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SON DIECI ANNI! (Il blog ragazzino – di un io in declino – stretti tra il forse e il magari)

giovedì 9 febbraio 2017

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“…in lui una sola attitudine certissima:
consumare [ogni cosa] e odiare qualsiasi cosa gli impedisca
uno smodato consumo di qualche cosa”
[A.M. Ortese]

Dieci anni sono passati, giusto oggi, dal primo articolo pubblicato su questo mio diario filosofico un po’ anomalo. Fin dall’inizio ho rilevato la stranezza del filosofare in rete: venendo dal secolo della carta, dal mondo dei libri, degli appunti presi a mano, della lenta fatica del pensiero – ho subito avvertito la contraddizione di riversare in un ambito così liquido, anzi aereo, tentativi di riflessione che tradizionalmente si servivano di altri canali comunicativi, e di consolidati linguaggi millenari.
Oggi mi fa un po’ sorridere questa considerazione, alla luce di quel che è avvenuto nel decennio trascorso con l’avvento dei social media, e a conti fatti quel che un tempo mi pareva uno strumento fin troppo veloce e “consumistico” (sia nei ritmi di pubblicazione che in quelli della discussione), mi appare oggi un angolo tranquillo e quasi paradisiaco. I guastatori e i narcisisti si sono nel frattempo spostati armi e bagagli su facebook, liberando così i blog da quell’insopportabile ansia di protagonismo, che se ne ha ridimensionato la portata webepocale ha anche restituito loro un ritmo più pacato e una dimensione più intima, che non mi dispiace affatto.
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Il bagliore delle bombe. Zitti!

venerdì 16 novembre 2012

Se già il filosofo francese Roland Callois criticava Hegel, la cui civetta aspettava la fine del giorno per levarsi in volo, e lo criticava soprattutto per aver rimosso l’evidenza che “la notte dell’intelligenza può essere brutalmente illuminata dal bagliore delle bombe” – figuriamoci che cosa potrebbe obiettare a questo misero (e sedicente) blog filosofico, che continua tranquillamente a produrre chiacchiere (sedicenti) filosofiche, mentre la solita lurida guerra – l’immemore ed eterno pòlemos, il padre di tutte le cose che affligge i viventi e gli umani – bussa alle porte di Gaza, di Israele e del Medio Oriente. Lasciando come sempre un senso diffuso di impotenza (quello che Goya aveva saputo grandemente esprimere nei suoi Disastri della guerra).
Che fare? – è la domanda atroce che risuona e che ritorna come una eco senza risposta.
Qualcosa però possiamo non fare. E dunque per 48 ore questo blog rimarrà sospeso e congelato, non produrrà più chiacchiere (più o meno intelligenti, più o meno scomposte, più o meno urlate o affabili). Se ne starà muto, zitto, silente, agghiacciato. Per 48 ore, a partire da adesso. Dunque non sprecate tempo a scrivere commenti – finiranno tutti nel limbo, nulla apparirà. (E poco importa sapere che ne è del nulla o dell’essere). Fate altro. Meditate. Urlate. Protestate. Pregate. Invocate. Ma non scrivete alcunché.
Qui, per 48 ore, dominerà un silenzio tombale.

Pèntade: l’anima e il blog

lunedì 20 febbraio 2012

In verità, la prima parte del titolo potrebbe ingannare, poichè trattasi – secondo la definizione del dizionario on line Hoepli – di termine raro indicante “Gruppo di cinque cose uguali”. Vorrei infatti sperare che i cinque anni di blog trascorsi – l’anniversario cade proprio in questi giorni – non siano stati una omologata e noiosa pèntade. Pur tuttavia, proprio perché in oltre 600 post scritti in un arco temporale così lungo (ma anche breve, dipende dai punti di vista, come sempre), e così affollato di cambiamenti – ma anche così eguale e piatto (non mi pare ci sia stata nessuna rivoluzione epocale) – sono confluiti argomenti tanto disparati, ebbene vorrei approfittarne per provare a rinserrare le fila.
Anche se di fili al plurale occorre parlare, ché la mente è una matassa ingarbugliatissima, non certo riducibile ad un unico filamento. Insomma, proverò a dare una scorsa dall’alto, a volo d’uccello, al blog, per vedere se si intravvedono alcuni di questi fili e magari disegnare una qualche mappa. Dopotutto, se è vero che nel blog ho riversato pensieri ed emotività, pezzi di vita e di riflessione, dovrebbe pur restituirmi una qualche immagine speculare di 5 anni di vita intellettuale (e non solo). Salvo magari scoprire che nello specchio si andrà disegnando un ircocervo…

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Intervista pop-sophica

mercoledì 1 giugno 2011

L’amico Antonino Fo, che scrive e collabora con Dillinger.it, un interessante esperimento sul web di giornalismo partecipativo, mi ha intervistato sul blog, sul rapporto tra filosofia e società, sul ruolo dei filosofi e altre simili quisquilie e amenità. L’intervista, che si intitola Può davvero essere popolare la filosofia?, parte dal recente fenomeno della cosiddetta popsophia, con tutti gli annessi e connessi (libri, siti e soprattutto il prossimo Festival del Contemporaneo che si terrà a Civitanova Marche). Io non so proprio se la mia “produzione di pensiero” sia popsophica (così come non so nemmeno se sia davvero filosofica) – posso solo dire di essere philo-sophos nel senso originario della costruzione semantica: amante devoto alla ricerca di agognata sophìa (ma che cosa si debba intendere per sophìa è questione aperta). Che poi, magari, è anche la possibilità più profonda e più propria dell’essere umano: e se ciò vuol essere reso dalla parola pop, ebbene che pop sia!

