Posts Tagged ‘botticelli’

Ottavo fuoco: la bellezza

giovedì 19 maggio 2016

La-nascita-di-Venere-Botticelli

Avevamo parlato due anni fa dell’arte. Ora è il turno della bellezza, cui inevitabilmente questa rinvia. Ma se l’arte è il fronte oggettivo, visibile, espressivo del mondo estetico, la bellezza ne è lo sfuggente lato soggettivo, legato al gusto e al piacere individuali.
Arte (e natura) si stagliano – sterminati e muti – di fronte a noi, laddove è il sentimento della bellezza in noi a scuoterci. Ma donde viene questo sentimento? Come si è formato? Cos’è?
È questa la domanda – che possiamo volgere anche nella forma classica, e un po’ abusata, del bello in sé o bello per noi: è bello perché ci piace o è bello perché lo è in se stesso?
Già la formulazione di questa domanda richiede un chiarimento terminologico tra piacere e bellezza, ma ci torneremo tra poco.
Cominciamo col dire che i filosofi hanno risposto in modi diversi al quesito, e che solo da un paio di secoli e mezzo è nata quella disciplina filosofica denominata Estetica, che si occupa di bellezza, di gusto, di arte in maniera sistematica, cercando di fare ordine e chiarezza in questo campo, sia a livello percettivo che formale.
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Amore nettunico (con oblio)

mercoledì 9 aprile 2014

botticelli-birth-venus

«Esiste una sola specie di amore, al di là dello spazio e del tempo; tutti gli incontri sulla terra sono immagini, sono colori dell’unica e indivisibile luce. L’amore inteso in senso generale, l’amore nel turbine della temporalità è terreno, e nettunico; l’oceano è la culla dalla quale si erge Afrodite. Dai suoi abissi sgorga ciò che nell’amore è onda e ritmo, tensione e mescolanza, ciò che è meraviglioso e terribile. Sulla riva del mare e sugli scogli noi percepiamo la sua anonima canzone fatale, le profonde voci delle sirene che, emergendo e tuffandosi, ci attirano per perderci nel loro mare. L’attrazione è irresistibile».

[Ho ritrovato tra le bozze del blog questo passo, senz’altra indicazione, e rileggendolo non ho potuto capire né cosa fosse né come mai lo avessi trascritto – ovviamente ho subito capito che non era di mio pugno. Mi sarebbe piaciuto pubblicarlo così, in maniera anonima, ma la potenza di google me lo ha impedito, visto che nel tempo di un clic ne ho potuto individuare la fonte – ovvero Ernst Jünger, Nel palazzo. È un brano molto bello, ma la mia memoria rimane comunque avvolta dalle nebbie a proposito del luogo e delle circostanze di lettura. Mi fornisce però la ghiotta occasione di accompagnarlo al quadro di Botticelli, che forse mai più mi si ripresenterà…]