Posts Tagged ‘aisthesis’

Mieiku: dopo la verditudine

sabato 5 ottobre 2013

umberto-boccioni-autunno-lombardo

Da alcuni anni vado annotando con la mente, specie mentre passeggio o corro o m’inerpico o incedo, piccoli frammenti della visione moltitudinaria che la natura, infinitamente generosa, offre ai nostri sensi.
Più d’una volta in questo blog ho sollevato dubbi sul concetto di natura, non essendo spesso chiaro che cosa il senso comune (ma non solo) intenda con quel termine. Ciò non toglie che, qualsiasi cosa astratta o astrusa vi stia dietro, l’esperienza dell’aisthesis che aderisce pienamente alla physis è pressoché quotidiana. Vi è un continuo interscambio sensibile (estetico e di relazione vitale) tra “io” e “non io”, tra mente e corpo (e corpi) che fa sospettare che al di sopra e al di là di quell’immediatezza (per quanto confusa) si ergano sovrapposizioni e costruzioni (e finzioni e, soprattutto, scissioni) circa il nostro essere tutt’uno – con-essere –  con ciò che da sempre è e ci ricomprende: lo si chiami poi come si vuole, physis, natura, essere, tutto, sostanza – la “sostanza”, appunto, non cambia.
Ovviamente tra tali alti discorsi e gli schizzi che sono andato via via scrivendo c’è dismisura e incomparabilità (disagguaglianza, direbbe Dante); ma è proprio entro questo iato (questa ferita) che le parole provano a ricucire ciò che forse non può essere più ricucito, ma che testimonia l’arché e l’origine di ogni possibile discorso: io sono non-io, io sono natura, la natura è in me, la natura è me. Ed ogni irrelatezza è (o vorrebbe essere) così bandita per sempre dall’orizzonte di senso che la filosofia faticosamente persegue ed edifica.
In questa prima raccolta ho messo insieme, data la stagione incombente, tutto quel che ho scritto nella forma deviata dei “mieiku”, a proposito della vivace e dorata mestizia che l’autunno (anch’esso una costruzione, se si vuole) reca con sé. Magari farò altrettanto quando l’inverno busserà alle porte…

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Divaricazione estetica

sabato 6 ottobre 2012

Leggendo qualche giorno fa di quel certo fatterello di cronaca avvenuto a fine agosto, quando un politico lecchese (che se non ho capito male faceva il postino prima di intraprendere una lucrosa carriera politica), parcheggiava la sua Jaguar in zona disabili, e poi tagliava per rappresaglia le gomme al disabile che aveva osato protestare, e poi in preda al panico chiamava il gommista per riparare il danno, e poi dichiarava “c’è di peggio, e comunque è da tre anni che parcheggio lì”, e poi cercava di accreditare la falsa tesi di avere accompagnato lui un disabile – che insomma inanellava un florilegio di cazzate che nemmeno nel teatro dell’assurdo…
…assommandolo a tutta una serie di altri fatterelli di cronaca pullulanti nella variegata e barocca provincia italiana – quella dove il sì di memoria dantesca suona…
…riconnettendo tutto ciò all’era dei fetidi cascami berlusconiani da basso impero che il paese sta vivendo…

[e potrei continuare per righe e righe coi preamboli]

…ebbene, sono arrivato alla conclusione che è una vera e propria divaricazione estetica quella che stanno attraversando il belpaese e i suoi fin troppo miti cittadini. Una divaricazione che non è né destra/sinistra (almeno fosse così!), né città/periferia, né di classe né di ambiente culturale, ma che è molto più frastagliata e composita e che finisce per attraversare anche i singoli. Insomma, non è chiaro dove la linea di demarcazione – la faglia – di tale divergenza estetica passi e attraversi la società. È piuttosto una linea diffusa e polverosa, o meglio porosa. Dunque una non-linea. Ma veniamo al perché parlo di estetica, e non piuttosto, come sarebbe ovvio, di etica o di morale o di senso civico o di politica. Tutto sta ad intendersi sul concetto di estetica, ben più ampio del mero significato di gusto o di percezione sensoriale.
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