***

1. Complimenti per il tuo blog ‘La Botte di Diogene’, è davvero ben tenuto, due cose colpiscono su tutte. La naturalezza, la prima, con cui riesci a coniugare l’uso di un linguaggio chiaro e diretto al rigore dei ragionamenti. La seconda cosa che colpisce è l’abilità con la quale spazi tra tematiche di varia natura. ‘La botte di diogene’, perché l’hai chiamato così?

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Se 500 vi sembran pochi!

giovedì 10 marzo 2011

L’efficientissima bacheca delle statistiche di WordPress mi comunica in questi giorni (per lo meno mi comunicava fino a un secondo fa), che gli articoli pubblicati sul blog dalle origini ad oggi ammontano al numero di 500. Non so bene se impressionarmi e non ho la più pallida idea del significato di quel numero – sia quantitativamente (forse alcuni tomi, se dovessero essere stampati: ma perché mai farlo?), sia soprattutto qualitativamente, che è quel che m’importa di più. Non ne ho idea, soprattutto se volessi guardare ai 500 in termini complessivi, se non addirittura organici: che creatura ne verrebbe fuori? non sarebbe forse un mostro policefalo? o la figura di un ircocervo? giustapposizione di affastellate scritture compulsive? (‘sti cazzi! che terminologia barocca! ma cu è chistu ca scrivi? mischinu cu leggi…).

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E tre!

venerdì 19 febbraio 2010

Il 19 febbraio 2007 aprivo il blog, un po’ per celia un po’ per gioco un po’ per… no, per noia direi di no. In verità c’è un retroscena che non ha nulla di faceto o giocoso; potrei anzi dire che si trattò di una sorta di effetto indotto da “cascami lavorativi”. L’idea mi era infatti stata messa in testa da un mio collega ed amico – tal Gianni Stefanini, direttore di una delle reti bibliotecarie più importanti d’Italia, il Csbno (cui la mia biblioteca ha la fortuna di aderire) – il quale nella sua (un po’ pazzoide) visionarietà, prefigurava già una gamma di servizi digitali che i nuovi cybrarians avrebbero potuto e dovuto offrire agli utenti del web. Tanto più che – secondo lui – le biblioteche tradizionali erano destinate al declino… (ne approfitto per ringraziarlo e restituirgli il merito dell’intuizione originaria).
Cominciai così a sperimentare e postare (il termine mi fa ancora venire i brividi) tramite una piattaforma provvisoria (e piuttosto inadeguata) della suddetta rete Csbno. Dopo di che feci la scoperta di WordPress e, nonostante un certo analfabetismo digitale, mi buttai nell’impresa – non più per lavoro, a questo punto, ma per “hobby”, come si suol dire. Peccato che la filosofia non sia per nulla un hobby, sia anzi una cosa maledettamente seria, forse una delle cose più serie in cui si possa incappare nella vita. E blablabla. (La pianto qui, altrimenti va a finire che mi cimento in una filippica critica sul concetto di blog e sull’ossimoro contenuto nell’espressione “blog filosofico”. Ma anche in questo abbiamo già dato).

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Sedicenti blog e Medioevo 2.0

venerdì 3 luglio 2009

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Sedicente blog filosofico: era stata questa l’espressione utilizzata qualche tempo fa da Vincenzo Cucinotta, in un commento sul suo Sito dell’ideologia verde, nel riferirsi al “mio” blog. Chiarisco subito che il termine non sembrava voler avere nessuna connotazione particolare, tantomeno negativa, anche se non ho potuto esimermi dal rimarcare, un po’ piccato, la stranezza di quel “sedicente”. Eppure, forse involontariamente, direi che quella qualificazione mostrava uno dei nervi più scoperti del mondo Web 2.0, in particolare della blogosfera. La parola “se-dicente” ci rivela il suo significato nel modo stesso in cui è stata costruita: “ciò che uno dice di sé”, l’autodefinirsi e autonominarsi, con la connotazione però negativa dello “spacciarsi per ciò che non si è”, “che si qualifica in modo abusivo”, come recita lo Zingarelli (ecco perché, mi perdoni l’amico Vincenzo, un po’ mi ero risentito).

