Posts Tagged ‘angoscia’

Il vuoto individuale: fenomenologia della noia

venerdì 24 luglio 2009

malinconia-munch

Vissi la mia prima esperienza chiara e distinta del sentimento della noia intorno ai 7-8 anni. Ben prima di aver letto Kierkegaard o Schopenhauer, Heidegger o Sartre, e senza che a quel flusso emotivo corrispondessero un nome o un oggetto definiti. Era un pomeriggio estivo, assolato, stavo solitario sul balcone della casa a ringhiera dove all’epoca vivevo, e ad un certo punto rimasi come paralizzato, mentre qualcosa di nuovo e di strano mi stava succedendo. Il normale flusso della vita si stava interrompendo, e io stavo lì schiacciato contro il muro della casa mentre tutto intorno a me affondava. Boccheggiai per qualche minuto, mentre il sole esplodeva sopra la mia testa. Poi sentii come una morsa chiudersi sul mio collo ad impedirmi di respirare – la sensazione fu proprio quella del soffocamento – e scendere giù e premere sullo stomaco; ma ciò che mi impressionò di più fu la forza con cui quel senso di nausea mi stava invadendo, il non poterlo respingere, il subirlo impotente. Era stato breve, e così come senza preannuncio si era presentato, altrettanto repentinamente e senza motivo se ne era andato. Fu una cosa che tenni per me – del resto come descrivere o raccontare a quell’età un’esperienza non riconducibile a un dolore fisico, a un fastidio, a una sensazione nota e tangibile? (en passant: ecco perché i bambini vengono così facilmente e spesso impunemente violati dagli orchi…).
Fu comunque un’esperienza sorgiva, ontologica, esistenziale inusitata a cui naturalmente non sapevo e non potevo dare oltre che un nome nemmeno un significato; solo a posteriori, e dopo molti altri fugaci passaggi, ho cominciato a capire di che cosa si trattava. E certo, solo in seguito al dispiegamento della ragione e all’autoanalisi ho potuto riconoscere in quell’episodio della mia infanzia i tratti della noia: si badi bene, sono certo di non avervi trasferito esperienze successive – era stato troppo forte e violento per non emergere con nettezza, rivelandosi come una delle sensazioni più forti che ricordi della mia infanzia, anzi a questo punto potrei dire della fine dell’infanzia. E’ stato semmai il contrario: tutte le esperienze posteriori sono rimaste marchiate dalla prima, e a quella iniziale dovevano essere ricondotte. Quel che non poteva esserci, com’è ovvio, era la razionalizzazione e la comprensione di qualcosa che, quando accade, ci si limita a vivere, e da cui si è totalmente afferrati.
Fin qui l’esperienza; vediamo ora la teoria (che serve proprio ad illuminare l’esperienza e da cui non può essere scissa); vediamo cosa dicono in proposito i nostri (non molti) filosofi che se ne sono occupati.

(more…)

Gli strati del dolore

martedì 24 marzo 2009

separazione

Che cosa sia il dolore fisico è forse abbastanza chiaro. Si tratta, tutto sommato, di un fenomeno che concerne i corpi e il loro sistema recettivo e nervoso, e dunque facilmente individuabile e classificabile: ci troviamo di fronte a una scomposizione del corpo (che viene tagliato, spezzato, urtato, deformato, ecc.) o all’ingresso di un corpo estraneo. La sensazione dolorosa è quindi riconducibile, in ultima analisi, ad interazioni di corpi, o meglio a tipologie di relazione tra un corpo che patisce e subisce e uno che agisce e aggredisce.
Molto più problematica, invece, risulta la descrizione fenomenologica (tanto per usare un parolone filosofico) del dolore meta-fisico, cioè di quello spirituale, psicologico, mentale, o come si preferisce chiamarlo. Certo anche qui si tratta di una recisione, di un taglio, di una mancanza, di un venir meno (o di un non essere mai stato presente, come succede per la solitudine) dell’altro – amante, amico, parente, essere umano in genere – ma tale perdita può anche valere per animali, oggetti, situazioni, emozioni. Una sofferenza la cui intensità, durata e manifestazione è quanto di più variabile e molteplice ci sia, e che dubito si possa facilmente catalogare o descrivere o misurare come nel caso del dolore fisico (che pure varia da soggetto a soggetto, non a caso si parla di soglie e di sopportazione). La mescolanza dei due, poi, è qualcosa che rasenta l’insondabilità.

(more…)

METEOPATIA: apologia semifilosofica della nebbia

domenica 7 dicembre 2008

farfalle-di-nebbia-e-luce

Il termine meteoropatia (con le varianti meteopatia, metereopatia) è costruito sulle parole greche meteoros (che sta in alto, nel cielo, elevato) e pathos/pathe. Queste ultime rivestono un significato fondamentale sia in filosofia che in psicologia: hanno a che fare col patire, col subire, con l’essere passivi, con la sofferenza. Cliccando a caso nella rete ho visto che meteopatia (e simili) è diventato un termine spesso utilizzato dalla medicina, che afferisce quindi la sfera delle malattie e delle relative cure. Io mi ritengo piuttosto meteopatico, senza per questo sentirmi ammalato – e del resto chi non lo è? A meno che non si viva chiusi in un ambiente sottovuoto e sterilizzato, si è inevitabilmente sottoposti all’effetto del “tempo”, del clima, dell’ambiente esterno. Trovo tuttavia disdicevole e fastidiosa quella che potremmo nominare con un neologismo come meteofobia corrente, che definisce “maltempo” praticamente tutto: sia che piova, sia che nevichi, se fa caldo, se fa freddo, qualsiasi cosa succede in cielo non va mai bene. O meglio, l’ideale sarebbe che ci fosse un clima asettico, senza intemperanze né sbalzi, piuttosto piatto e omologato, che consenta alla megamacchina di funzionare senza intoppi. Bastano infatti pochi centimetri di acqua o di ghiaccio, una temperatura un po’ sopra o un po’ sotto la media, che le città, le auto, il traffico, gli umani, tutto va in tilt.
Senza mettere in mezzo qui le trasformazioni climatiche in corso, trovo tutto ciò disdicevole per una ragione molto semplice, immediata, se si vuole banale, e cioè che in questo modo ci perdiamo alcuni lati meravigliosi della natura, che dovremmo invece conservare proprio in vista della sua possibile scomparsa e dissoluzione (o integrale sussunzione sotto il tallone industrial-culturale).
Tra queste sparizioni in corso ce n’è una di cui vorrei qui parlare, e della quale molto mi rammarico: la nebbia.

(more…)