così partigiano.
Così universale proprio perché partigiano.

Si par hasard

sabato 21 aprile 2012

Canticchio da qualche tempo una certa canzone di Georges Brassens. A ricordarci ogni tanto che siamo schiacciati tra terra e cielo, e che per quanto ci eleviamo siamo destinati, prima o poi, a precipitare. E a finire inesorabilmente sotto due metri di terreno. O a rivolare con lo stesso vento che ci ha portato da queste parti, cenere alla cenere.
Ma le parole di Brassens son più precise e ficcanti, soprattutto meno roboanti. E disegnano la scena con gusto divertito e un po’ spaccone. Preferisco quindi, meno esistenzialisticamente e più anarchicamente, sbatterle sul muso di chi si crede chissacchì, dei palloni gonfiati, delle gran dame altezzose, dei probi che stanno sulla cresta dell’onda – dei fâcheux, dei seccatori, degli stronzi e dei rompicoglioni. Poiché il vento se ne frega dei loro orpelli e della loro boria – è lui il vero borioso, e mentre fa volare gonne e cappelli, soffia forte in faccia ai potenti (anche quelli di piccolo calibro, che talvolta sono i peggiori) i suoi sberleffi. Perché lui è veramente maraud. Briccone, imprevedibile, marrano.
E allora c’è da augurarsi che il medesimo vento soffi forte in questi giorni sulle terre di Francia, e di riflesso sull’Europa, fino a lambire il nostro stanco 25 aprile.  E che furibondo si metta ad arruffare alberi, depredare tetti, sollevar vestiti. E allora sì che ce la rideremo di gusto: e io trovo – come canta il poeta francese – che sia semplicemente giusto.

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Scostituzione srepubblicana

sabato 24 aprile 2010

(1) L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Precario, flessibile, malpagato, sfruttato, alienato, parcellizzato, screditato, ricattato, infortunato, ucciso, evaporato…

(2) La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo.
Come no? Aprendo campi di concentramento graziosamente nominati Cpt o Cie.

(3) Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge.
(risate scomposte e prolungate…)

(7) Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
Peccato che la seconda, con la scusa della “sovranità morale”, finisca sempre per allargarsi e tracimare (che poi, di questi tempi, è una sovranità piuttosto screditata…)

(9) La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Com’è dimostrato dallo stato della ricerca scientifica in questo paese e della grande stima di cui gli uomini e le donne di cultura godono, specie se paragonata a quella di soubrettes e calciatori.

(9) Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Sempre al primo posto nei pensieri di tutte le amministrazioni degli ultimi 50 anni…

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Il 25 aprile, il 1° maggio, la mia “vacatio”, un ragazzino spinozista e un eroe antifascista

venerdì 24 aprile 2009

partigianiNon credo che avrò occasione di accedere al blog in questo periodo, ma so di lasciarlo in buone mani. Spero, anzi sono sicuro, che si continuerà a discutere dei temi che ci sono cari, anche senza di me. Io ho proprio bisogno di una “vacanza ” – nel senso del vacuum, cioè dello svuotamento, dell’essere sgombro, libero, vacante e senza padrone (nemmeno di me stesso): animus vacuus ac solutus, animo libero e sgombro da ogni altro pensiero, come dice Cicerone.

Ora non so bene se quelle date significhino ancora qualcosa in questo paese fagocitato da un’impressionante ondata di conformismo (stando per lo meno a quel che appare). E’ la dittatura della maggioranza, si dirà, più che di Berlusconi. O, per usare il linguaggio di John Stuart Mill, a farla da padroni sono  il “predominio della mediocrità” e il “dispotismo della consuetudine”. Intanto a Milano vengono spaccate le teste dei richiedenti asilo; a Lampedusa si staglia sempre più alto il vergognoso muro della fortezza-Europa; da Roma a Varese imperversa la passione per il sangue, meglio se fatto schizzare tramite lame e picconi, in una strana recrudescenza di antichi costumi rusticani; il povero Abruzzo semidistrutto rischia di diventare l’ombelico militarizzato del mondo; i fascisti e i razzisti stanno al governo e vorrebbero ingoiarsi anche il 25 aprile per poi cagare un’Italia nuova di zecca… e tutto ciò accade mentre le opposizioni si sono squagliate come neve al sole, e un po’ anch’io, visto che me ne andrò “vacante” in giro a zonzo per l’Italia per una settimana, in Sicilia, poi nelle Marche, poi a Roma, un po’ qua un po’ là. Magari mi ci perdo e non torno più, in questo paese che non mi appartiene, cui non appartengo. Alieni entrambi, l’uno all’altro.

Questi erano (e in buona parte sono) i pensieri e la “tonalità emotiva” di questi giorni. L’umore di questa mattina. Ma poi succede che…

…a un dibattito che ho avuto la fortuna di condurre in una scuola, un ragazzino di 10 anni alza il ditino e dice forte e chiaro: “il potere vuole che i sudditi siano tristi, che abbiano paura e che non siano felici” – e una ragazzina parla di autonomia delle idee e di libertà, poi molti altri a ruota libera alzano la mano per dire cose altrettanto stupefacenti;

…e poi apri la posta elettronica e leggi la mail di un amico che ti racconta del nonno eroe antifascista di cui nulla sapevi fino a quel momento;

…beh allora – ti dici – forse non tutto è perduto.

E se qualcuno vuole leggere in poche righe la storia di Francesco Dosio, il nonno del mio amico Andrea, eccola qua:

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