Posts Tagged ‘barbarie’

Meme nero

giovedì 2 agosto 2018

Qualche giorno fa, leggendo due cose molto diverse tra loro, ho pensato a quanto il clima sociale in 30-40 anni sia radicalmente cambiato, fin quasi a diventare irriconoscibile.
Prima la rievocazione di un giovane insegnante di filosofia dei suoi anni di liceo, della sua maturità, e della solidarietà di cui aveva memoria – e si trattava di solo una decina di anni fa, praticamente ieri; poi la “tempesta di merda” evocata da Bifo, in occasione di una sua recensione sulla destra alternativa americana – la Alt-Right – con il pressoché totale rovesciamento dell’antica egemonia (culturale e politica) della sinistra, in un rancoroso, cinico, sarcastico, oscuro pensiero (e umore) di destra che soffia sulle società occidentali, e che potrebbe portare a nuove forme di violenza, guerra e sopraffazione.
Queste due visioni, che evocavano tempi del passato in cui certo non regnava il migliore dei mondi possibili, ma vi era comunque un discorso pubblico, una mentalità, una visione critica delle cose che si era andata affermando con una certa autorevolezza, e che misuravano e registravano nel tempo social-internettiano – un battito di ciglia – una drastica trasformazione del mood (per usare l’espressione di Revelli) – queste due visioni, dicevo, mi hanno fatto venire in mente il clima socioculturale della mia giovanile formazione, all’incirca tra la metà degli anni ‘70 e i primi anni ‘80.
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Rigurgiti totalitari

martedì 6 febbraio 2018

Quanto accaduto in questi giorni a Macerata – la povera ragazza squartata, lo spacciatore nigeriano arrestato, il fascista-terrorista che spara ai neri – se da una parte fa emergere il lato più oscuro della nazione e l’antico “mal di pancia” degli italiani, dall’altra ci restituisce con fin troppa chiarezza il meccanismo sociale e psicologico che sta dietro ad ogni rischio di deriva totalitaria. Innanzitutto nel rapporto  manomesso ad arte tra fatti e teoria (ma anche tra fatti e ideologia, che della teoria è una forma militante): la condizione e il disagio sociale di alcune parti della popolazione vengono ormai letti con la lente etnica e criminogena, oscurando del tutto le ragioni materiali e facendo saltare i nessi logici e causali.
Non solo: da un fatto terribile di cronaca, al pari di quelli che insanguinano quotidianamente le nostre esistenze – stragi familiari, abusi e maltrattamenti di bambini, femminicidi, donne sfigurate con l’acido e turpitudini di ogni genere, gestiti anch’essi ad arte dai media – si inferisce una sorta di teorema politico, con almeno tre corollari: l’azione del “folle” ideologizzato e fanatizzato al pari di un militante dell’Isis, che si sente legittimato a sparare a persone appartenenti a una determinata categoria; l’uso cinico e strumentale a fini di potere da parte di un’ampia fetta dell’arco politico (in primis partiti neofascisti e di destra, spesso collusi, compreso il loro leader “moderato”); ed infine, forse più grave di tutto, la netta sensazione che ci sia una maggioranza che giustifica il presunto vendicatore.
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La filosofia ha altro a cui pensare

venerdì 4 dicembre 2015

quaderni-neri

Gettare Heidegger era il titolo fulminante e liquidatorio di un saggio postumo di Luciano Parinetto.
Dopo aver letto qualche giorno fa (se non erro il 27 novembre) sul quotidiano La Repubblica un articolo di Antonio Gnoli a proposito della recente uscita del primo volume dei fatidici Quaderni neri di Heidegger, trovo quell’espressione ancor più pertinente. Leggerò e mediterò una volta di più l’Etica di Spinoza, ma credo proprio che potrò tranquillamente catafottermene di leggere gli altissimi sproloqui heideggeriani.
“Heidegger non scrive un diario – precisa Gnoli – non parla di incontri, di persone viste. Non annota il farsi dell’esistenza. Semplicemente l’esistenza non gli interessa. È il filosofo dell’anti-umanesimo. Non gli importa dell’uomo, delle sue passioni, dei suoi patemi, delle sue contraddizioni. La filosofia ha altro a cui pensare. È rarefazione, è pensiero ad alta quota, dove la vita si restringe, si disanima, perde consistenza”.
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Né né: note dal margine

mercoledì 25 novembre 2015

indexLe seguenti vogliono essere note a margine di uno scritto parecchio interessante di Pierre Rousset e François Sabado, militanti francesi dell’NPA – dunque di quel che rimane a sinistra del fronte anticapitalista; e, insieme, note dal margine, da parte cioè di chi non intende schierarsi né con i guerrafondai “buoni” e in doppiopetto, né con quelli “cattivi” con le barbe lunghe e le bandiere nere.
Oltre alla vastità dello sguardo, ho apprezzato di questo lungo articolo di Rousset e Sabado la lucidità dell’analisi – anche se naturalmente vi è un grosso deficit, non certo dovuto agli autori, per quanto concerne la prospettiva militante a sinistra. Ciò non toglie che una prassi cieca è inutile tanto quanto un’analisi puntualissima ma solo teoretica ed autoreferenziale – e sta proprio qui la scommessa, far convergere la lucidità intellettuale (la “cultura” da tutti invocata, ma solo a parole) con una ricomposizione sociale dopo decenni di devastazione neoliberista e iperconsumistica.
Detto questo, mentre rinvio per completezza all’articolo, vorrei al contempo sottolineare gli aspetti urgenti ed essenziali che vi ho colto:

