Posts Tagged ‘alterità’

Quinta parola: libertà

lunedì 16 febbraio 2015

spiaggia_picasso

[Sommario: Libertà e filosofia – L’uomo-misura di Protagora – Socrate eroe classico della libertà – Diogene hippy e cosmopolita – Il giardino di Epicuro – La catena degli stoici – Il libero arbitrio di Agostino – L’uomo proteiforme di Pico della Mirandola – Necessità e libertà in Spinoza – Stato e individuo: il liberalismo – Libertà, natura e spirito – L’oltreuomo nietzscheano – Sartre e l’esistenzialismo: libertà come possibilità – Libertà moltitudinaria – Responsabilità, alterità e libertà]

Il concetto di libertà è piuttosto sfuggente e, soprattutto, cangiante: epoche e culture diverse intendono questo termine in maniere inevitabilmente diverse. Ma senza voler entrare nella molteplicità dei significati e delle sfumature, evocare la libertà nel campo filosofico significa evocare nello stesso tempo una delle condizioni essenziali del pensiero: di libertà i filosofi hanno bisogno come l’aria, senza libertà di pensiero non ci può essere filosofia.
Ma di che cosa realmente parliamo quando parliamo di libertà? Da che cosa (o di che cosa) siamo (o dobbiamo) essere liberi? E poi: possiamo davvero esserlo, o si tratta di una pura illusione?
Ci faremo queste domande scorrendo velocemente il pensiero di alcuni filosofi o correnti filosofiche, dalla grecità all’epoca contemporanea.

(more…)

Annunci

Quinto lunedì: la fiducia, cura delle passioni tristi

martedì 25 febbraio 2014

Trust

[Utilizzerò come traccia il saggio di Michela Marzano Avere fiducia, che ha un taglio divulgativo, anche se talvolta disomogeneo e dispersivo – un testo che comunque offre molti spunti di riflessione interessanti, che credo saranno utili alla nostra discussione].

Farò due esempi per cominciare, uno personale l’altro tratto dalla Marzano:
-l’esercizio della caduta
-il dilemma del prigioniero
Il primo esempio ci offre un taglio emotivo ed istintivo della fiducia, mentre il secondo ce ne offre un profilo squisitamente razionale.
Anni fa, ad un laboratorio teatrale cui partecipavo, i conduttori ci fecero fare un esercizio in cui ciascuno avrebbe dovuto lasciarsi cadere all’indietro, di schiena, confidando nel fatto che qualcun altro del gruppo lo avrebbe preso. Non tutti riuscirono ad eseguire l’esercizio: tanto il gettarsi, quanto il bloccarsi avevano probabilmente a che fare con dei gesti istintivi, di cieca fiducia (per quanto simulata) nel primo caso, di paura nell’altro.
Michela Marzano ci parla ad un certo punto del “dilemma del prigioniero”, un celebre problema matematico-probabilistico della teoria dei giochi: due criminali vengono arrestati, separati e fatta loro una proposta di confessione così concepita: se uno confessa e l’altro no, il primo viene liberato e l’altro condannato a dieci anni; se entrambi confessano verranno condannati tutti e due a 5 anni; se nessuno dei due confessa, dovranno scontare 1 anno di prigione. In questo caso (tralasciando la casistica e la discussione sulla probabilità delle scelte, che oscilla dall’egoismo della prima opzione al solidarismo della terza), ciò che emerge è piuttosto l’aspetto razionale e di calcolo della fiducia (per chi volesse approfondire il dilemma, è consultabile la voce su wikipedia, anche se con una formulazione diversa, mentre la Marzano ne parla alle pagine 39-40).
Entrambi gli esempi si reggono sulla fiducia, che pare però oscillare tra l’istinto e la decisione razionale, non essendo riducibile a nessuna delle due dimensioni.

(more…)

Mezzo secolo

lunedì 17 settembre 2012

“Chi corre, chi s’appiatta
per ingannare il Tempo, belva attenta e funesta…”
(C. Baudelaire)

È così bello, esserci!
Anche perché così casuale…

È da qualche giorno che sto cercando di scrivere qualcosa di sensato su quell’insensatezza assoluta che è lo scorrere del tempo, il passare degli anni, il consumarsi del (mio) bìos. Che di per sé (o meglio in sé) sono fenomeni del tutto indifferenti, parte di una megamacchina cosmica che segue imperturbabilmente il suo corso, glaciale, muta e misteriosa come un cielo d’inverno trafitto di stelle. Ma che per me devono pur significare qualcosa. E tutto sommato se ne potrebbe concludere che altro senso non ha la vita (vista da una parzialissima e finitissima mente umana) se non quello di essere narrata (dalla medesima mente) attribuendole un senso, un verso, un capo e una coda – quali essi siano. Che è poi una autoattribuzione. Ma veniamo al dettaglio, scendendo dall’algido in sé al bruciante per me

(more…)

