Posts Tagged ‘darwinismo sociale’

Settemiliardi

lunedì 31 ottobre 2011

Oggi, secondo quanto stabilito dalle Nazioni Unite, dovrebbe nascere l’umano numero 7 miliardi.
Il settemiliardesimo. Il numero 7000000000. In qualsiasi modo si dica o si scriva suona strano.
La demografia è sempre stata un’espressione di potenza nella storia umana. O anche di dannazione. Bocche da sfamare, braccia per l’agricoltura, carne da cannone. Bambini dickensiani reclusi nelle fabbriche (non solo ottocentesche).
I sudditi degli imperi, i cittadini dei moderni stati, i fedeli adepti delle chiese, mobilitazioni totali – numeri, masse, popoli, fiumane di gente: ciò che indica, di nuovo, potenza. Il Reich hitleriano portò tutto ciò al parossisimo: Lebensraum indica una precisa transizione della terminologia riguardante la dinamica demografica dal campo biologico a quello geopolitico. Insomma, darwinismo sociale nudo e crudo.
Il capitale ha un rapporto molto stretto con la demografia: corpi e menti da spremere fino all’ultimo joule o neurone, immensi e nuovi mercati da colonizzare – produzione e riproduzione a ciclo continuo. Produci, consuma, crepa. Ma prima devi nascere.
Naturalmente i cicli della demografia sono sempre i cicli dell’economia: migrazioni, urbanizzazione, spopolamento, ripopolamento, denatalità, nuove migrazioni, sovrappopolazione, fame (che è quasi sempre un infame affamamento), povertà (che è sempre un impoverimento).
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Il viaggio filosofico di sir Darwin

giovedì 12 febbraio 2009

darwin

Jean-Jacques Rousseau lamenta nel Discorso sull’origine della disuguaglianza una certa angustia e limitatezza di vedute del sapere filosofico europeo: “Gli individui – scrive – hanno un bell’andare e venire, sembra che la filosofia non viaggi“, e auspica che qualche brillante mente, adeguatamente foraggiata, possa prima o poi intraprendere quello che sarebbe certo “il viaggio più importante di tutti, che bisognerebbe fare con la maggior cura” – che percorrendo in lungo e in largo il pianeta, e indugiando a studiare i popoli e le culture, consenta finalmente di fondare una scienza fondamentale, “la più utile e meno progredita fra tutte le conoscenze umane”, quella cioè dell’uomo stesso.

Un viaggio non meno importante di quello immaginato dal buon Jean-Jacques, sarebbe stato intrapreso, oltre mezzo secolo dopo, da un giovane naturalista poco più che ventenne, un viaggio in verità di tutt’altra natura e con tutt’altro scopo, visto che si trattava di una spedizione cartografica nella quale Charles Darwin, questo il nome del giovane scienziato di bordo, aveva l’incarico di effettuare osservazioni di carattere geologico oltre che di raccogliere campioni di specie viventi sconosciute. Ma quel lavoro “sul campo” durato ben cinque anni, unito ad un acume, ad una capacità intuitiva (e, direi, ad un’immaginazione fuori del comune), avrebbero infine condotto nel 1859 alla pubblicazione di uno dei testi più rivoluzionari della storia della scienza e, più in generale, della storia umana. La teoria evolutiva di Darwin avrebbe cioè modificato alla radice, e in maniera irreversibile, l’approccio stesso allo “studio dell’uomo” invocato da Rousseau, proprio perché la concezione dell’essere umano, della sua natura e del suo posto nel mondo venivano posti sotto una luce completamente diversa.

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