Posts Tagged ‘bocca’

La bocca

lunedì 4 novembre 2019

(è questa la traccia dell’ottava passeggiata filosofica, svoltasi in ottobre)

La bocca è un tema di grande interesse per la riflessione antropologico-filosofica, un po’ come lo è stato per Lévinas quello del volto. In verità non mi pare siano state prodotte riflessioni di rilievo su questo tema, né mi risulta che qualche filosofo vi abbia dedicato un testo di peso.
Eppure la bocca, nella sua dimensione sia fisica che simbolica, nel suo essere punto d’entrata ed uscita (basti pensare alle espressioni bibliche in proposito), nella sua molteplice funzionalità, ma soprattutto nel suo essere profondamente ambivalente, non può non interessare la riflessione filosofica: un’ambivalenza che già era stata rilevata da Canetti, in alcune pagine notevoli di Massa e potere, in particolare nel capitolo intitolato “Afferrare e incorporare”: la bocca è lo strumento biologico atto ad ingoiare ciò che la mano le porge per la sua sopravvivenza. La bocca è innanzitutto strumento di morte per affermare la propria vita: i denti stritolano la preda che attraversa quella cavità-prigione che sta subito dietro, per precipitare nella gola e nell’abisso più interno al corpo. Quel che accade attraverso la bocca è che un corpo ne incorpora/assimila un altro: la bocca è lo strumento fondamentale del meccanismo dell’eterotrofia.
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La bocca di Joker

giovedì 24 ottobre 2019

Premessa: non ho ancora letto nessuna recensione, nessun articolo o post, nessun commento – tranne qualche lamentela social, le solite (abbastanza inutili) sull’effetto-saturazione, che non fanno altro che moltiplicare quell’effetto.
Però ho visto il film due volte, la prima in modo immediato, facendomene soprattutto attraversare ed impressionare, la seconda con un occhio laterale, un po’ più riflessivo e attento.

Dunque, partiamo da un’ovvietà: Joker non è un saggio di antropologia filosofica o di psicologia o di sociologia – Joker è un film, e la prima valutazione non può che essere di tipo estetico.
Non so se si tratti di un “capolavoro” (etichetta inutile, anche perché i capolavori, di qualunque genere o tipologia artistica, richiedono processi lunghi di gestazione, metabolizzazione e sedimentazione nell’immaginario collettivo), però è senz’altro un ottimo film che si regge essenzialmente su due colonne: la prima, l’attore-protagonista, perennemente presente in scena, col suo corpo, il suo volto, la sua bocca, la sua maschera, che si contraggono, si contorcono, si deformano in un flusso continuo di esposizione fisico-emotiva; la seconda, una colonna sonora potentissima, che ricorda l’intensità di alcune scelte estetiche di Nolan.
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Afferrare, incorporare

venerdì 18 ottobre 2019

«Così ogni giorno si digerisce e si torna a digerire. Qualcosa di estraneo viene afferrato, sminuzzato, incorporato, e assimilato dall’interno; si vive soltanto grazie a questo processo. […] Gli escrementi, che rimangono al termine del processo, sono carichi del nostro reato. […] È significativo che ci si isoli con essi».
Elias Canetti che riflette sugli atti dell’afferrare ed incorporare, da parte della mano e della bocca, come costitutivi del potere – fa l’operazione scioccante di riportarci all’origine ancestrale di ogni nostro gesto, alla nostra costituzione animale e biologica.
Per quanto edulcoriamo, spiritualizziamo, trasfiguriamo e simbolizziamo – sempre là stiamo: afferriamo forme di vita, le incorporiamo e ci liberiamo delle loro scorie.