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Sbocci (o sbocchi?)

martedì 21 aprile 2009

gemme33

Das Wahre ist so der bacchantische Taumel,
an dem kein Glied nicht trunken ist.

(G.W.F. Hegel)

In occasione della sua nomina a rettore dell’università di Friburgo, Martin Heidegger pronunciò un discorso intitolato L’autoaffermazione dell’università tedesca, più noto come Rektoratsrede (Discorso di rettorato), nel quale prendeva ufficialmente posizione in favore del nascente regime nazista. Era il 27 maggio 1933. Non è mia intenzione entrare qui nel merito dell’annosa querelle sul nazismo di Heidegger, su cui molti si sono spesi (in particolare Victor Farias). Dopotutto mi pare sia ormai pacifico che Heidegger era un nazista, anzi direi proprio un nazistone. Può un filosofo essere nazista? – si potrebbe chiedere qualcuno. Evidentemente sì, visto che Heidegger era entrambe le cose. Ma non è una contraddizione in termini essere filosofo e nazista? Boh, non saprei. D’altra parte la filosofia non è mica tutta da tenere: uno degli ultimi scritti di Luciano Parinetto si intitolava proprio Gettare Heidegger, alludendo ironicamente alla categoria heideggeriana dell’essere-gettati o della gettità e invitando ad abbandonare e consegnare all’oblìo il “sito” heideggeriano e il suo gergo a dir poco carnevalesco. I filosofi scelgono di (o se) schierarsi, noi possiamo sempre scegliere quali filosofie “tenere” e quali buttare. E’ vero che prima di buttarle bisogna anche sapere che cosa si butta… E di fatti, nonostante annusassi il nazismo di Heidegger lontano un miglio, mi sono sciroppato a suo tempo il tomone di Sein und Zeit, Che cos’è metafisica? insieme ai vari saggi comparsi in Segnavia, Introduzione alla metafisica, ecc. ecc. E nel tempo mi sono convinto che il nazismo di Heidegger non è una questione esteriore, biografica, ma interna al suo pensiero. Ciò non toglie che si possa anche tentare una cernita, un’opera di separazione del loglio dal grano – ma siamo sicuri che si possa davvero fare?

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