Posts Tagged ‘apocatastasi’

Primo lunedì: apocatastasi!

mercoledì 23 ottobre 2013

Macro shot fuzzy mold growing on raspberries

La nostra ricognizione sui “chiaroscuri” dell’esistenza esordisce con l’opposizione inizio/fine – forse la più tipica coppia dialettica (insieme a nascita/morte, che anzi, per certi aspetti, la fonda): probabilmente se noi umani fossimo immortali non ci faremmo alcuna domanda sul senso della vita (e della morte), e dunque anche la questione del sorgere e del dissolversi delle cose e dei viventi non ci angoscerebbe granché.
Ho introdotto l’argomento giustapponendo tre pensatori molto distanti tra loro, sia in termini temporali che teorici, ma che proverò a far interagire: Anassimandro, Leibniz, Arendt.

I filosofi delle origini, che ricercavano l’arché, si posero il problema dell’inizio in un modo radicale e totalizzante, se è vero che arché è da intendere più correttamente con la ricerca dell’elemento che sostiene, sorregge, impera (l’esempio della parola archeologia, composto da archaios=antico è fuorviante, meglio archi-tettura, archi-trave o arcangelo, retti da archèin=comandare: ciò che è primo, quindi il primo costruttore, la prima trave, il primo angelo) – insomma la ricerca dell’arché si caratterizza come la ricerca della (prima) legge che regge le sorti del mondo e di tutti gli esseri: architrave e sorgente del tutto-natura, ovvero della physis.
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Tris cinefilosofico – 3. L’ontologia di Malick

lunedì 1 aprile 2013

tree-of-life-gustav-klimt

Il problema di The Tree of Life, forse il più importante film di Terrence Malick, è che siamo al limite dell’incommentabilità, tanto è ricolmo di cose, di concetti, di suggestioni (oltre che di visioni), sia in termini strettamente estetici (citazioni letterarie e pittoriche, prestiti cinematografici, uso della musica, ecc.) che filosofici. E ciò nonostante (o proprio grazie alla) scarna essenzialità della trama. Trama è detto qui in senso apicale, non banale – poiché di tessitura del cosmo si tratta, e del rapporto tra micro e macrocosmo. Una trama che nel nostro caso si appalesa nel destino di una delle tante famiglie dell’umana avventura (con annessi conflitti e tragedie secondo schemi classici: il padre e la madre, la physis e il nòmos, l’amore e l’odio, il conflitto verticale ed orizzontale, la morte), vicende ricorrenti che a sua volta intramano il mondo, e di cui in verità il mondo (l’essere) ben poco si cura.
Ed è proprio da qui che forse si deve partire, dalla domanda metafisica essenziale (altrimenti non si capisce perché dedicare mezz’ora di film alla cosmologia e alla paleontologia, confezionate ovviamente con immagini di straordinaria poeticità): che relazione c’è fra le trame degli umani e le trame ontologiche?
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I detriti e lo sfondo

giovedì 6 gennaio 2011

Seba (il cui vero nome è Sebastiano) ha nove anni ed è il figlio della mia amica Chiara, filosofa, ex-contadina e ora libraia. Lo ha tirato su, insieme al fratello di un anno più grande, nella campagna marchigiana, tra mare e collina, senza televisione, in maniera roussoianamente sauvage. Il 31 dicembre, giusto per non perdere la mia abitudine a filosofare con i bambini, ho avuto con lui, durante una terribile cena cinese, una amabile chiacchierata sul concetto di nulla. La madre dice che ha una buona propensione per le cose logico-matematiche, io la prendo sul serio e provo a saggiarne le capacità deduttivo-ontologiche.
-Che cos’è il nulla? – gli chiedo mentre cerco di capire se nelle verdure saltate che mi hanno appena servito siano nascosti dei cadaveri.
Seba ridacchia, e alla fine mi risponde che è una parola – visto che abbiamo appena convenuto che il nulla non può esistere. E se proprio esiste, esiste solo nella nostra bocca – così si spinge a dire.
Ci lanciamo poi in un piccolo gioco sulla catena causale. Sull’inizio (ed eventualmente la fine) di tutte le cose. Se è vero che le cose non possono iniziare dal nulla, da dove saltano fuori? prima del loro inizio doveva pur esserci qualcosa.
-Sì – dice tranquillamente – c’erano dei detriti. (more…)