Fabio Metitieri nel suo interessantissimo libro Il grande inganno del Web 2.0 uscito di recente per i tipi di Laterza, purtroppo in concomitanza con la sua morte improvvisa, indica come uno dei grandi problemi oserei dire “ontologici” dell’informazione in rete, proprio quello della validazione delle fonti.
Premetto subito che non dovrei essere molto contento di quel che in questo libro viene detto a proposito dello strumento blog e del mondo dei bloggher – dunque anche dello spazio che quotidianamente sto utilizzando da due anni e mezzo circa – dato che l’autore non perde occasione per criticarli e, talvolta, in modo piuttosto rude e impietoso, non sempre condivisibile. Autoreferenzialità, poca autorevolezza, diffusa pratica del copia-e-incolla, superficialità, ideologia nuovista, una rigida linkogerarchia – e soprattutto un mare di inutile e ridondante “fuffa”: queste in soldoni le caratteristiche principali della blogosfera. Mi verrebbe da dire: e come dargli torto? senonché significherebbe propriamente sputare nel piatto in cui sto mangiando.
Ma vediamo meglio, anche se per sommi capi, i punti più salienti delle tesi esposte da Metitieri (che, giova ricordarlo, si è occupato di Internet fin dal 1992, è stato giornalista, esperto di comunicazione e di biblioteche in rete – argomento quest’ultimo al quale sono oltretutto direttamente interessato).

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2, 253, 3923, 100.000: i numeri, la ragione e la barbarie

lunedì 9 febbraio 2009

el_sueno_de_la_razon_produce_monstruos

Avrei voluto “festeggiare” con gli amici e le amiche della Botte i 2 anni di attività  (il prossimo 19 febbraio) e le 100.000 visite al blog (ieri) – con 253 post pubblicati e quasi 4000 commenti, giusto per completare i resoconti quantitativi.

Avrei voluto, ma mi pare che non ci sia nulla da festeggiare, specie in questi infausti giorni.

Questo blog aveva fin dalla sua nascita l’obiettivo dichiarato di praticare la filosofia non solo ai fini della interpretazione e della comprensione del  mondo, ma anche, se non soprattutto, in vista di una sua trasformazione – tanto per citare il buon vecchio barbone di Treviri.

Credo che la filosofia non se ne debba stare rinchiusa nelle accademie, nei libri o nei monasteri del pensiero, ma anzi debba farsi corpo e sangue del vivere sociale, “stile di vita”, presidio della ragione entro la quotidianità. Non saprei che farmene di un sapere filosofico che – come l’hegeliana nottola di Minerva – dovesse limitarsi a spiccare il volo a sera, quando ormai tutto è accaduto. Sarebbe un volo triste, consolatorio e, tutto sommato, inutile.

Un presidio – dicevo – ancor più prezioso oggi, in un paese dove (per caso) ci troviamo a vivere, che vede una pericolosa avanzata della barbarie, con il suo convergente premere dal basso (razzismo e xenofobia, violenza, egoismo, cinismo, qualunquismo complice) e dall’alto. C’è una classe politica al potere, e nella fattispecie un governo, che ritengo una pericolosa fucina dei peggiori mostri dell’anti-ragione – gli atti di questi giorni contro le nude vite degli immigrati, con quella intollerabile crudeltà che ne vorrebbe fare dei paria sociali (le ronde, la delazione dei medici, la quotidiana caccia al clandestino); il colpo di mano “biopolitico” contro la libertà e l’autodeterminazione dei corpi e dei soggetti, con quell’uso cinico, per non dire sadico, del corpo sospeso tra la vita e la morte di Eluana Englaro, in tutto il suo significato necrofilo e totalitario; lo svuotamento progressivo dei principi costituzionali – sono, questi, gli atti estremi di un processo autoritario in corso che, con l’aggravarsi della crisi economica provocata dal sistema neoliberista, potrebbe avere uno sbocco neofascista. Se ne vedono già alcuni tratti e ingredienti: l’autoritarismo demagogico, l’ossessione securitaria, un’inedita alleanza (o servitù) teocratico-clericale, l’uso sistematico della paura, una riedizione del nazionalismo populista. Mi paiono questi gli orribili pilastri su cui si vorrebbe edificare la nuova struttura politico-giuridica sulle ceneri della Costituzione repubblicana. Se questo non è neofascismo, gli si trovi pure un altro nome, la sostanza non cambia. E del resto è già accaduto, può accadere di nuovo – e a mio parere sta accadendo.

Questo blog – insieme a molte altre voci libere e critiche della rete – è una goccia che vuole contribuire a costruire una qualche forma di resistenza a questa deriva. Ma non servirà a nulla se non concorrerà, nel contempo e nel suo piccolo, a rifondare un nuovo movimento etico, politico e culturale che dia – in prospettiva – uno sbocco alternativo alla crisi. Ne va della libertà di noi tutti e tutte.

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Chi poi volesse, in conclusione, giusto per smorzare i toni e rilassarsi, può continuare a leggere qui sotto il resoconto più dettagliato dell’attività della Botte:

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