Il logos razziale

mercoledì 14 dicembre 2011

vu cumprà – extracomunitari – extraeuropei – clandestini – stranieri – razze – etnie – diversi – negri – di colore – tutti questi albanesi – zingari – nomadi – campi – rubinetti da chiudere – vasche da svuotare – centri di permanenza temporanea – identificazione ed espulsione – rom romeni rumeni – ronde padane – sicurezza – ci stuprano le nostre donne – per mano di ignoti – fuoco – decoro urbano – impronte digitali – schedare – senza permesso – illegali – musulmani che inzuppano la terra – complotto giudaico-massone –  aiutiamoli a casa loro…

La parola filosofica arché evoca, insieme al principio, alla causa, al flusso ed alla fonte originaria delle cose – di tutte le cose – anche il comando, il potere, l’autorità. Avere questo potere significa innanzitutto nominare le cose: potere che si identifica, dunque, con il logos, la parola che è anche ragione. Al principio c’è il logos. Dio nomina le cose creandole, Adamo le ri-crea nominandole a sua volta. Anche nella lingua aramaica l’espressione Avrah KaDabra (da cui probabilmente deriva abracadabra) significa Io creerò come parlo: indica cioè il potere di fare attraverso la facoltà di linguaggio.
(more…)

Brucia l’identità

mercoledì 3 agosto 2011

(mentre scrivo queste note, è la brutale realtà a bruciare: esplodono le sacrosante rivolte dei migranti reclusi nei campi di concentramento a Bari e a Capo Rizzuto, o quelle dei neoschiavi di Nardò; contemporaneamente altri muoiono soffocati nei campi galleggianti che fanno la spola tra una sponda e l’altra del Mediterraneo)

Noto con un misto di rammarico, stupore – e però anche, devo confessarlo, con una punta di eccitazione intellettuale -, che nulla come le radicali critiche alle identità, la loro revoca in dubbio, suscita reazioni altrettanto viscerali. Su questo blog in genere si discute pacatamente, anche quando non si è d’accordo, senza mai strillare. Le uniche volte in cui i toni si sono davvero accesi, andando sopra le righe, si è trattato di questioni identitarie: era successo qualche tempo fa con la “questione maschile” (ho addirittura dovuto chiudere ai commenti i 2 post, cosa mai successa); è capitato di nuovo, anche se in maniera più circoscritta, con la questione del “multiculturalismo” o del “meticciato” dopo i fatti di Norvegia.
Questi due episodi possono anche non indicare nulla (e del resto questo blog è piccola cosa nel mare magnum delle discussioni in rete), e tuttavia mi fanno sospettare che il concetto di identità sia un nervo scoperto, qualcosa che brucia e che tocca sensibilità profonde. Anche, se non soprattutto, quando non riguarda (almeno apparentemente) la propria ma quella altrui – poiché è sempre l’alterità ciò che insinua dubbi, come se il volto dell’altro restituisse un’immagine diversa di sé. Se n’è già discusso in altre occasioni, soprattutto in riferimento all’interminabile riflessione sulla natura umana, ma credo occorra ritornarci.
(more…)

Estì (esistenze semantiche)

martedì 1 febbraio 2011

L’espressione “è” costituisce la presupposizione indimostrabile, e però irrefutabile, di ogni discorso o pensabilità. L’esistenza è l’orizzonte inaggirabile e al contempo tautologico: è=è. Questo mio dire o chiedermi dell’essere (che ne è dell’essere, che ne è dell’è che ho già da sempre evocato) – ebbene, è già pre-definito: è un circolo vizioso, una petitio principii. Non potrei dire nulla (il mio dire non sarebbe), se non ci fossero l’essere, l’ente, le cose, l’esistenza (la mia esistenza) – qualcosa-che-è.

A questo punto ciò che mi fa muovere dall’impasse parmenidea (cos’altro dire dell’essere se non che è e che è tutto quello che è senz’altra specificazione o determinazione?), è l’idea che ciò che esiste si trova in relazione con altro: è il categorizzare aristotelico o la fattualità wittgensteiniana. Ciò che è, è in relazione ad altro, ogni fatto è ciò che è poiché relativo ad un altro fatto (sua causa e suo effetto). Ma altro non è forse autocontraddittorio, poiché indica altro dall’essere, dunque ciò che non può nemmeno essere nominato?

(more…)

Catalogo delle passioni – Dell’indignazione e della vergogna

venerdì 28 gennaio 2011

Leggo e sento molto parlare in questi giorni di indignazione.
Indignez-vous è il titolo di un pamphlet scritto da un vecchio partigiano francese, Stéphane Hessel, che in poche settimane è diventato un best-seller.
Notisti, osservatori e sociologi si chiedono come mai il popolo italiano non si indigni di fronte allo squallore e all’indecenza della sua classe politica (anche se alcuni segmenti sociali – dagli studenti ai lavoratori – hanno provato ad alzare la testa).
Indignation è il titolo di uno dei più bei romanzi di Philip Roth (ne avevo parlato qui).
In compenso, senza alcun bisogno di spunti letterari o di guide intellettuali, le masse popolari di molti paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono parecchio indignate.

