Posts Tagged ‘carr’

Rèi (metafore fluviali)

venerdì 4 febbraio 2011

Comme je descendais des Fleuves impassibles
Je ne me sentis plus guidé par les haleurs…
(A. Rimbaud)

La dialettica concepisce ogni forma divenuta
nel fluire del movimento…
(K. Marx)

1. I fiumi sono degli individui naturali straordinari. Ogni volta che ne vedo uno non so resistere, devo raggiungerlo, affacciarmi sulle sue rive, percorrerlo con lo sguardo in entrambe le direzioni, immergermi (non fisicamente, anche se vorrei) nelle sue acque, entrare nel suo misterioso flusso. Mi accontento anche di indugiare, svagato e sognante, fissando a lungo quel perenne scorrere delle acque, esperienza quantomai ipnotica. Perenne scorrere: quasi un ossimoro…

2. Fondamentali per l’insediamento antropologico e la nascita e lo sviluppo delle culture umane; vezzeggiati, curati, domati, deviati, sfruttati, canalizzati – un tempo con rispetto e devozione; onnipresenti nelle rappresentazioni estetiche e letterarie, spesso divinizzati e resi sacri; ma più di recente, con il dominio e la distruzione sistematica della physis per scopi ben poco (o fin troppo) “civili”, maltrattati, inquinati e avvelenati.
(Il mio primo incontro con un fiume, a 5 o 6 anni, avvenne nella “progressiva” Lombardia del boom economico, e reca con sé il ricordo di una maleodorante fogna a cielo aperto, ricoperta di uno strato oleoso di schiume di varia coloritura e consistenza).
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LE ANSE DELLA REAZIONE

venerdì 12 settembre 2008

Com’è uso e costume (e vizio) dei filosofi, sto cercando in questi giorni di connettere fatti diversi e tra loro lontani, di darne una sintesi e, quindi, di attribuir loro un certo grado di comprensibilità e di significato. Dopo tutto è quello che facciamo quotidianamente, sia rivolgendo questa attività all’esterno, nei confronti dei fatti e delle cose, sia verso le nostre soggettività, costituite da mille pulsioni e lati spesso tra loro contraddittori: membra disjecta che ci sforziamo di unificare, pena l’insensatezza e l’assurdità dell’esistenza.
Ma a parte questo piccolo cappello-orpello teorico introduttivo, era su alcuni accadimenti specifici che volevo puntare l’attenzione. Che cosa potrà mai legare, tra loro, fatti come la vicenda Alitalia; le recenti bestialità politico-governative (riesumazione del fascismo, “giri di vite” vari su fannulloni, prostitute, rom o il ritorno alle maestrine-mamme stile anni ’50…); il ventilato ricorso della “guerra fredda” e della logica di potenza (che in verità non era mai venuta meno)?
La prima impressione che se ne ricava è che in ogni fronte sul quale si posa lo sguardo (economico, sociale, etico-politico, educativo, geopolitico, giuridico) c’è un visibile “arretramento”, una sorta di involuzione e di restaurazione per quanto concerne diritti, conquiste sociali, benessere, sicurezza (già, la tanto sbandierata sicurezza…).

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LE LACRIME DI HILLARY, IL NASO DI CLEOPATRA

giovedì 10 gennaio 2008

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Lo storico inglese Edward Carr, noto soprattutto per la sua monumentale Storia della Russia sovietica, in un libretto pubblicato negli anni sessanta da Einaudi con il titolo Sei lezioni sulla storia, ad un certo punto discute del “famoso problema del naso di Cleopatra”. Lo fa nella lezione quarta, quando si occupa dell’intricata questione della causalità storica. Lo storico è sempre alla ricerca di cause determinate – da cui la tesi “deterministica”, da intendere però nell’accezione più pragmatica, quella che Carr definisce “la convinzione che tutto ciò che accade ha una o più cause, e avrebbe potuto accadere in modo diverso soltanto se la causa o le cause fossero state diverse”, e non qualcosa di inevitabile, necessario se non addirittura ineluttabile. Detto questo, il celebre storico passa ad analizzare il peso degli “accidenti” nell’accadere storico, le cause cioè secondarie o imprevedibili o, meglio ancora, “casuali”. In che rapporto stanno, cioè, casualità e causalità? E’ un’annosa questione: che cosa sarebbe successo se Antonio non si fosse infatuato di Cleopatra o se re Alessandro di Grecia non fosse morto in seguito al morso di una scimmietta? Gli esempi, naturalmente, si possono moltiplicare, ma Carr non ha dubbi: esistono cause generali e cause particolari che vanno tenute ben distinte; esiste una gerarchia causale precisa, che va attentamente indagata e valutata, e da cui uno storico non può mai prescindere. E così via.

Ora, fare la storia con i “se”, ci avverte Carr, è una faccenda emotiva e poco seria. Figuriamoci poi con applicazioni preventive e “futurologiche” delle ipotesi in campo. E così, pensare che la storia americana, e di riflesso quella mondiale, cambierà radicalmente qualora venisse eletto un presidente repubblicano o uno democratico, e, nella seconda ipotesi, se Hillary Clinton o Barack Obama, probabilmente sarebbe una posizione del tutto astorica e irrazionale. La storia, poi, è fatta di processi, e il peso degli individui, si sa, è in netto calo. In ogni caso solo a cose fatte (cosa fatta capo ha!), cioè tra uno o due decenni, si potrà esprimere un giudizio storico determinato, che a sua volta continuerà a modificarsi con il passare del tempo. Non sto qui a tirare in ballo la faccenda della catena innescata dal battito di ali di una farfalla, molto ben illustrata nel blog omonimo Le ali della farfalla (si vedano in particolare le categorie “caos” e “complessità”), ma lo stesso mi chiedo, un po’ per celia un po’ seriamente: la lacrimuccia di Hillary avrà una qualche influenza o no sul corso storico a venire? E, soprattutto, sarà mai determinabile?

Categorie: Politica
Tags: storia
Riferimenti bibliografici: Edward Carr, Sei lezioni sulla storia, Einaudi 1966
Immagine tratta da NonSoloBiografie