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Il volto e il corpo dell’altro – 6. Altre filosofie: l’Oriente

lunedì 27 marzo 2017

Chi è l’Oriente?
È l’uomo in giallo
che vestirebbe in rosso se potesse
e porta in scena il sole

Chi è l’Occidente?
È l’uomo in rosso
che se potesse vestirebbe in giallo
e che di nuovo lo conduce via.
[E. Dickinson]

Ovviamente quando parliamo di Oriente indichiamo un termine o un concetto che ha il suo proprio reciproco in Occidente, senza il quale non starebbe nemmeno in piedi – con tutte le difficoltà che ciò comporta: chi designa cos’è Oriente e cos’è Occidente? In teoria dovrebbe esserci un terzo soggetto a dire cos’è l’uno e cos’è l’altro, altrimenti si corre il rischio di una inevitabile relatività della definizione (Oriente è ciò che Occidente considera Oriente – e viceversa, ma per come storicamente è andata è un viceversa debole).
Qui tratteremo Oriente – un po’ come fa l’intellettuale palestinese Edwad Said in Orientalismo, che ne critica il carattere “essenzialistico”, naturale e geografico-culturale – come frutto di una proiezione e di una mentalità: che cosa c’è dietro la categoria (occidentale) di Oriente? Non è forse quella parte di mondo che l’Occidente reputa Oriente, ma che è soprattutto marcata da una presa di distanza, da una negazione e, insieme, dall’attribuzione unilaterale di connotati immaginari?
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Il volto e il corpo dell’altro – 2. Stranieri, xenìa e homo migrans

martedì 22 novembre 2016

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“Straniero” è parola che viene dal latino extraneus, che sta per esterno, esteriore, di altri. Medesima origine ha l’aggettivo “strano” (che invece in latino era reso dalla parola novus, nel significato di insolito) – convergenza ed assonanza che dovrebbe far riflettere.
Lo straniero è così ciò che sta fuori dei confini (familiari, nazionali, etnici, culturali, linguistici, ecc.) e che è affetto da stranezza, diversità, non familiarità. È l’estraneo che provoca turbamento.
I greci avevano invece coniato una parola – “barbaro” – che definiva lo straniero come colui che non parla la lingua greca, che letteralmente “balbetta” (bàrbaros è parola onomatopeica).
Molto diverso – e altrettanto interessante – il significato della parola greca xénos, che sta sì a designare l’altro-straniero (addirittura il nemico, come in Omero), ma con sfumature molto ampie che ricomprendono anche la figura dell’ospite: xenìa indica infatti il vincolo di reciproca ospitalità. Quasi che in questa parola si accenni alla condizione universale di estraneità che può colpire in qualsiasi momento gli umani costretti a lasciare, per qualsiasi ragione, la loro casa, la loro terra, il loro paese, e che trovano confortante l’idea che da qualche parte ci sia uno straniero-ospite pronto ad accoglierlo (molto interessante a tal proposito l’ambivalenza della parola “ospite”, che indica sia il soggetto che ospita che quello ospitato).

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