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È, dunque, la violenza!

lunedì 7 luglio 2014

il-caso-di-eddy-bellegueule

Ho letto di recente Il caso Eddy Belleguele, che pare abbia spopolato in Francia. Qualche tempo fa avevo letto, di John Williams, Nulla, solo la notte. Un accostamento improprio, data la lontananza geografica, culturale, tematica, stilistica. Eppure: sarà che ultimamente vedo e percepisco straniamenti ovunque, trovo che entrambi questi brevi romanzi – oltre al contenuto della violenza che li lega – siano caratterizzati proprio dalla loro forma straniante.
Nel caso dello scrittore americano, in maniera praticamente dichiarata ed oltranzista (come del resto era già avvenuto in Stoner): il sogno con cui il racconto di Williams si apre, è una lenta messa a fuoco del fenomeno straniante per eccellenza, un riconoscimento solo a posteriori che la figura al centro della scena non è un altro, ma io – eppure è come se fosse un altro, e “io” e “altro” si equivalgono proprio in questa fuoriuscita e deflagrazione del senso. Irrelatezza e separatezza – “guardandola, fu assalito di nuovo dalla coscienza dell’evidente ed essenziale separatezza di tutte le persone” – sono la cifra esistenziale dominante, in tutto quel che accade al giovane Maxley in una qualsiasi giornata californiana, dall’alba a notte inoltrata (i termini temporali della narrazione, che sono però i termini di una vita insensata ed irrelata).
Ma è il giovane scrittore francese Èdouard Louis (more…)

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‘A casa nno timpuni

lunedì 8 agosto 2011

Era virdi ‘u timpuni
r’alivi, ficurigna,
rrunzi e colacugghiànnira,
truffazzi r’azzalora.
O ‘n ciancu una casuzza
attimpata…

La storia narra di una casa abbandonata sull’altura, nella campagna siciliana (o marchigiana?). Era diventata, questa casetta, riparo per gli animali. Un viavai di cani, poiane, fagiani, topi, buoi, ramarri, colombine, scarafaggi, ma anche di zecche, vermi, pidocchi, ragni e tarli – soprattutto tarli.
Vi giunse in ottobre un ragazzo di una tredicina di anni. Di lui non sappiamo quasi nulla. Non il suo nome, né da dove viene, né dove andrà. Di certo ha l’aria di un fuggitivo, di uno che si guarda intorno smarrito e che non sa bene che fare. Si decise quindi ad entrare in casa, ma subito dentro si rannicchiò coprendosi il volto con le mani. Si addormentò e un cane lo vegliò. Al mattino così com’era arrivato uscì e s’inoltrò silenzioso nel fitto degli ulivi.
L’indomani ritornò e, come già da tempo succedeva con gli animali, anche lui andò e tornò più volte, in un irrequieto viavai. Che cosa gli passa per la testa? Quali ansie, pensieri, paure, speranze? La storia non dice.
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