Altrove (o dell’essenzialismo capitalista)

«L’essenza della realtà è la somma di Capitale più Natura. Entrambi esistono in un etereo altrove. Qui, invece, nel mondo in cui viviamo, siamo rimasti con una macchia di petrolio. Ma non preoccupatevi: l’Altrove se ne prenderà cura. Nel frattempo, a dispetto della Natura, a dispetto di tutte le poltiglie grigie, le cose reali si scontrano e si dimenano. Alcune di esse sbucano all’improvviso perché la fabbrica funziona male o funziona fin troppo bene: il petrolio fuoriesce dalla sua voragine originaria e si sversa nel Golfo del Messico; i raggi gamma emettono plutonio per ventriquattromila anni; gli uragani si formano a partire da enormi sistemi temporaleschi nutriti dal calore dei combustibili fossili; l’oceano di tasti telefonici si estende sempre di più. Paradossalmente, il capitalismo ha scatenato miriadi di oggetti contro di noi, in tutto il loro multiforme orrore e sfavillante splendore. Duecento anni di idealismo, duecento anni in cui gli esseri umani si sono collocati al centro dell’esistente, e ora gli oggetti si prendono la loro rivincita. Una rivincita terribilmente potente, antica, duratura e pericolosamente precisa, invade ogni cellula nel nostro corpo. Quando scarichiamo l’acqua del WC, immaginiamo che il sifone porti via i rifiuti in un regno ontologicamente alieno. L’ecologia ci parla di qualcosa di molto diverso: e cioè di un mondo ontologicamente piatto privo di qualsiasi tubo di scarico, un mondo in cui non c’è nessun “altrove”».

(T. Morton, Iperoggetti)

Altrove

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È stato un azzardo, lo so.
Far vedere un film come The Giver (dunque senza la mediazione consentita dalla lenta penetrazione della parola scritta).
A dei bambini di 10-11 anni.
Un film che tratta temi come: eugenetica, eutanasia, deprivazione emotiva, distopia, controllo ed ingegneria sociale, memoria ed oblio, tecnocrazia, apatia ed empatia, omologazione, dissimulazione, potenza del linguaggio…
È stato un azzardo, ma i bambini hanno accettato la sfida.
E l’hanno vinta, almeno credo. Discutendone apertamente, senza paura. Comprendendone l’essenziale. Mente ed emozioni acuminate.
Un po’, però, mi sento in colpa. E assalito da malinconia.
Perché la loro infanzia è davvero finita. Ragazzi, non più bambini. “Grazie per la vostra infanzia” – parafrasando il film.
Temo e spero per loro. Fortemente, nello stesso tempo.
Ed è – come nella bellissima storia e visione di Jonas – una estrema, disperante ma necessaria apologia dell’amore.
Dov’è l’altrove? – è stata la domanda, rimasta aperta, con cui ci siamo lasciati. Già, dov’è?