Posts Tagged ‘confini’

Migranti di tutti i paesi, unitevi!

mercoledì 30 settembre 2015

12009727_406335516241926_7501513050435398839_n

La “questione migranti” (e/o profughi) revoca in dubbio in maniera radicale il senso stesso della comunità politica (sia essa europea, nazionale o transnazionale). Non solo: revoca ognuna delle questioni – politiche, sociali, economiche, antropologiche, etiche, simboliche.
Proverò ad allinearle per sommi capi, in un quadro sintetico e non certo esaustivo. Una sorta di promemoria, di memorandum (o meglio, di contromemorandum).
È però necessaria una premessa volta a sgombrare il campo da un equivoco linguistico (la lingua, com’è noto, non è mai neutra). Distinguere tra profughi e migranti, come se solo i primi fossero investiti da un’emergenza umanitaria, è del tutto insensato: ogni migrante è un pro-fugo, un umano, cioè, che cerca scampo, in fuga da una situazione che percepisce come pericolosa se non mortale per sé e i propri cari – siano esse guerra, scarsità di cibo, avversità climatiche, mancanza di libertà/possibilità. Gli umani sono animali costituenti la propria possibilità di vita – è questo il senso profondo del concetto aristotelico di zôon politikòn – e ogni qualvolta tale possibilità viene chiusa o negata, essi hanno necessità vitale di riappropriarsene – in qualunque altro luogo e modo.
(more…)

La Piccardia in Ucraina

venerdì 21 febbraio 2014

ucraina_stas

Ricordo che ad un esame di storia contemporanea, uno degli assistenti (piuttosto carogne) che interrogavano, insisteva molto sulla geografia e sulla localizzazione dei fatti storici oggetto del colloquio: ma come fa lei a parlare di questo fatto, se non sa nemmeno dove si trova la Piccardia? – così aveva irriso una povera studentessa, che forse non si aspettava quell’insistenza sui luoghi, anziché sugli eventi e le date (io, per inciso, sapevo molto bene dove si trovasse la Piccardia, ma lo avrei dimenticato senz’altro, se non ci fosse quell’episodio a ricordarmelo).
Siamo in un’epoca globale, ma ben poco si sa dei luoghi, dei nomi, dei fatti o delle vite dei 7 miliardi di persone dislocate (talvolta affollate) sul pianeta – e del resto sarebbe pura follia anche solo pensare di voler sapere tutto di tutti. E poi, a che pro?
Stamane ho allora preso il mio voluminoso atlante geografico e ho dato un’occhiata alla cartina dell’Ucraina, anche se sapevo bene dove si trova (per quanto non fossi certo di conoscere tutti i nomi delle nazioni confinanti, oltretutto cambiate parecchio da quando, oltre 40 anni fa, mi venne regalato il mio primo atlante De Agostini).
In effetti ho riconosciuto pochi nomi: Kiev, Odessa, Sebastopoli, la Crimea, il fiume Dnepr (che si slarga in immensi bacini, suppongo artificiali), e poco più. Ho scorso col dito i nomi delle regioni e delle città: Zhytomyr, Dnipropetrovs’k, Cherkasy, Zaporizhzhia, Male Polissia, Bilokurakine… nomi impronunciabili e però evocativi. Ho immaginato pianure immense con grandi distese di grano, e, da qualche parte, anche la steppa. Sapevo del Gogol conteso (ucraino che scrive in russo, com’era ovvio) e sto leggendo da alcune settimane Vita e destino di Vasilij Grossman: ma lo si può considerare ucraino, visto il suo attraversamento di buona parte dell’epoca sovietica?
(more…)