Posts Tagged ‘certezza’

Aforisma 70

venerdì 1 marzo 2013

Crogiolarsi nei dubbi più infuocati, rifuggire da algide ed asseverate certezze.

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Il riso inestinguibile degli dèi

sabato 14 gennaio 2012

[Sommario: Il cominciamento – Certezza e verità – La questione gnoseologica – Adaequatio rei et intellectus – Lo scacco empirista – La soluzione kantiana – La circolarità hegeliana – Sostanza che si fa soggetto – La fatica del concetto – La dissoluzione del fondamento – Petitio principii in Schopenhauer]

E’ proprio del discorso filosofico interrogarsi sul problema del cominciamento. Anzi, di più: è la ragione essenziale dell’esserci della filosofia. Senza la domanda sul cominciamento non c’è domanda filosofica. Non è un caso che fu la domanda essenziale che si posero i primi filosofi, alla spasmodica ricerca dell’arché. Senonché la natura di quel concetto, e il problema che esso pone, ci interroga sul senso stesso del domandare –  a prescindere dal domandato. Cominciare un discorso filosofico significa, formalmente, dar conto di quel che si dice, non presupporre nulla che non sia chiarito. Tuttavia il cominciamento di cui qui si parla non è solo un problema di forma, bensì di sostanza: non è solo la giustificazione soggettiva, ma anche quella oggettiva del cominciare. E il problema sta proprio in questa apparente divaricazione originaria tra forma e contenuto – quella che Hegel definisce opposizione di certezza e verità. Di che cosa si accerta il filosofo, se non della verità che evidentemente è già data per intero? Il cominciamento è dunque l’approccio soggettivo a quell’intero, la modalità particolare di accesso (o di non accesso) all’universale – che è come dire che una parte si annette l’intero.
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Estì (esistenze semantiche)

martedì 1 febbraio 2011

L’espressione “è” costituisce la presupposizione indimostrabile, e però irrefutabile, di ogni discorso o pensabilità. L’esistenza è l’orizzonte inaggirabile e al contempo tautologico: è=è. Questo mio dire o chiedermi dell’essere (che ne è dell’essere, che ne è dell’è che ho già da sempre evocato) – ebbene, è già pre-definito: è un circolo vizioso, una petitio principii. Non potrei dire nulla (il mio dire non sarebbe), se non ci fossero l’essere, l’ente, le cose, l’esistenza (la mia esistenza) – qualcosa-che-è.

A questo punto ciò che mi fa muovere dall’impasse parmenidea (cos’altro dire dell’essere se non che è e che è tutto quello che è senz’altra specificazione o determinazione?), è l’idea che ciò che esiste si trova in relazione con altro: è il categorizzare aristotelico o la fattualità wittgensteiniana. Ciò che è, è in relazione ad altro, ogni fatto è ciò che è poiché relativo ad un altro fatto (sua causa e suo effetto). Ma altro non è forse autocontraddittorio, poiché indica altro dall’essere, dunque ciò che non può nemmeno essere nominato?

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