Posts Tagged ‘csi’

Preme compatta schiaccia

lunedì 9 luglio 2012

Seguo da anni le evoluzioni intellettuali e musicali di Giovanni Lindo Ferretti, e le seguo anche e nonostante la sua recente svolta mistico-cattolica (addirittura vaticana). Non è poi così incoerente tale “evoluzione” (che ad un marxilluminista come me non può che apparire come un’involuzione), leggendo alcuni testi delle canzoni di epoche (è proprio il caso di dirlo) precedenti. Certo, lo spirito critico e la non accettazione dei miti del nostro (e di ogni tempo) non comporta il marciare necessariamente in una direzione – né tantomeno baciare l’anello papale.
Tabula rasa elettrificata è stata una delle tappe esaltanti del cammino artistico (e spirituale) di Lindo, all’epoca nel progetto CSI, dopo quello punkettone CCCP e prima dei più eterei PGR. E il testo della canzone che apre l’album – Unità di produzione – con il suo ritmico, meccanico ed allucinato martellare, non smonta soltanto l’antico sogno tecnobolscevico (il comunismo coincidente con l’elettrificazione, secondo il vangelo di Lenin), ma più in generale il mito del progresso, la macchinizzazione del pianeta e della vita, l’ideologia produttivistica (che ha fatto strage a destra come a sinistra), il dominio totalitario della specie umana su tutte le altre specie – cioè quel premere compattare schiacciare delirante che vuole radere al suolo tutto, e ridurre ogni cosa ad una imbelle sterile igienica unità di produzione

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Scegliere la parte

mercoledì 25 aprile 2012

Occorre essere attenti
per essere padroni di se stessi
e scegliersi la parte dietro la Linea gotica
[…] la mia piccola patria dietro la linea gotica
sa scegliersi la parte.
(C.S.I.)

Qualche giorno fa scrivevo della difficoltà di far parte – sicuramente di una maggioranza, ma sempre più anche di una minoranza. Usavo addirittura l’improprio termine “letizia”, per esprimere lo stato d’animo della distanza e dello straniamento.
Non amo le patrie, né piccole né grandi; non ho ancora trovato qualcosa che sia una comunità senza essere soffocante, o una società che non abbia in sé i tratti dell’anonimia; d’altra parte non esiste nemmeno qualcosa come un’individualità irrelata.
Ci sono tuttavia momenti in cui occorre scegliere la parte. Magari solo per far sì che domani le parti non siano più in guerra tra di loro.
Mi piacerebbe essere, come qualcuno ha detto, così fuori luogo e così parte in causa. Così lucido e così combattente. Così universale e così partigiano.
Così universale proprio perché partigiano.

Incantamenti

giovedì 14 aprile 2011

«Questa follia fa parte della magia del capitale.
Sbaglia Max Weber!
La società del capitale è tutt’altro che disincantata!
Io, da parte mia, ho sempre fortemente sottolineato gli elementi magici che la caratterizzano.
E’ questa società che ha sottomesso le forze naturali, ha inventato macchine, ha applicato la chimica all’industria e all’agricoltura (e, ahimé, alla guerra) e ha fatto sorgere quasi per sortilegio (hervorgestampfte) intere popolazioni dal suolo.
[…] Alla fiaba dello spettro del comunismo (dem Marchen vom Genspenst des Kommunismus) io oppongo la realtà della stregoneria del capitale e del non/uomo che ha scatenato eventi ed elementi che non riesce più a controllare».

Fa una certa impressione rileggere oggi, dopo la catastrofe di Fukushima, questa pagina del Faust e Marx di Luciano Parinetto, risalente ad oltre vent’anni fa, soprattutto se si pensa che venne scritta a ridosso di un’altra grande catastrofe tecnonucleare, quella di Chernobyl, che evidentemente poco ha insegnato agli apologeti delle magnifiche sorti e progressive del capitale. Ma era sulla questione dell’incantamento che volevo puntare maggiormente l’attenzione.

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