Posts Tagged ‘apocalisse’

Settimo fuoco: entropè

mercoledì 27 aprile 2016

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Etica – estetica – scienza
tenteremo di far convergere questi filoni di pensiero e di ricerca, di riunificare cioè quel che per troppo tempo (specie dal XIX secolo in poi) è rimasto separato.

Carlo Rovelli – nelle sue brillanti Sette brevi lezioni di fisica – lo fa allusivamente.
Enzo Tiezzi – nel testo base di questa sera, Fermare il tempo – lo fa programmaticamente: tanto è vero che il sottotitolo è Un’interpretazione estetico-scientifica della natura.
[A tal proposito occorrerebbe subito perorare la causa di ben due riunificazioni urgenti:
a) quella tra due aspetti della natura, già chiaramente identificati da Galileo, ovvero quantità (proprietà primarie della materia) e qualità (secondarie, inessenziali) – la prima oggettiva, e dunque misurabile, l’altra soggettiva, e dunque poco attinente ad una conoscenza rigorosa. È un argomento affascinante, del quale ho diffusamente parlato qui, ma che ci porterebbe troppo lontano.
b) e quella – ormai vetusta ed incomprensibile – tra scienze naturali e scienze umane, tra cultura scientifica e cultura umanistica]

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Primo lunedì: apocatastasi!

mercoledì 23 ottobre 2013

Macro shot fuzzy mold growing on raspberries

La nostra ricognizione sui “chiaroscuri” dell’esistenza esordisce con l’opposizione inizio/fine – forse la più tipica coppia dialettica (insieme a nascita/morte, che anzi, per certi aspetti, la fonda): probabilmente se noi umani fossimo immortali non ci faremmo alcuna domanda sul senso della vita (e della morte), e dunque anche la questione del sorgere e del dissolversi delle cose e dei viventi non ci angoscerebbe granché.
Ho introdotto l’argomento giustapponendo tre pensatori molto distanti tra loro, sia in termini temporali che teorici, ma che proverò a far interagire: Anassimandro, Leibniz, Arendt.

I filosofi delle origini, che ricercavano l’arché, si posero il problema dell’inizio in un modo radicale e totalizzante, se è vero che arché è da intendere più correttamente con la ricerca dell’elemento che sostiene, sorregge, impera (l’esempio della parola archeologia, composto da archaios=antico è fuorviante, meglio archi-tettura, archi-trave o arcangelo, retti da archèin=comandare: ciò che è primo, quindi il primo costruttore, la prima trave, il primo angelo) – insomma la ricerca dell’arché si caratterizza come la ricerca della (prima) legge che regge le sorti del mondo e di tutti gli esseri: architrave e sorgente del tutto-natura, ovvero della physis.
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Tris cinefilosofico – 1. Melancholia

lunedì 18 marzo 2013

Melancholia pic 4

Per la prima volta io e Celeste Colombo – autorità cinefila del legnanese (e non solo) – non ci troviamo d’accordo, oltretutto su una questione di non poco conto. (E chissenefrega, potrebbe obiettare qualcuno, non siamo mica ad un convegno di sapientoni o ad una conferenza internazionale, si tratta solo del minuscolo Cineforum Pensotti Bruni di Legnano. Verissimo, ma sul nichilismo c’è poco da scherzare!).
Lui, il Celeste, lo tira fuori durante il dibattito a proposito dell’ultimo film di Last Von Trier, Melancholia, e – pur dandogli ragione sull’estetismo del regista danese (che per di più se ne esce ogni tanto con le sue minkiate nazi) – sono costretto in parte a dissentire.
E la domanda che mi e gli faccio è: davvero la prospettiva dissolutoria di Melancholia è così nichilista? E se anche lo fosse, di che nichilismo si tratta? Non potrebbe essere quello di “secondo grado” del padre di tutti i nichilismi contemporanei?
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2012 Jean-Jacques!

sabato 31 dicembre 2011

Temo che il 2012 passerà alla storia come un anno kat’exochen profetico-catastrofico-apocalittico-apocatastatico – con tutti gli -ico più fantasiosi a seguire. Nemmeno la fine del secondo millennio – almeno, così mi par di ricordare – si era portate dietro così tante sciocchezze e superstizioni su fine del mondo e simili. Forse la crisi economica, insieme alla profondissima crisi epocale di prospettive, ha contribuito ad acuire tale clima nefasto.
Se devo esser sincero non ho letto nemmeno una riga, né tantomeno ho guardato trasmissioni in Tv, nelle quali si parla di calendari Maya e simili. L’argomento non mi appassiona, anzi lo detesto proprio, anche se dovrei forse occuparmene in termini di psicologia di massa o antropologici o sociologici. Ma siccome non sono né uno psicologo né un antropologo né un sociologo, posso tranquillamente catafottermene, come direbbe Montalbano nella colorita lingua di Camilleri.
Ed allora celebrerò a modo mio il 2012 – come del resto ho finora cercato di celebrare tutti gli anni che mi sono stati dati: e cioè, per quanto mi è possibile, ingombrando la mente e l’immaginazione di cose belle e filosofiche, liberandole nel contempo dall’immane sciocchezzaio e chiacchiericcio contemporaneo. Cosa che mi sento di propugnare come disinteressato e sincero augurio a tutti i lettori del blog, alle amiche e agli amici, con ampie benedizioni in stile urbi et orbi.
Gli anniversari sono spesso – come i capodanni – celebrazioni retoriche e pompose, quando non del tutto inutili. Ma siccome accadono comunque e a prescindere, tanto vale coglierli per quel che ci possono offrire: opportunità, destri e punti d’origine per altro. Contingenze per nuovi inizi.

