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Raggelanti destini

lunedì 17 Mag 2010

Ho radunato intorno al suono raggelante di una chiusura sinfonica di Ciaikovskij, alcune sollecitazioni estetiche relative a quello strano fenomeno, cosa o sensazione che definiamo destino. Tre per la precisione, due tratte dalla letteratura (Roth e Dagerman), una dalla biografia di un artista (Schiele). Ne parlo brevemente, per poi concludere con le note agghiaccianti del musicista russo ed alcune sommarie considerazioni circa l’ambiguità di quel concetto.

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Uccidere un bambino. Stig Dagerman, grande promessa letteraria della Svezia degli anni ’50, morì suicida a 31 anni. C’è un suo racconto terribile che ci consegna una visione angosciosa e quasi intollerabile della vita e del destino dei viventi – le parole da lui usate parlano di “vita spietatamente congegnata”.
“Uccidere un bambino”, racconto di poche pagine scritto nel 1948, si apre con una scena felice, un mattino di sole di una domenica mite e rilassata, durante la quale adulti e bambini si preparano al giorno di festa, ad uscire in barca o a passeggiare beatamente. Ma l’ombra cala subito sulla scena (more…)

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