(more…)

Apologetica vegetale

domenica 20 giugno 2010

[Sommario: Il mondo vegetale – L’anima tripartita di Aristotele – Critica alla gerarchia dei viventi – L’intelligenza vegetale – Olismo – La filosofia della natura di Hegel – L’organismo vegetale – Poesia ed estetica delle piante – Sostanza spinoziana e soggetto hegeliano – Natura e alterità – La pretesa superiorità dello spirito – L’orizzontalità degli esseri – Immanenza e paesaggio]

Ho sempre avuto una grande predilezione, che rasenta l’adorazione, per il mondo vegetale. Amo il vegetale che c’è fuori di me, in tutte le sue forme, così come amo il vegetale che c’è in me – seguendo la lezione di Aristotele, che tripartisce la nostra natura assegnandone una porzione all’anima vegetativa. Mi discosto però dall’antico maestro, e da tanta parte della tradizione occidentale che a lui fa capo, per quanto concerne la concezione gerarchica degli esseri: minerali, vegetali, animali e umani (e il resto – che è un “residuo” della superbia classificatoria)  essendo semmai tutti sullo stesso piano, enti orizzontali e connessi in un’unica modalità – immanente ed eterna – dell’essere, con nessuno di essi che valga meno o più di ogni altro; le gerarchie essendo frutti (bacati) della nostra mente malata di eccesso di protagonismo; ed essendo infine noi umani semplici coprotagonisti, alla pari di tutte le altre “creature”. Né più né meno.
(Ecco perché, oltretutto, la questione della giustizia e dell’eguaglianza, oltre che essere cocente – e cogente -, ha anche un suo proprio fondamento ontologico).

(more…)

Capire la filosofia, nientemeno!

lunedì 8 marzo 2010

Mi è sovvenuto solo ora che l’estate scorsa un lettore del blog mi aveva scritto, ponendomi due domande. La prima riguardava l’utilità della laurea in filosofia. La seconda, senz’altro più interessante, la trascrivo qui di seguito:

“Leggendo, coltivando le mie idee sono riuscito ad arrivare ad una “base” e da questa “base” ogni cosa mi risulta più semplice, così semplice che il mio interesse, nel continuare a studiare la filosofia non dico è svanito ma si è come “risoluto” e mi è sembrato stupido/inutile girare intorno a qualsiasi concetto proprio perchè così semplice; quindi, non credi che quando tutto è così semplice non ci sia più bisogno di filosofare? O magari tutto non è così semplice?”

Avevo risposto brevemente alla prima, lasciando del tutto in sospeso l’altra e promettendo al mio interlocutore un post dedicato all’argomento. Promessa finora non mantenuta, e che però, almeno in parte, vorrei soddisfare ora cogliendo l’occasione della lettura di un testo interessante di Fulvio Papi, consigliatomi da un amico, edito una decina di anni fa e intitolato nientemeno che Capire la filosofia.
Ne esporrò per sommi capi il contenuto, in maniera schematica, un po’ come se si trattasse di appunti presi a margine (in effetti è così), seguendo la numerazione dei capitoli e limitandomi a segnalare qua e là, tra parentesi quadre e in corsivo, i dubbi e le mie osservazioni. Certo, se ne potranno ricavare risposte solo laterali e indirette ai quesiti posti dal lettore – o magari nessuna risposta. Di sicuro, però, risponderanno all’ultima domanda: proprio così, tutto non è così semplice!

(more…)

Trilogia del lato oscuro – 2. Il male

martedì 2 febbraio 2010

Nord Salento. Per oltre un  anno un tredicenne è stato sistematicamente violentato, tormentato, perseguitato, minacciato di morte da un gruppo di sei ragazzi tra i 14 e i 17 anni, un ventunenne e un adulto di 56 anni.

***

Pistoia. Le due lavoratrici dell’asilo nido picchiavano, maltrattavano, urlavano, ingozzavano, afferravano per i capelli e chiudevano negli armadi i bambini loro affidati  – che in alcuni casi avevano 8-10 mesi.

***

Se volete vedere la malvagità umana in tutta la sua purezza, ingegnosità e disinvoltura, la troverete in uno shuttlebox. E’ uno strumento di tortura inventato da R. Solomon, L. Kamin, e L. Wynne, psicologi di Harvard… Io credo che  in quegli esperimenti si possa vedere un istruttivo distillato della malvagità umana.

***

Ho sempre cercato di rigettare il concetto di male, o per meglio dire la sua connotazione metafisica e sostanzialistica. Si tratti di fenomeni storici complessi come il nazismo, dei ricorrenti genocidi o delle innumerevoli guerre, oppure dell’ultimo atroce fatto di cronaca nera, come i due riportati sopra – tendo sempre a cercare spiegazioni, cause, motivi, e ad inquadrare i fenomeni entro una cornice di leggibilità e determinabilità razionale. Certo, esistono fatti nefandi, persone che commettono azioni malvagie, ma ammettere qualcosa come il male in sé, il male assoluto, mi disturba.

(more…)