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MEGARICCHI

venerdì 29 agosto 2008

C’è un libro di un autore francese che è stato tradotto con il titolo Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta. Devo premettere che mi aspettavo molto di più, sia in termini analitici che per quanto concerne il capitolo delle proposte e delle prospettive. Tuttavia, nella congerie di dati che il testo presenta ci sono alcune comparazioni che fanno una certa impressione. Ne riporto qualcuna a caso: 793 megaricchi censiti da Forbes possiedono 2600 miliardi di dollari che corrispondono alla totalità del debito dei paesi del Terzo Mondo; da fonti ONU risulta che i guadagni delle 500 persone più ricche sono superiori a quelli dei 416 milioni di persone più povere; c’è poi qualcuno che, secondo Le Monde, guadagna più di 1 miliardo di dollari all’anno (entrate, non patrimonio), ecc. ecc.
Ormai la setta è cosmopolita: Russia, Cina India, non solo USA o Europa; questa che ci viene presentata con una serie di numeri e di caratterizzazioni, di stili di vita e di relazioni globali da Hervé Kempf è la vera casta che domina il pianeta. Niente di nuovo rispetto al passato e all’eterna girandola delle disuguaglianze, ma una cosa inedita c’è: i limiti della biosfera. L’unica vera soluzione per evitare le catastrofi prospettate a causa della forzatura di quei limiti si sostanzierebbe nei seguenti tre punti: “fermare la crescita materiale”, bloccare il processo di emulazione sociale e “cambiare gli standard culturali del consumismo esibizionista”. L’autore profila scenari in cui la democrazia è seriamente in pericolo con una evidente pulsione verso l’apocalisse…

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BAUDRILLARD E L’ETERNITA’ METONIMICA DELLE CELLULE

lunedì 4 febbraio 2008

lillusione-dellimmortalita.jpg “Contro lo sterminio del male, della morte, dell’illusione, contro questo Delitto Perfetto, dobbiamo lottare per l’imperfezione criminale del mondo. A dispetto di questo paradiso artificiale di tecnica e virtualità, e contro il tentativo di costruire un mondo completamente positivo, razionale e vero, dobbiamo salvare le tracce dell’opacità e del mistero dell’illusorio mondo definitivo”.

Questo brano è tratto da L’illusione dell’immortalità di Jean Baudrillard (Armando editore, 2007). Si tratta di un testo che discute i temi della clonazione, del nuovo millennio e della sconfitta della realtà – argomenti cari all’autore francese scomparso di recente, che ne dà una visione al limite dell’apocalittico. Ma è proprio il pensare apocalittico, estremo, paradossale, catastrofico l’unico in grado di restituirci non tanto la verità, ma la salvezza dalla verità: “spingersi al limite delle ipotesi e dei processi”, questo il compito del pensiero filosofico, che solo così può contribuire a “terminare” quei processi e a “rendere il mondo sempre più inintelligibile, e sempre più enigmatico”. Esattamente il contrario di quello che ci aspetteremmo dalla filosofia e dai pensatori! Per chi non conoscesse affatto Baudrillard, sembrerebbero le parole alticce di un originale, niente di più. Un philosophe anticonformista, come spesso è stato per i francesi del Novecento. Ma proviamo ad andare al di là di tali impressioni e di capirci qualcosa – premesso che il testo è ellittico e in taluni punti piuttosto oscuro.

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THE ROAD

sabato 12 gennaio 2008

Road to Nowhere

C’è un mondo alle spalle che non ha più nessun significato. Dinanzi un cielo privo di segni, cui ci si rivolge invano e invano lo si invoca, nessuna divinità, nessun orizzonte. In mezzo, la strada. Una strada che porta da nord a sud, dal gelido inverno a una stagione che forse sarà più mite. Forse. La strada è il presente tra un passato di morte e un futuro inesistente. La strada è una linea tra due nulla. Da una disperazione a un’altra disperazione. Il giorno fa paura quasi come la notte. E l’oceano su cui il tracciato si infrangerà, sarà solo una massa d’acqua inerte.

Il paesaggio è cinereo. Il grigio della cenere ricopre tutte le cose. L’unico colore è una diversa tonalità di grigi. Nero e grigio e tutte le loro variazioni. La vegetazione è un intrico di sterpi secchi, dietro cui si possono riconoscere le antiche specie. Ma tutti i loro esemplari e le loro parti – i tronchi, le foglie, i rami, le radici, i semi, i fiori – sono congelati in forme definitive, senza vita e senza movimento. E’ l’assenza a dominare. Il sole è livido, la luce malata. Pioggia, vento e neve si alternano portando con sé mulinelli di terra e di cenere. Il paesaggio fa venir voglia di ritrarre lo sguardo. Ma non c’è un altrove dove rivolgerlo. C’è solo la strada.

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