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Cascàmi

venerdì 25 luglio 2014

Scrap_metalDella storia non si butta via niente (qualcuno dice che da essa non si impara niente). D’altro canto il verbo “buttare” è ambiguo, dato che – non esistendo il nulla – ciò che viene gettato via non sparisce, semplicemente si sposta, si disfa, si trasforma – residua da qualche parte. Il dimenticato Giambattista Vico aveva opportunamente coniato l’espressione di corsi e ricorsi per significare non solo che i residui non spariscono, ma che talvolta possono essere riesumati e riutilizzati. Tornare in vita – ricorrere, appunto. È probabile che la storia – ammesso che una cosa come “la” storia esista davvero – funzioni proprio così. Come succede col povero maiale, del quale non si getta via niente. E tutti i suoi cascami – talvolta mefitici – si trovano depositati da qualche parte (nello spirito? nella memoria? nel linguaggio? nella prassi quotidiana?), pronti ad essere riattivati come degli zombi al momento opportuno.
Si è pensato già altre volte che il nazionalismo, le ossessioni identitarie (etniche o altro), il bellicismo, il razzismo e varie altre fobie potessero essere collocati una volta per tutte in questi scantinati o soffitte della storia, e lì, depositati come cimeli, osservati da lontano, con la sufficienza e la superiorità intellettuale di chi, venuto dopo, abbia appreso la lezione e li consideri alla stregua di reperti museali.
Niente da fare. Crisi economiche o di valori, crisi sociali e quant’altro inducono sempre schiere più o meno ampie di apprendisti stregoni a riesumare quegli oggetti “spirituali” e a farli rivivere in tutta la loro spettralità.
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2, 253, 3923, 100.000: i numeri, la ragione e la barbarie

lunedì 9 febbraio 2009

el_sueno_de_la_razon_produce_monstruos

Avrei voluto “festeggiare” con gli amici e le amiche della Botte i 2 anni di attività  (il prossimo 19 febbraio) e le 100.000 visite al blog (ieri) – con 253 post pubblicati e quasi 4000 commenti, giusto per completare i resoconti quantitativi.

Avrei voluto, ma mi pare che non ci sia nulla da festeggiare, specie in questi infausti giorni.

Questo blog aveva fin dalla sua nascita l’obiettivo dichiarato di praticare la filosofia non solo ai fini della interpretazione e della comprensione del  mondo, ma anche, se non soprattutto, in vista di una sua trasformazione – tanto per citare il buon vecchio barbone di Treviri.

Credo che la filosofia non se ne debba stare rinchiusa nelle accademie, nei libri o nei monasteri del pensiero, ma anzi debba farsi corpo e sangue del vivere sociale, “stile di vita”, presidio della ragione entro la quotidianità. Non saprei che farmene di un sapere filosofico che – come l’hegeliana nottola di Minerva – dovesse limitarsi a spiccare il volo a sera, quando ormai tutto è accaduto. Sarebbe un volo triste, consolatorio e, tutto sommato, inutile.

Un presidio – dicevo – ancor più prezioso oggi, in un paese dove (per caso) ci troviamo a vivere, che vede una pericolosa avanzata della barbarie, con il suo convergente premere dal basso (razzismo e xenofobia, violenza, egoismo, cinismo, qualunquismo complice) e dall’alto. C’è una classe politica al potere, e nella fattispecie un governo, che ritengo una pericolosa fucina dei peggiori mostri dell’anti-ragione – gli atti di questi giorni contro le nude vite degli immigrati, con quella intollerabile crudeltà che ne vorrebbe fare dei paria sociali (le ronde, la delazione dei medici, la quotidiana caccia al clandestino); il colpo di mano “biopolitico” contro la libertà e l’autodeterminazione dei corpi e dei soggetti, con quell’uso cinico, per non dire sadico, del corpo sospeso tra la vita e la morte di Eluana Englaro, in tutto il suo significato necrofilo e totalitario; lo svuotamento progressivo dei principi costituzionali – sono, questi, gli atti estremi di un processo autoritario in corso che, con l’aggravarsi della crisi economica provocata dal sistema neoliberista, potrebbe avere uno sbocco neofascista. Se ne vedono già alcuni tratti e ingredienti: l’autoritarismo demagogico, l’ossessione securitaria, un’inedita alleanza (o servitù) teocratico-clericale, l’uso sistematico della paura, una riedizione del nazionalismo populista. Mi paiono questi gli orribili pilastri su cui si vorrebbe edificare la nuova struttura politico-giuridica sulle ceneri della Costituzione repubblicana. Se questo non è neofascismo, gli si trovi pure un altro nome, la sostanza non cambia. E del resto è già accaduto, può accadere di nuovo – e a mio parere sta accadendo.

Questo blog – insieme a molte altre voci libere e critiche della rete – è una goccia che vuole contribuire a costruire una qualche forma di resistenza a questa deriva. Ma non servirà a nulla se non concorrerà, nel contempo e nel suo piccolo, a rifondare un nuovo movimento etico, politico e culturale che dia – in prospettiva – uno sbocco alternativo alla crisi. Ne va della libertà di noi tutti e tutte.

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Chi poi volesse, in conclusione, giusto per smorzare i toni e rilassarsi, può continuare a leggere qui sotto il resoconto più dettagliato dell’attività della Botte:

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