Posts Tagged ‘adorno’

Tris cinefilosofico – 2. Django (scatenato)

lunedì 25 marzo 2013

django-unchained-movie-2012

Pòlemos è padre di tutte le cose, di tutte è re;
alcuni dimostrò dei e altri uomini,
alcuni fece schiavi e altri liberi.

Non mi ero mai soffermato sull’evidenza che s-catenato fosse costruito sulla parola catena (il linguaggio funziona anche così, in maniera impensata, ed anzi è bene che sia così, altrimenti saremmo sempre bloccati ed impigliati nella sua infinita semiosi). Mi è venuto in mente a proposito dell’unchained del film di Tarantino, il Django la cui D rimane muta (come due volte ci viene detto nel film).
Pare si tratti della seconda puntata di una grande Trilogia sulla storia, il cui primo atto fu quell’esaltante ed antinazista Bastardi senza gloria, del quale già ebbi a scrivere, specie per la filosofia dell’immaginazione storica ad esso sotteso.
Anche questa epopea schiavistico-western, ambientata nel Sud degli States un paio di anni prima della Guerra di Secessione, si ispira al medesimo schema: togliere un’ingiustiza dalla sua fissità e destinalità storica, e metterla in dialettico movimento, conferendole una possibilità (anche a posteriori) di riscatto. Certo, si contravviene alle tesi di Benjamin o di Adorno circa la irrecuperabilità delle perdite e la irredimibilità dei torti, una volta avvenuti  – ma qui ci troviamo in campo estetico, non storico-filosofico e nemmeno etico, anche se il risultato è sommamente etico-politico.
Queste alcune suggestioni sparse post-visione:

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Il martello di Mahler

martedì 19 ottobre 2010

La stagione sinfonica appena cominciata (in Europa e nel mondo) è un’occasione unica per fare il punto su Gustav Mahler, uno dei più grandi (e filosofici) musicisti d’Occidente. Attendevo con trepidazione da oltre quindici anni questo anno mahleriano (il 2011, centenario della morte), visto che al bicentenario della nascita non ci sarò più – lo attendevo dall’epoca in cui, grazie ad un mio compagno di università, scoprii le sue immense sinfonie e ne rimasi così affascinato da passare molte ore dei miei pomeriggi milanesi ad ascoltarle insistentemente, a studiarle e a cercare di penetrarne il mistero.

Ho ascoltato qualche giorno fa la Sesta – per la prima volta dal vivo – denominata “Tragica” dallo stesso autore, una delle pagine più cupe e però più alte della musica sinfonica di tutti i tempi. Mentre assistevo all’esecuzione, mi rendevo conto di come fosse assolutamente necessario ascoltarla dal vivo (questo vale in particolare per Mahler e per tutte le sue opere), proprio per la potenza evocativa, per la complessità e l’intrecciarsi dei temi, per l’insistente ricerca di novità timbriche e di impasti sonori, per l’incredibile ricchezza strumentale ed orchestrale che essa sprigiona in ogni istante.
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