Posts Tagged ‘bioepoca’

Amletismi – 11

giovedì 14 luglio 2011

♦ Suscita orrore la vivisezione. Lo scorso settembre aveva suscitato orrore la decisione europea di estendere la sperimentazione a cani e gatti randagi. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, aveva invece commentato osservando che in mancanza di test sugli animali, ancora oggi tutti i bambini colpiti da leucemia non avrebbero più di sei mesi di vita. L’orrore, evidentemente, è relativo.

♦ Quante altre vite costano le vite – vegetative, comatose, semispente, meccanizzate e piuttosto energivore – prolungate oltre ogni ragionevole misura? Che cosa è ragionevole?

♦ Il banchetto eterotrofo-carnivoro degli umani costa (di nuovo) qualcosa come 50 miliardi di vite animali all’anno – esclusi gli animali di piccola taglia, innumerevoli e contabilizzati solo in termini di tonnellaggio. Un massacro quotidiano che si consuma in silenzio nei sotterranei delle nostre metropoli.

♦ Mio padre vivrà ancora – come e quanto a lungo non so dire – perché un maiale gli ha gentilmente ceduto la propria valvola mitralica. Mors tua vita mea.

É la bioepoca, bellezza!

Bioepoca – seconda parte

venerdì 29 aprile 2011

Diamo ora uno sguardo alla scienza e alla tecnoscienza.
La rivoluzione scientifica in epoca moderna – attraverso la riappropriazione della natura da parte della sfera umana, sottratta alla precedente ipoteca teologica – costituisce l’avvio di un processo di teorie e di conoscenze che oggi possiamo definire apparato tecnoscientifico, e che si sostanzia in una precisa mentalità nei confronti del mondo naturale.
La scienza si presenta apparentemente in forma di sapere neutrale ed oggettivo, lontano da ogni connotazione valoriale (fatti, non giudizi): in una formula matematica o in una reazione chimica, oppure nella conoscenza relativa alle tecniche riproduttive dei coleotteri non c’è, né può esservi, nulla di rilevante sul piano etico. Questo non vuol dire che il sapere scientifico è l’unica forma di conoscenza data. Anche un quadro o una sinfonia ci dicono qualcosa della realtà; basti poi pensare alla poesia, e a quanto essa sia in grado di descrivere con precisione i sentimenti umani, magari meglio di quanto non facciano le neuroscienze (che si limitano spesso a tradurli in reazioni chimiche o in “luci” che si accendono nelle varie parti del cervello).
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Bioepoca – prima parte

mercoledì 20 aprile 2011

(approfitto dell’ultimo degli incontri di “Introduzione alla filosofia”, costruito a partire dalle sollecitazioni di alcuni partecipanti, per fare il punto sul concetto di bioepoca, e sulla bruciante e connessa questione della bioetica).

Già l’uso della parola “epoca” accanto a bios (vita), ne orienta in una direzione precisa il significato: c’è un’epocalità, cioè l’apparire cruciale di un nuovo concetto di vita; ma “epoca” sta anche a dire che c’è l’emergenza di una temporalità e di una storicità: qualcosa di inaudito, che prima non era mai emerso, e che implica nel contempo qualcosa che è destinato a tramontare. Ci troviamo cioè, probabilmente, nell’epoca epochizzante per antonomasia – evo in cui si guarda alle cose nella loro determinazione storica e perenne mutabilità. Epoca transeunte del transeunte, che consuma il suo stesso consumarsi. Negazione della negazione.

Utilizzerò alcune parole-chiave per definire la costellazione concettuale da cui partire per una discussione etica del bios – una bioetica, come si suole ormai chiamare il nuovo orizzonte decisionale riguardante gli antichi estremi della condizione esistenziale: la vita, la morte, la nascita, la natura, la finitezza e l’immortalità. Alcuni concetti che è bene chiarire preliminarmente:

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